L’ordine è arrivato direttamente da Teheran: la piazza va riconquistata. A dare la linea è il comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, il generale Qassem Soleimani, volato a Baghdad dopo lo scoppio della seconda ondata di proteste nel Paese, Soleimani ha presieduto un incontro con gli ufficiali di sicurezza iracheni durante il quale ha spiegato come il regime iraniano ha saputo domare le protestate. “In Iran sappiamo come affrontare le proteste – ha affermato il generale  -. Cose di questo genere sono accadute in Iran e le abbiamo messe sotto controllo”. 

Riconquistare le piazze: un ordine che Hezbollah si prepara ad eseguire, se Hariri non farà marcia indietro ritirando le sue dimissioni o accettando di formare un nuovo governo sotto il segno del Partito di Dio sciita.  Il vuoto istituzionale porta al caos e non si esclude che possa esserci la guerra civile: più che un timore, è una minaccia quella che Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, aveva lanciato una settimana fa nel vivo delle massicce e proteste popolari anti-governative. Nasrallah ha detto che Hezbollah si impegna a spingere il governo verso le già proposte “riforme economiche” ma che non consentirà la caduta del governo, di cui il movimento sciita fa parte, né elezioni anticipate.

Poco prima del discorso di Nasrallah uomini armati di pietre e bastoni, descritti dai media come esponenti di Hezbollah, hanno attaccato manifestanti nella centrale piazza Riad Solh di Beirut, da giorni teatro di un sit-in anti-governativo.Pochi minuti dopo la fine del discorso, sostenitori di Hezbollah si sono riversati per le strade della periferia sud di Beirut e soprattutto a Tiro, città del sud del Paese, dove ci sono stati caroselli di giovani inneggianti al Partito di Dio. “Siamo con te Nasrallah”, “Geagea sionista!” (leader delle Forze Libanesi, che ha fatto ritirare i suoi ministri dal governo, ndr), i cori più diffusi. A detta del leader di Hezbollah, “le proteste possono essere sfruttate da attori esterni, con agende che mirano a colpire Hezbollah e le istanze sociali delle fasce più povere sostituite”, mentre “alcuni politici stanno cercando di appropriarsi della rabbia popolare”. Ha poi avanzato dubbi rispetto alla “sostenibilità’” della protesta: “Chi paga per tutta quella organizzazione (in piazza a Beirut sono stati montati banchetti con cibo, gadget e bevande, bagni chimici, ndr) per più di una settimana?”, aveva chiesto con toni retorici. 

In ogni caso, il discorso di Nasrallah ha spinto migliaia di sostenitori di Hezbollah a riversarsi rabbiosamente per le strade, stavolta agitando in modo massiccio le bandiere gialle del partito sciita, oltre a quelle libanesi. Bandiere gialle che sono tornate a sventolare oggi, quando nel primo pomeriggio al-Manar, la tv di Hezbollah, ha trasmesso in diretta l’atteso discorso del leader. Ad ascoltarlo, davanti a maxischermi predisposti in vari punti di Beirut e nelle città dove più forte è la presenza dei seguaci del partito di Dio sciita, erano in migliaia. “Il piano di riforma (proposto dal governo di Hariri) è stato congelato, non c’è più governo che li approvi, né più leggi per la lotta alla corruzione, né più amnistia generale. Che cosa hai affermato?“ dice Nasrallah, rivolgendosi ad Hariri, per poi rivendicare il merito di aver sventato un “colpo di stato politico”. “Era chiaro che era stato pianificato un colpo di stato politico per far precipitare il Paese nel vuoto e questo ha creato uno stato di tensione per le strade”, ha aggiunto. Per poi avvertire: “Nessuno dovrebbe spingere per un movimento di protesta settaria. Il movimento di protesta ha dimostrato di essere settario”. Nasrallah  detta le sue condizioni: “Il prossimo governo deve puntare sul recupero della fiducia della gente. Il nuovo gabinetto deve essere serio nel suo lavoro, il tempo sta scadendo e la pazienza delle persone ha i suoi limiti: un nuovo governo, il primo ministro e i ministri che ne faranno parte devono passare giorni e notti al lavoro”. E poi l’avvertimento: “Chiediamo un governo veramente sovrano, senza dover contattare l’ambasciata degli Stati Uniti o altre ambasciate per decidere cosa fare. Saremo accusati di avere legami con l’ambasciata iraniana, ma tutti sanno che siamo sovrani Questa è la verità. Eravamo contrari alle dimissioni del governo, ma il primo ministro ha preso la sua decisione e deve avere le sue ragioni, non voglio discuterne. Il prossimo passo sarà la nomina del primo ministro. Non c’è tempo da perdere. I libanesi devono unirsi attorno a questa richiesta. Un vuoto di potere significa che le rivendicazioni del popolo non saranno esaudite”. 

La complessa architettura istituzionale libanese, vuole che il primo ministro sia sunnita. Per uscire dalla crisi, lo stesso premier dimissionario Hariri si è proposto per guidare un esecutivo tecnico, ma la ministra dell’Interno sunnita Raya el-Hassan sembra essere il candidato più forte. Ed è da “premier in pectore” che la ministra risponde alla sfida di Nasrallah. E lo fa in una intervista alla Cnn, nella quale afferma senza mezzi termini che la formazione di un governo libanese composto da tecnici è “un passo nella giusta direzione” per risolvere la crisi e ristabilire una fiducia tra i libanesi e i loro leader. El-Hassan ha anche sottolineato che Hezbollah, che aveva tre ministri nel governo uscente, ”è qui per rimanere” sulla scena politica ed è parte del “tessuto sociale” del Paese. Questa è l’unica concessione che la ministra fa all’invadente (ex) alleato . Per la ministra uscente la diversità sociale, e generazionale, tra i manifestanti è una ricchezza; la ricchezza di una piazza in cui si ritrovano, fianco a fianco, “giovani, studenti, borghesi o casalinghe”. “Sia che fossero guidati o meno” da partiti politici, i manifestanti rimangono “persone che legittimamente richiedono un cambiamento”, ha detto, aggiungendo che non ha informazioni che provino che la rivolta “non è spontanea”, rispondendo così allo stesso Nasrallah ”. che ha accusato il movimento di essere guidato da alcuni partiti politici e finanziato da ambasciate di Paesi stranieri. Lo sciita Nasrallah non vuole rivoluzionare il sistema, ma controllarlo, orientarlo, da partito di lotta (armata) e di governo, da Stato nello Stato. 

Un recente rapporto dell’intelligence militare di Gerusalemme, attualmente Hezbollah disporrebbe di oltre 100mila missili, rispetto ai circa 12mila che aveva prima della guerra dell’estate 2006. Ma c’è dell’altro. E a metterlo in luce con HuffPost è Anthony Samrani,uno dei più autorevoli analisti militari libanesi: “Oltre ad un incremento significativo, in quantità e in qualità, del suo arsenale militare, i miliziani sciiti hanno acquisito nuove tecniche di guerriglia urbano combattendo in Siria, a fianco dei pasdaran iraniani, dei russi e dell’esercito di Assad. In cinque anni, Hezbollah è divenuto un attore regionale capace di dispiegare rapidamente le proprie forze dal Libano all’Iraq e ora anche in Yemen”. Secondo il sito French Intelligence, gli Hezbollah starebbero costruendo almeno due installazioni in Libano, dove produrre missili ed armamenti. Sebbene questa notizia circolasse da tempo sui siti arabi, il magazine francese ha fornito maggiori dettagli su queste due strutture, indicandone la posizione e la tipologia di armamenti prodotti. Una prima struttura si troverebbe nei pressi di Hermel, nella Beqaa, mentre la seconda sarebbe posizionata tra Sidone e Tiro. Nella prima installazione verrebbero prodotti razzi Fateh 110 capaci di colpire quasi tutto il territorio israeliano, con una gittata di 300 km e un discreto livello di precisione. Nel complesso situato sulla costa mediterranea invece verrebbero fabbricate munizioni di piccolo calibro.

Hezbollah è nel governo istituzionale e al tempo stesso si comporta come un contropotere armato, come uno stato nello stato”, si lascia andare, con la garanzia dell’anonimato, un dirigente vicino al premier dimissionario. “La situazione è molto grave – aggiunge- Hezbollah sta sfruttando i successi militari in Siria (dove le milizie di Nasrallah combattono a fianco dell’esercito lealista, ndr) per consolidare le sue posizioni interne e creare le condizioni per uno stato sciita che unisca una parte della Siria con la Beqaa che Hezbollah controlla militarmente”. Ed è su questa dorsale che il Partito di Dio riceve le forniture di armi da parte iraniana. Nasrallah punta sull’asse costruito con il presidente, cristiano, Michel Aoun. Nel giorno del terzo anniversario della sua presidenza, Aoun ha affermato, in un discorso televisivo alla nazione che “I ministri dovrebbero essere scelti in base al merito e all’esperienza e non in base alla lealtà politica o per piacere ai leader di una o dell’altra fazione. Il Libano si trova ad un pericoloso crocevia della propria storia. Dobbiamo ridare vigore allo stato dei cittadini e della cittadinanza, è questa l’unica via di salvezza per il Libano″. Dopo le dimissioni dei Hariri – definiteda Aoun “una perdita di tempo” – lo stesso ottuagenario presidente non ha ancora avviato le consultazioni per il nuovo governo. E, intanto, le proteste di piazza continuano.

Dice una residente di Beirut, Mayssa al-Riz: ″Noi, nelle strade, speravamo che il Presidente Aoun dimettesse. Ma non si è dimesso. Non so dove stiamo andando, quali saranno i prossimi passi che faremo, ma quello che è certo è che resteremo per le strade fino a quando le nostre richieste non saranno accolte″. La sfida continua. La “rivoluzione dei Cedri” non smobilita.


Umberto De Giovannangeli

Giornalista, esperto di Medio Oriente e Islam