Domani a Flero, nell’hinterland di Brescia, si danno appuntamento tre esponenti della peggiore ideologia patriarcale, familista, reazionaria: Silvana De Mari, Simone Pillon e Diego Fusaro. Se dei primi due non val la pena di parlare, tanto sembrano usciti da un film horror medievale, il terzo è un personaggio molto più controverso, ben più intelligente e sofisticato dei due ridicoli “inquisitori”, e con una capacità di parlare alla “nostra” gente molto superiore. Fusaro, che l’anno scorso, in occasione delle elezioni politiche, espresse ammirazione per le posizioni di Casa Pound e del PC di Rizzo (non è una battuta!) è una delle figure di spicco del cosiddetto “rosso-brunismo”, quell’ideologia che cerca di mettere insieme aspetti presi a prestito dalla tradizione comunista con altri esattamente opposti, di matrice fascista o comunque reazionaria, individuando nel liberalismo e nel capitalismo presuntamente “cosmopolita” il nemico principale da battere. Non è una novità nella storia del pensiero politico: lo stesso fascismo delle origini, con la sua carica “diciannovista” dannunziana, col suo pseudo “anticapitalismo”, col suo anti-parlamentarismo e anti-liberalismo, è stato, in un certo senso, “rosso-bruno” (salvo cancellare il primo “colore” poco tempo dopo, per scegliere definitivamente il secondo e mettersi al completo servizio della borghesia capitalistica tanto vituperata). Oggi il massimo teorico (almeno in termini di influenza reale) sembrerebbe quel Dugin, consigliere ideologico di Putin (e amico personale di Fusaro), teorizzatore del cosiddetto “euro-asiatismo”. Una presunta civiltà “sana”, tradizionale, legata alla “comunità” (incarnata dalla Russia neo-zarista), contrapposta all’Occidente liberale (e decadente per definizione). Ma torniamo al nostro Fusaro. Costui, che è un filosofo tutt’altro che stupido o incolto (e autore di vari saggi, tra i quali il più famoso è probabilmente “Bentornato Marx”, del 2009) usa argomenti che possono far breccia anche nel “nostro campo”. Citiamo, per esempio, un suo post su Facebook: “Il nemico è il liberismo, il nemico è il nichilismo, il nemico è la civiltà del McDonald’s, il nemico è l’individualismo, il nemico è il relativismo, il nemico è il laicismo, il nemico è il cosmopolitismo, il nemico è il capitale“. Oppure, ancora più articolato “Per un verso, l’ideologia gender disgiunge la sessualità dalla funzione procreativa (che orrore! ndr) e contrabbanda il nuovo mito omosessualista e transgenderista come paradigma glamour per le masse precarizzate, con tanto di pagliacciate postmoderne (gay pride, arcobaleni, femen, pussy riot, ecc.). Per un altro verso, l’immigrazione di massa voluta dai signori apolidi del capitale deporta (sic!) in Europa masse di nuovi schiavi disposti a tutto pur di campare (eh, già, questi qui pretendono pure di campare! ndr) e privi di coscienza di classe e di memoria dei diritti sociali. Il gioco è fatto: gli Europei non si riproducono, le masse migranti andranno a sostituirli. In luogo dei popoli radicati e con memoria storica, con identità culturale e con memoria dei conflitti di classe e delle conquiste sociali, avremo una massa di schiavi post-identitari e senza coscienza di classe, umiliati e disposti a tutto…..”. Come si può agevolmente vedere, un pot pourri di frasi che pescano nella tradizione più reazionaria, ispirata al patriarcato, al nazionalismo etnico, all’ideologia religiosa (in particolare cristiana, ma non solo), di concetti irrazionali da mentalità “complottista” (con il grande Moloch, il capitale, che organizza la “deportazione” dei milioni di migranti), ma anche frasi chiaramente ispirate alla tradizione marxista (o comunque socialista in senso lato). E queste ultime mi sono permesso di sottolinearle. Il nostro eroe non sopporta tutto ciò che cozza contro la triade Dio, Patria e Famiglia, salvo, contraddittoriamente, rifarsi ad un concetto di “lotta di classe” tutto suo. E sì che conosce molto bene Marx, visto che ha scritto vari saggi sul “Moro”. Che la lotta di classe, se coerentemente perseguita con una prospettiva rivoluzionaria, come la vedeva Marx, faccia a pezzi tutti e tre i suoi feticci fascistoidi sembra non preoccuparlo per nulla. Intendiamoci, in un certo senso le frasi che ho sottolineato hanno una base reale. Risulta incontestabile che buona parte degli immigrati (soprattutto quelli provenienti dalle realtà più arretrate, in particolare africane) è “privo di coscienza di classe” (come ne erano privi gli operai inglesi nei primi 60 o 70 anni di rivoluzione industriale, fino alla nascita del movimento cartista). Ogni proletariato, nei primi decenni della sua storia, è “privo di coscienza di classe”! Ci vogliono alcune generazioni, varie ondate di lotte, la “semina” ideologico-culturale fatta dalle avanguardie politiche e sindacali (soprattutto le prime, in genere) perché questa “coscienza di sé” si faccia lentamente strada. E, come dimostra la storia italiana dell’ultimo quarto di secolo, questa coscienza faticosamente acquisita può anche andare in gran parte perduta. Le sconfitte, gli arretramenti, le delusioni, la repressione più o meno aperta, il lavoro ideologico dell’avversario (che, non dimentichiamolo, resta egemonico nella società ed è dotato di strumenti potentissimi, impensabili non solo ai tempi di Marx, ma anche solo 60 o 70 anni fa!), il passaggio dall’altra parte della barricata di quasi tutto il personale dirigente (la famigerata burocrazia) del movimento operaio (e della sinistra in genere) hanno avuto effetti devastanti. Ma, come dimostrano le lotte degli ultimi anni, nella logistica come nell’agricoltura, le “masse di migranti prive di coscienza di classe” imparano alla svelta, sulla loro pelle, cosa significa lottare, essere uniti, essere solidali. Anche senza aver letto Marx. Perché, caro il mio Fusaro, non devi dimenticare una delle frasi chiave di Marx: è l’esistenza che genera la coscienza, non viceversa! Certo, per un hegeliano (quindi idealista, anti-materialista) come te, ammiratore di Gentile, non è facile condividere il senso di questa frase del “Moro”. Mentre tu ti batti per la famiglia, la patria, i valori tradizionali della religione, pensando con nostalgia ad una “lotta di classe” a cui non hai mai partecipato (vista anche la tua giovane età), noi continueremo a cercare di organizzarla, questa lotta di classe; di una classe che, malgrado te, è sempre più meticcia e “cosmopolita”, e a cui, da comunisti rivoluzionari, cercheremo di fornire gli strumenti politici e culturali perché si trasformi in “classe per sé”. Sapendo che siamo figli dell’Illuminismo, del “cosmopolitismo”, del liberalismo del XVIII secolo, quello che ha fatto a pezzi i tuoi feticci sulla ghigliottina, oltre 200 anni fa. E che ha prodotto il socialismo, anarchico o marxista, di cui siamo orgogliosi proprio per la dimensione “cosmopolita”, cioè internazionalista. Di “socialismi nazionali” (in versione hitleriana, staliniana, socialdemocratica), magari conditi con un po’ di olio santo da sacrestia, non sappiamo che farcene. Perché per noi, il proletariato non ha nazione (né Dio, né famiglia patriarcale).

Vittorio Sergi