grouchoHo appena compiuto 113 anni. La medicina ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni. È vero che è costosissima (è stata definitivamente privatizzata la sanità già nel 2030. Infatti non esiste più il ministero della Sanità). Ma, da quando ho vinto, ben 44 anni fa, un “Gratta e Vinci” che mi garantisce l’accesso gratuito alle cure mediche, non mi preoccupo. Inoltre, secondo me, l’ottimo vino rosso svedese mi fa benissimo. Sono appena tornato dalle vacanze nel deserto pugliese, dove mi reco tutti gli inverni. Non fa freddo nemmeno qui (a Natale ho fatto il bagno nell’Adriatico, a Mantova,  e c’erano 29 gradi!), ma le dune di sabbia di Lecce mi piacciono moltissimo. E poi qui piove troppo, d’inverno, mentre nel deserto salentino sono 13 anni che non cade una goccia d’acqua. Sto riflettendo, mentre sorseggio questo Brunello di Stoccolma, sui risultati dell’ultimo sondaggio elettivo. Già, da ormai 40 anni non ci sono più vere e proprie elezioni, ma sondaggi. Quello Elettorale (una volta all’anno) elegge direttamente il parlamento monocamerale della federazione lombardo-veneta, composto da 50 parlamentari. Le elezioni vere si tengono ogni 7 anni, ed eleggono direttamente il Presidente della Federazione, che è capo del governo e della magistratura, e sceglie i 3 ministri alle sue dipendenze, e i giudici. Il parlamento ha una funzione consultiva, ma mi interesso sempre ai risultati del sondaggio elettorale per capire gli umori della gente. Quest’anno ha vinto la coalizione “Mandiamoli tutti a casa” (come già tre anni fa, e prima ancora nel 2059), composta da 27 partiti di centro, di destra e della sinistra moderata. Tra questi i più importanti sono il Movimento 13 Stelle (guidato da Filippo Casaleggio e da Umberto Di Maio) e il Partito della Nazione (una minicoalizione di destra-sinistra guidata da Giandomenico De Mita, Francesca Berlusconi e Monica Veltroni). I grandi sconfitti di quest’anno sono i partiti dell’Alleanza del Popolo Lombardo-Veneto (che ha come punto fondamentale del programma la chiusura dei confini con la Confederazione del Nord-Ovest e con la Federazione Tosco-Emiliana) guidata da Giorgia Salvini e da Matteo Meloni. In realtà hanno già vinto più volte il sondaggio elettorale annuale (l’anno scorso, per esempio), ma non sono mai riusciti a convincere la Presidente del Lombardo-Veneto (che da ormai 12 anni è Simona Renzi) ad iniziare l’iter per la chiusura dei confini. Infatti la Costituzione Euro-Occidentale (che riunisce tutti i paesi europei ad ovest della Russia) non prevede la chiusura totale dei confini interni (sono ben 187 gli stati aderenti) alle persone con cittadinanza euro-occidentale. In effetti l’alternanza tra queste due coalizioni (che a volte si mescolano, con passaggi di interi partiti dall’una all’altra e viceversa) continua da oltre 45 anni, senza che si noti una differenza di politiche non solo del Presidente (che può fare ciò che vuole, visto il ruolo consultivo del Parlamento) ma persino dei suggerimenti di legge (non si chiamano più proposte dal 2024) parlamentari. Anche quest’anno la coalizione della sinistra radicale (composta da 94 partiti comunisti e appoggiata dai 37 sindacati di base) non è riuscita a scalfire il duopolio che da quasi mezzo secolo gestisce il mini-parlamento lombardo-veneto, ottenendo solo il 2,5% dei voti (+0,1 rispetto al 2067). Inaspettatamente buona la performance della minicoalizione dei “Rossobruni”, che ha superato la barriera dell’1%. I due leader dei rossobruni, Giuseppe Giugasvili (d’origine georgiana ma naturalizzato lombardo) e Adolfo Di Benito (veronese) hanno espresso la loro soddisfazione, dichiarando, come al solito, che sono gli unici che si battono “contro il sistema, simbolo della decadenza occidentale”. In effetti sono stati i soli a complimentarsi per la recente vittoria, nelle elezioni della Costituzione Euro-Asiatica, del Presidente-Imperatore Nikolay Vladimir Romanov-Strady, rieletto per la 7ª volta l’anno scorso. I rapporti tra i due macrostati sono tesi da sempre, ma si sono ulteriormente aggravati dopo il passaggio, avvenuto nel 2055, della Rutenia (unico stato europeo neutrale tra i due), tramite un referendum (valido per gli euro-occidentali, truccato per gli euro-asiatici) alla Costituzione Euro-occidentale. L’Impero Americano, storicamente alleato degli euro-occidentali, ha fatto la voce grossa in quell’occasione, per fermare sul nascere le minaccie degli euro-asiatici. D’altra parte, nonostante la decadenza economica (l’Impero Americano, che comprende tutti gli stati d’America, dal Canada all’Argentina, esclusa Cuba, produce ormai solo il 4% dei prodotti industriali del mondo), l’Imperatore sa benissimo che il suo potenziale bellico resta il più forte del mondo. D’altra parte non c’è da stupirsene, visto che il 90% del bilancio imperiale va agli armamenti. Gli euro-asiatici, comunque, possono avvalersi dell’appoggio (puramente formale, è vero) della maggiore potenza economica del mondo, la Repubblica dell’Asia Orientale (che comprende la Cina, il Giappone, la Corea – unificata -, Taiwan e tutto il Sudest asiatico), che vanta un PIL per abitante doppio di quello degli altri paesi “avanzati” (ma dove la gente paga profumatamente per andare nel deserto di Gobi a vedere, di tanto in tanto, il cielo, perennemente coperto da nuvole di smog giallastro). Da questo punto di vista non va meglio ai loro vicini sudoccidentali, quelli dell’Unione Pan-Indiana (che comprende tutto il subcontinente indiano, eccetto il Pakistan, che ha aderito al Califfato Musulmano di Baghdad. Hanno stabilito il record mondiale dell’inquinamento, tra Delhi e Calcutta, e senza la consolazione di essere diventati i più ricchi del mondo! Comunque tutte queste tensioni, e le relative “guerre locali” (ben 70 guerre sono in corso quest’anno) mi toccano ormai pochissimo. A 113 anni, nonostante i progressi della medicina a pagamento, non mi resta più molto da vivere. E preferisco guardare il mondo attraverso la bottiglia del mio Brunello di Stoccolma, mentre pianifico il mio prossimo (ultimo?) viaggio sulle spiagge dell’Islanda.

FG

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