VIVONO, fra le cose comuni che costituiscono la banale consuetudine quotidiana. Camminano tra di noi con visi uguali e parole conosciute. Hanno gli abiti che abbiamo visto indossare, anche, da altri membri della specie umana. La nostra, quella dei “sapiens sapiens”. Non li riconosci per l’odore particolare e differente. Per gli occhi rettiliani, Per le lunghe code. Sono davvero uguali perché sono anch’essi (purtroppo) parte della nostra specie.

Se si riuscisse a entrare nei loro sogni, scopriremmo la loro diversità mostruosa. Il loro sonno inizia con l’abbandono e finisce con la mano allenata che impugna un’arma; pronta all’unico uso per cui è costruita. Una pistola facile da nascondere e autorizzata da qualche solerte sbirro funzionario. Senza problemi perché si è riconosciuto nell’ansia di obbedienza, di discipline, di comandi. Di annientamento di ogni valore egualitario e fraterno. E di tutti coloro, per conseguenza legittima, che li propugnano. E dei miserabili che s’aggirano a mostrare senza ritegno il loro peccato di povertà. La dannazione alla quale sono condannati per colpe oscure, ma certe. Con la pretesa di voler vivere comunque, malgrado la fame, la malattia, la distruzione ambientale, la guerra. Qui da noi, perfino! Che non abbiamo mezzi per i nostri di poveri e per noi stessi.

Quelli che conoscono le cose,  loro che sono i profeti delle disgrazie nazionali e i portatori di redenzione. I nazifascisti di varia etichetta e Salvini con gli altri camerati ben vestiti, lo declamano fin dentro le pance tumultuanti. Dentro il sonno che annienta la ragione e scaturisce i mostri. Con un ritmo continuo e suadente di rosari e vangeli: PRIMA GLI ITALIANI, PRIMA NOI, PRIMA IO!

Un’autorizzazione alla morte altrui, giustificata perché comune è il sentimento di fastidio verso l’invasione della patria. Che è dell’unico dio occidentale e della sola famiglia da esso benedetta. E’ con tale formale autorizzazione alla morte, questurina o politica, che piombano sui miserabili e li annientano.

Il 13 dicembre 2011 a Firenze, il nazifascista di Casa Pound, Gianluca Casseri, uccide, con la sua 357 Magnum, Samb Modou e Diop Mor. Moustapha Dieng  eSougou Mor viengono “solo” feriti gravemente.

Il 3 febbraio 2018 a Macerata, il nazifascista e leghista Luca Traini spara contro gli africani che incontra per strada. 6 sono i feriti!

Lunedì 5 marzo a Firenze, ancora, Roberto Pirrone esce armato per suicidarsi (sic), ma vede Idy Diene e gli spara contro 6 colpi per essere certo di averlo finito.

Adesso si alzano le voci di indignazione e di rimprovero per gli addobbi cittadini sfasciati dalla furia accelerata dal sangue. I profeti della razza aizzano altri assassini e vendicatori della nazione. Cresceranno le aggressioni e le intimidazioni. Lo faranno gli eredi dei costruttori di lager o, con legalità statale, gli esecutori degli ordini. Nelle loro divise che li escludono dal male.

A noi restano le lacrime per piangere ancora. La compassione che ci spinge a batterci a fianco dei dannati, dei miserabili, degli sfruttati, contro il fascismo, il razzismo e il capitale. Il furore di farlo senza tregua, a testa alta, senza illusioni e nessun passo indietro.

Sarà meglio esserci, sabato 10 marzo, alla manifestazione nazionale di Firenze, contro il razzismo.

Loro contano le fioriere sfasciate.

Noi, da troppo tempo, CONTIAMO I NOSTRI MORTI!

 

 

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