atomStamattina mi sono alzato e, bevendo il mio caffè, mi sono seduto davanti al TG di Rainews 24. Dopo avermi ricordato che 20 anni fa due militari “extracomunitari” (nordamericani) hanno ammazzato decine di turisti distruggendo la funivia del Cermis (i due non hanno subito alcuna conseguenza), hanno mostrato la base di Ghedi. L’hanno mostrata per commentare una notizia che definire inquietante è poco. L’amministrazione dell’idiota della Casa Bianca (e il Pentagono, che fa parte di quella vergognosa amministrazione) punta a sviluppare delle “mini” bombe atomiche, quelle che ammazzano “solo” poche migliaia di persone per volta (gli imbecilli criminali le hanno chiamate “chirurgiche”). La giornalista ha parlato dei possibili “target” di questa invenzione: Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, ecc. Insomma, non ci vuole una grande fantasia per capire dove vogliono andare a parare. Sappiamo benissimo quanto è stretto il legame tra capitalismo e guerra. Nato con le guerre coloniali tra XVI e XIX secolo, nel secolo scorso ci ha “regalato” due guerre mondiali (con quasi 65 milioni di morti) e una miriade di guerre “minori”. La terza non è ancora scoppiata (se intendiamo una guerra diretta che coinvolga le principali potenze imperialiste, USA, Russia e Cina in primis) anche perchè, nonostante l’avventurismo di alcuni generali USA, le stesse classi dominanti a Washington probabilmente temevano per la sopravvivenza della specie umana (e quindi di loro stessi). È dal 1949 almeno (data della prima bomba atomica sovietica) che stanno rimuginando come fare a far quadrare il cerchio: come imporre la propria volontà a tutto il mondo senza rischiare di scomparire esse stesse nell’olocausto nucleare. E dagli anni Ottanta (ricordate le bombe N di quell’imbecille di Reagan?) stanno, in modo altalenante, puntando a dar vita a strumenti atomici “usabili” davvero, sperando che questo non inneschi reazioni a catena da parte dei “nemici”. Questo annuncio degli apprendisti stregoni di Washington è qualcosa che mi fa rabbrividire sul serio. Anche perché il mondo d’oggi è molto più disponibile di quello di 30 anni fa alla guerra. Non solo non c’è più l’URSS (che, pur essendo una realtà in gran parte reazionaria, era guidata da una logica che non puntava allo scontro frontale con gli imperialisti USA, ma al mantenimento dello status quo tramite l’equilibrio del terrore) e la Cina è diventata quello che è ora, ma la gente stessa in gran parte si è abituata allo stillicidio di guerre, compreso quelle (come in Jugoslavia) vicinissime ad uno dei centri vitali dell’economia e della politica mondiale qual è l’Europa occidentale. E la mentalità di sopraffazione, di egoismo individualista, di aggressività esasperata, di nazionalismo e razzismo (in una parola, di fascismo) è molto più diffusa oggi, mi sembra, rispetto a 30 o 40 anni fa. Mi immagino cosa avrebbe provocato il famoso “armiamoci e partite” negli anni Settanta ed Ottanta! Persino 15 anni fa il ciclo di guerre del nuovo millennio (Afghanistan e Iraq in primo luogo) creò un movimento di massa enorme. Ma oggi? A Ghedi, due settimane fa, eravamo in 700 (tra cui quanti ghedesi?). Orbene, se si vuole (almeno) sopravvivere bisogna fermare questi pazzi criminali. Che lo capisca la gente di Ghedi, di Montirone, di Borgosatollo, di Montichiari, di Brescia, di tutta la provincia. E di tutta la Lombardia. E di tutta Italia. E d’Europa, del Mediterraneo, dell’intero pianeta. Domani potrebbe essere troppo tardi. O forse lo è già.

Flavio Guidi

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