Fuoco di artiglieria, massicci attacchi aerei e ingresso di truppe turche – Ankara ha iniziato una missione militare su larga scala contro la regione di Afrin abitata in prevalenza da curdi e da loro autogovernata. L’invasione è una chiara violazione della legalità internazionale. Perlopiù vengono bombardate zone residenziali, si vuole gettare la popolazione nel panico. E da parte turca vengono impiegate in massa bande islamiste.

L’attacco è diventato possibile perché evidentemente tutte le forze degne di nota coinvolte nella guerra in Siria si sono lasciate coinvolgere in un accordo con la Turchia. La Russia ha ritirato i suoi soldati dalla zona contesa e ha liberato la strada. Gli USA hanno di nuovo tradito i loro »partner dell’alleanza«. E Damasco, che appena due giorni prima dell’inizio dell’operazione cinicamente chiamata da Ankara »Ramo d’Ulivo« si vantava di poter abbattere aerei da combattimento turchi, non ha tirato giù neanche un singolo un jet.

Tutto questo non è sorprendente. Il movimento curdo in Rojava dall’inizio delle proteste rivoluzionarie nel 2011 aveva avviato alleanze tattiche con diverse forze che lottano per l’influenza in Siria. Nell’ambito della »coalizione anti-IS« si è collaborato con gli USA e a Afrin, Aleppo e Deir Al-Sor con la Russia. Questa è stata una tattica giusta, un’altra non c’era.

Tuttavia sia gli USA che anche la Russia hanno fatto concessioni a Recep Tayyip Erdogan quando gli è sembrato opportuno. Un esempio per questo che nell’agosto 2016 il governo turco ha potuto far entrare truppe in Turchia che fino ad oggi tengono occupate Jarabulus e Al-Bab. Un altro il bombardamento del quartier generale delle Unità di Difesa del Popolo ( YPG) a Karacok nell’aprile del 2017.

La rivoluzione in Rojava è basata sulla democrazia dei consigli, democratica, socialista e femminista. Un progetto del genere deve mettere in conto che le sue alleanze con Stati come quelli citati sono in bilico sul filo del rasoio e hanno una data di scadenza. Nessuno lo sapeva meglio che il movimento curdo stesso.

Quello che ora conta è che la rivoluzione non venga abbandonata da quegli alleati non sono tattici ma strategici perché hanno interessi comuni: La sinistra internazionalista deve considerare come propria questa rivoluzione e fare pressione. Pressione vera. Oltre comunicati stampa e prese di posizione sdegnate su Internet.

Soprattutto in Germania perché la combriccola SPD-CDU a Berlino non può nemmeno essere accusata di tradimento. Perché il gabinetto federale è stato sempre fedelmente al fianco di Erdogan. Giusto nel giorno dell’ingresso a Afrin si è saputo che il governo tedesco ha in programma di modernizzare e potenziare i carri armati turchi.

Immagini mostrano carri armati »Leopard« sul confine con la Siria.

C’è da sperare che di loro resti poco da potenziare.

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