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di Beppe Moretti

 

A nove giorni dall’assassinio della compagna Marielle Franco attivista del PSOL e Anderson Gomes, il Brasile sembra ancora avvolto da un’incredulità generale che attraversa in modo importante anche settori della società che nel recente passato si erano progressivamente allontanati da un orientamento anche genericamente di sinistra e progressista. Il Paese giustamente fatica ad antropofacizzare questo dramma, pur essendone avvezzo con 55 mila morti violente all’anno per arma da fuoco e con la polizia del Paese che tratta sempre più i cittadini come nemici ed opera manu-militari su buona parte del territorio, sia nelle periferie che nelle aree rurali.

La repressione perfino con l’intervento dell’esercito nazionale inviato da Brasilia come unica soluzione ai problemi sociali dello Stato di Rio, ma anche negli altri Stati attraverso la Polizia Militare (PM) agli ordini di Governatori e Segretari di Sicurezza Pubblica che operano con modi anche peggiori, sono il quadro nel quale matura l’omicidio politico di una donna che “muoveva strutture”come lei amava definire.

I media di potere, più sensibili e con maggior termometro politico dell’alta ripercussione internazionale della vicenda rispetto ai rozzi dirigenti locali più inclini a pratiche mafiose, si sono accorti che la repressione ha passato un segno e l’omicidio di una consigliera comunale, sesta votata, in una capitale di Stato non è cosa da poco. Quindi cambiano tattica e cercano allora di appropriarsi della memoria di Marielle omettendo però di dire che lei si opponeva proprio a quelle misure di repressione, emarginazione ed esclusione sociale che loro stessi sostengono, in primis l’utilizzo dell’esercito in zone che avrebbero bisogno di scuole, ospedali e opportunità di riscatto sociale.

Il nido di vipere dell’élite dominante, bianca e di classe agiata, che controlla ogni settore ed ambito della vita pubblica brasiliana, la polizia, il giudiziario, l’informazione, con privilegi principeschi e spartizione del potere in base a logiche più simili a quelle delle bande che non secondo i principi della democrazia anche borghese, combinato ad una concentrazione privata di rendita tra le più alte al mondo, non intende permettere nessuna concessione in senso egualitario alla società e un’esistenza anche di poco migliore per milioni di lavoratrici/tori del paese o che vivono ai margini di ogni possibilità di riscatto, nelle comunità.

Dall’assunzione del potere nel maggio 2016, con pesanti forzature del voto popolare e l’appoggio dei media egemoni che sono affare di un manipolo di famiglie anche facendo ricorso alla peggiore piazza populista e retrograda sotto i riflettori della TV Rede Globo (e pure sfruttando uno stato di mobilitazione precedentemente in corso nel Paese con rivendicazioni peraltro “di sinistra” come il Movimento passe-livre contro l’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici) le politiche di austerità dell’odiatissimo governo di Michel Temer (del partito ridenominatosi da poco MDB da PMDB anche se la sostanza non cambia) sono seguite indisturbate e senza soluzione di continuità nel loro distruttivo operato.

Il “golpe-istituzionale” per insediare a qualsiasi costo la rappresentanza politica dei “padroni del vapore” appoggiata dalla FIESP e da tutte le organizzazioni imprenditoriali, adesso gode però adesso di un bassissimo consenso in molti strati della popolazione. La delusione ed il malcontento sono aumentati ed il panorama politico anche in vista delle elezioni di fine 2018 si è maggiormente polarizzato.

I ripetuti scandali di corruzione fino al traffico di droga che coinvolgono i falsi moralizzatori della destra retrograda e banditesca anti-Dilma, i tentativi di pesante riforma del sistema previdenziale con l’innalzamento dell’età pensionistica perseguito fortemente al congresso dal PSDB (e affini) principale partito della destra al governo (in un Paese dove il 73% della popolazione ha meno di 49 anni), i pesanti attacchi e tagli ad ogni politica sociale e al SUS (la sanità di chi non può permettersi costose assicurazioni e che funziona poco e in modo insufficiente), le riduzioni di servizi e rincari, la svendita delle risorse naturali principalmente alle compagnie private USA legate al petrolio con ricche concessioni, sono alcuni degli ingredienti del neo-liberismo sfrenato di queste parti.

Ed ancora, la riforma del Diritto del lavoro cioè la contro-riforma della precarietà con la possibilità di terziarizzare molte funzioni aziendali con utilizzo selvaggio dei lavoratori da parte delle imprese, la PEC che è un programma di revisione costituzionale dei tagli alla spesa per 20 anni, in una realtà che al contrario necessiterebbe di poderoso sostegno pubblico, fino alle manganellate di questi giorni ai professori della rete pubblica di istruzione di São Paulo che difendono i loro contributi previdenziali e vengono additati d’essere dei privilegiati dal sindaco di destra Doria (sempre PSDB) per il fatto di guadagnare 2500 Real al mese (625 euro) in una città con i costi e le immense difficoltà di vita della megalopoli.

Se le condizioni delle lavoratrici e lavoratori in Europa retrocedono, qui lo fanno di più e più velocemente, con dinamica maggiormente aggressiva e violenta. Il Brasile entra “per ultimo” nella grande crisi mondiale iniziata nel 2007 ma ci viene trascinato pesantemente con il peggioramento delle condizioni di vita di milioni di persone. Alle scorse elezioni presidenziali il PT, maggior partito dei lavoratori riuscì di poco nell’affermazione della sua candidata, poi conclusasi come detto; per le prossime elezioni presidenziali, tra pochi mesi, le manovre politiche nel campo della destra sono già iniziate con la candidatura del già governatore paulista liberista-conservatore Geraldo Alckmin. Il PT sta invece facendo ricorso alla figura del solito Lula tenuto in scacco dai processi.

In questo quadro matura l’omicidio di Marielle Franco, che da combattiva “vereadora” del Consiglio municipale di Rio partecipava tra le altre cose all’Osservatorio sull’Intervento Militare in città, e dopo un lungo elenco di assassini di attiviste/i per i diritti umani, partecipanti a movimenti indigeni, integranti d’associazioni ambientaliste, politici e sindacalisti. Vale ricordare, che solo negli ultimi 5 anni oltre 200 leader, in vista alla testa di battaglie sociali sono stati barbaramente eliminati (secondo gli elenchi più moderati) oltre alle centinaia di morti tra i sostenitori MST e tra i sostenitori della riforma agraria, nella difesa di territori tradizionali minacciati dalla distruzione o in conflitti di terra o durante occupazioni e lotte per un tetto sotto il quale vivere.

Ma torniamo all’atteggiamento dei media egemoni locali. Il giorno seguente l’omicidio (15) i principali giornali del paese relegavano ai margini come spesso fanno con questi fatti, salvo doverci ritornare sopra loro malgrado in modo deciso il giorno 16, dopo che centinaia di migliaia di manifestanti erano scesi spontaneamente in piazza in tutte le principali città e gli stessi giornali e TV rincorrendo l’attività del WEB, che nel frattempo ha diffuso la notizia al mondo con meno filtri della censura.

Gli editoriali allora abbracciano la causa di Marielle in modo generico “di tutti” ma anche come “il simbolo contundente del disordine e insicurezza che regna a Rio motivo per cui è necessario l’intervento dell’esercito federale” di fatto sostenendo le misure di militarizzazione volute dal Governo Federale a sostegno di quello dello Stato capeggiato da Luiz Fernando Pezão (dello stesso partito MDB di Temer) addirittura indicandole il “miglior modo per onorare la memoria della consigliera”. I media cercano invertire la logica, ribaltando gli argomenti di Marielle svuotandoli di senso e quindi allontanarli dalla causa per cui combatteva; l’assunto della guerra al narcotraffico avvalorato dalla collaudata quanto fatalista retorica “chissà quanti altri dovranno morire perché questa guerra finisca?” fino al considerare l’esercito per le strade come “un laboratorio per combattere l’ascesa della violenza “. Esattamente il contrario di quanto sostenuto e per quanto lottava Marielle, una sorta d’indulto per i veri produttori della violenza. Amnistiati dai media!

Per lei era chiaro che esistono essere umani che soffrono la violenza mentre altri la producono; il tentativo di svuotarla dei suoi contenuti e attribuirle un carattere astratto, solleva da qualsiasi responsabilità i suoi artefici. I violenti sono gli altri, in verità nessuno… Perfino Temer si dice “indignato per la morte della giovane”. Auto-assolti!

Marielle Franco credeva nella lotta politica posizionandosi chiaramente a fianco dei marginalizzati, degli abitanti delle comunità, per i diritti umani di tutti, gay, lesbiche, neri, per una società libera e multiculturale a fianco delle donne e uomini oppressi della sua classe e tutto ciò che lei stessa rappresenta. Questo non è possibile .

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