nostra legge è la libertà

ed un pensiero

ribelle in cor ci sta.

Dopo anni di massacri contro il suo popolo, perpetrati con ogni tipo di armamenti, IL DITTATORE ASSAD VINCE!

Bashar Hafiz al-Asad erede di Ḥāfiẓ al-Asad, il padre fondatore della dinastia dei tiranni, è saldamente al potere.

Può dichiarare che sul suo paese è calato, quasi, un silenzio di pace. Quello solito che segue il bagno di sangue: “Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”.

I ribelli fuggono, come da anni stanno facendo le donne, i bambini e gli uomini vittime della sua tirannica ferocia. Esercitata nelle segrete dei torturati e nell’eliminazione consueta degli oppositori; spinta fino al massacro indiscriminato dei propri cittadini. Ridotti a carne da macello per le proprie ambizioni personali e familiari.

Al nord, i Curdi sono sotto attacco del nazional-sovranismo ottomano. Con il tacito accordo della NATO e della Russia, naturalmente. Senza che le gloriose truppe del dittatore facciano alcunché di serio per difendere i confini dell’integrità nazionale.

Tutto normale, come la storia insegna.

Come nella Spagna del 1936-39, quando il dittatore Franco vinse aiutato dai camerati Hitler e Mussolini.

Oggi, il dittatore Assad è aiutato dall’aviazione e dalle truppe speciali di Putin e da quelle del regime teocratico e antifemminile dei preti iraniani.

 

Putin, il prezioso e indispensabile protettore, rieletto da un popolo sotto controllo e allenato all’obbedienza nelle chiaviche del comunismo reale. Pronto a ossequiare il capo supremo per le leggi omofobe e antifemministe; per i finanziamenti ai nazifascisti e alla Lega e a ogni altro in questua alle sue porte, basta che sostenga la politica imperiale del piccolo padre. Un popolo disgraziato che non vede le restrizioni progressive alla libertà di stampa e a ogni dissenso.

E neppure l’eliminazione fisica dei giornalisti riottosi ai voleri del “pressochè dittatore” Vladimir Vladimirovič Putin. Già dimentico di Anna Stepanovna Politkovskaja; la cui testa fu portata in dono nel giorno del compleanno del Bullo Supremo: 7 ottobre 2006!

Fra dittatori e i loro servi feroci ci si intende e non è un caso che a plaudire con più energia la sua rielezione, siano proprio i nazifascisti di ogni dove, il leghista Salvini e qualche demente nazional-sovranista.

Gli stessi esultanti per le vittorie del tiranno siriano contro il suo popolo.

 

Il potere di Assad si alza su una catasta di cadaveri massacrati con le bombe, coi barili colmi di esplosivo, coi gas. Coi cacciabombardieri russi a eliminare le ultime sacche di resistenza e a radere al suolo quartieri cittadini e ospedali. Sia chiaro il messaggio: piegarsi o perire! E peggio per i Curdi che non hanno capito le disposizioni internazionali e credono di costruire una vita diversa e una democrazia più avanzata, libera dal Capitale e dallo Stato, nei territori che hanno difeso nel nord della Siria. La Turchia lascia fare alla Russia, all’Iran e a Assad, e in cambio si prende la sua fetta di torta. Come gli accordi poco segreti hanno stabilito.

 

L’Europa straparla e guarda; preoccupata, solo, che il flusso epocale di umanità venga fermato a ogni costo. Per farlo paga l’altro “quasi dittatore” Erdogan.

D’altra parte, come si può rinunciare ai proficui commerci di armi con il regime turco. La Leonardo, in tal senso, insegna e guida la cordata.

Senza indugi, la mappa del mondo va ridisegnata col sangue e con la potenza di fuoco. Sia mai che alla Russia non si dia un ambito di potere dalle parti del Medio-Oriente e del Mediterraneo. Roba già sua, in fondo, come la base navale di Tartus dimostra  fin dal 1971.

Così a pagare il prezzo dell’affermazione brutale delle rinnovate zone d’influenza, sono i popoli; a est e a ovest del mondo.

CINA e RUSSIA di là e USA e Europa di qua.

Le classi subalterne restano ostaggio di queste logiche e, per la sinistra che perde, hanno diritto di ribellarsi per la loro emancipazione, solo quelle “di qua”. Perché “di là” bisogna subire qualsiasi sopraffazione, ogni sfruttamento e limitazioni di libertà. Di là, è necessario che l’altro imperialismo sia in grado di fronteggiare il “nostro” e non venga disturbato dalle sciocche lotte per i diritti e la libertà.

Solo gli sfruttati “di qua” dal mondo ( e non tutti a ben guardare) hanno il diritto alla rivolta e alla lotta senza tregua (si fa per dire!) contro il Capitale e gli Stati imperialisti. Di là, zitti e mosca! Proprio il caso di dirlo.

 

La lotta di classe viene sottomessa, di fatto, al gioco delle grandi potenze in una sorta di Risiko in cui ci si limita alla protesta per scelta di campo e per estrema necessità di sopravvivenza.

Qui, pronti a tutto contro la guerra. Là, si può chiudere entrambi gli occhi e derubricare ogni fatto a una sorta di danno collaterale; accettabile per contrastare il nemico supremo che è il “nostro” imperialismo.

Sembrano, mutatis mutandis, quasi i modelli di pensiero dei partiti socialisti della SECONDA INTERNAZIONALE di fronte agli imperialismi nazionalistici della Prima Guerra Mondiale. Tutti a calcolare e elaborare le ragioni della morte necessaria; sottomessi all’egemonia culturale delle classi dominanti senza preoccuparsi di quelle subalterne mandate al massacro. Ci fu, allora, una ragione in più per delegare i destini collettivi alle classi dirigenti nazional-capitaliste. Col risultato che dalla guerra scaturirono altri orrori per l’umanità vilipesa e tradita. Il nazifascismo, lo stalinismo e una guerra ancora più feroce.

 

Così si tace, o quasi, sui civili massacrati dall’aviazione russa, ma si alza la voce indignata per l’espulsione di 150 servi di Putin dalle sue strutture rappresentative in Occidente.

E, intanto, si continua a perdere col sorriso sulle labbra; tanto a vincere ci pensano Putin e il mucchio selvaggio di dittatori che sostiene.

Fino a che punto, nelle sottili logiche di campo, ci riguarda davvero la morte dei soliti altri dannati della terra?

 

Per pochi che restiamo a batterci contro ogni imperialismo e ogni capitalismo, di qua e di là del Risiko; abbiamo scelto, senza fraintendimenti, di stare dalla parte dell’umanità sfruttata, ingannata, povera e massacrata. Sia da Trump e dall’Europa che da Putin e dai suoi tiranni alleati. Sentiamo che le sofferenze dell’umanità violentata dalle guerre, dalle carestie, dalle epidemie, dai disastri ambientali, ci riguardano senza calcoli. Tanto da affermare la nostra determinata solidarietà attiva ovunque le incontriamo; contro chiunque le abbia provocate.

PIU’ CHE UNA QUESTIONE DI CAMPO, E’ UNA SCELTA DI CLASSE!

 

Non possiamo farne a meno è una ragione che ci esplode dentro.

“Ma più di ogni cosa, imparate a sentire profondamente tutte le ingiustizie compiute contro chiunque, in qualunque posto al mondo. Questa è la qualità più importante di un rivoluzionario.”

(Claudio Taccioli)

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