Cronaca di una formidabile giornata di lotta contro lo sgombero.

Il 30 maggio del 2018 lo ricorderemo per molto tempo sicuramente.

Abbiamo ancora sulla pelle e negli occhi così tante emozioni che si impastano con la stanchezza e la notte insonne e lasciano una sensazione di pienezza, di energia enorme.

Ieri abbiamo vissuto l’ennesimo sgombero, l’ennesimo atto di forza contro anni di lavoro, di autogestione, di solidarietà, di esperienze fondamentali e di relazioni di mutuo soccorso.

Per l’ennesima volta, dei progetti sociali necessari per centinaia di persone sono stati buttati in strada, come i corpi dei/lle solidali che cercavano di fermare lo sgombero alle 7.30 del mattino trascinati dalle forza di polizia. L’unico valore difeso davvero dietro la parola “legalità” è quello del profitto di pochi e del mercato, unico interesse tutelabile quello di chi specula.

Le forze dell’ordine ci hanno messo parecchio ad aprire le porte dell’Ex-BNL, sono stati necessari i pompieri dalle finestre e parecchia fatica. E’ un segno probabilmente: chi si presenta all’ingresso per distruggere e rituffare nell’abbandono uno spazio di solidarietà non sarà mai il benvenuto e non sarà mai semplice entrarci in questo modo. Mentre le porte sono sempre state aperte a chi aveva necessità di solidarietà, chi voleva rispondere a propri bisogni lavorando con altr* con bisogni simili, col mutuo soccorso, l’ascolto reciproco e il confronto aperto, chi voleva fare arte e cultura fuori dalla norma e libera per tutt*, chi voleva agire e pensare fuori dal mercato, dallo sfruttamento, dalla violenza, per una vita diversa, degna di essere vissuta.

E ieri pomeriggio abbiamo nuovamente mostrato al quartiere di Affori cos’era questo progetto aperto: quasi un centinaio di persone in piazza, in un salotto improvvisato, ad ascoltare e discutere con Silvia Federici, militante femminista e teorica di questioni di genere conosciuta in tutto il mondo, con la presentazione del suo nuovo libro. Abbiamo ragionato insieme sulla violenza contro le donne e la riproduzione sociale, alla riappropriazione come strumento di liberazione, mentre i passanti curiosi ascoltavano le parole amplificate dalla cassa e dal microfono.

Alle 18.30 siamo passati dalle parole ai fatti: da quella piazza più di 500 persone si sono unite con noi in un grande e meraviglioso corteo per le strade del quartiere, tra cori e canti di rabbia e gioia, abitanti che applaudivano dalle finestre, una rete di solidarietà di spazi sociali, associazioni, comitati, organizzazioni, singol* e collettivi che ribadiva che ogni sgombero è un crimine e che lotteremo sempre con tutta la nostra forza per impedirli e riconquistare gli spazi di cui abbiamo bisogno.

La potenza dei corpi per le strade ha contagiato tutto il quartiere, arrivando alla conclusione favolosa della giornata: un nuovo luogo recuperato e riaperto alla città, una nuova casa per Ri-Make e i progetti di solidarietà e mutuo soccorso! A poche centinaia di metri dall’Ex-BNL, in via del Volga 4 nel quartiere Bruzzano infatti da più di un anno era in stato d’abbandono l’ex liceo classico Omero, scuola storica della zona, di proprietà pubblica della città metropolitana e chiusa per problemi strutturali mai risolti dall’amministrazione pubblica.

Questa nuova pagina della storia di Ri-Make rischia di diventare davvero speciale: non solo i progetti sociali di solidarietà possono riprendere le proprie attività e continuare a svilupparsi e crescere, ma restituire questa scuola al suo quartiere ed in particolare ad un quartiere popolare come Bruzzano, agli studenti e alle studentesse, docenti e genitori che fino a poco tempo fa qui passavano le giornate e che lo sentono come casa loro, a coloro che ci hanno studiato nel passato e ci hanno lasciato un pezzo di cuore, agli abitanti che per anni l’hanno visto vuoto e abbandonato, diventa un progetto dal valore sociale enorme ed entusiasmante. Riaprire ed autogestire una scuola per imparare insieme che una vita dignitosa è possibile, qui ed ora, con la solidarietà e il mutuo soccorso.

Stamattina con l’adrenalina ancora addosso e dopo i primi lavori notturni, abbiamo proseguito le iniziali attività di sistemazione: primo obiettivo sistemare il giardino e i campi di basket e di calcio all’ingresso, recuperare la porta d’entrata per poterla aprire finalmente entro il week end a tutt* per cominciare a vivere insieme lo spazio e discutere insieme da quali bisogni del quartiere partire per riattivare pezzo a pezzo tutto l’edificio. E mentre lavoriamo, cominciamo a fare conoscenza con chi vive in zona, le signore che ci chiedono cosa faremo e ci ringraziano per aver riaperto questo posto abbandonato, il nostro dossier di descrizione dei vari progetti presentato a chi passa per portare i propri figli all’asilo di fronte o alla scuola media dietro l’angolo.

Mentre beviamo un caffè, ci troviamo sui giornali, e pensiamo a tutte le persone e alle realtà che ci hanno inviato messaggi di solidarietà, chi c’era fisicamente e chi anche da lontano in città, in Italia o addirittura dall’estero ci ha sostenuto e ci sostiene per continuare ad esistere e a continuare una lotta che è comune.
Vogliamo ringraziarvi tutt*, nessun* esclus*, perché se questa giornata è stata così potente e grazie alla forza che abbiamo costruito insieme, minuto dopo minuto, sguardo dopo sguardo, mano nella mano.

E adesso? Adesso vi aspettiamo a Ri-Make, per continuare questa storia fantastica tutt* insieme e farla diventare sempre più speciale.

#RiprendiamoRiMake

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