Sinistra anticapitalista aderisce a Fight/Right – Diritti senza confini, il corteo di sabato prossimo a Roma ed esprime solidarietà ai compagni francesi che, proprio quel giorno, manifesteranno al confine con l’Italia per la libertà di movimento

Di Checchino Antonini

Sabato prossimo a Roma è prevista una manifestazione con una piattaforma più avanzata dell’antirazzismo tradizionale (appuntamento alle 14 in Piazza della Repubblica). Oltre lo ius soli c’è una giustizia sociale da rivendicare tutti insieme. Si tratta di “Fight/Right – Diritti senza confini”, convocata da centinaia di realtà di tutta Italia che hanno aderito e scenderanno in piazza, tra queste la Coalizione Internazionale Sans-Papier, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo, i movimenti per il diritto all’abitare, forze sindacali e sociali, associazioni laiche e religiose e molte altre ancora impegnate nei territori e a livello nazionale ed internazionale. Sarà una manifestazione di tutti i settori sfruttati ed esclusi per rivendicare diritti universali. A presentarla alla stampa sono stati una famiglia di sfrattati, un migrante vittima dalle nuove disposizioni della legge Minniti-Orlando, una bracciante dalle campagne del Sud Italia, una commessa della grande distribuzione organizzata, un lavoratore della logistica del Nord Italia, una disoccupata che rivendica l’importanza del reddito di dignità, un migrante fruitore di un sistema di accoglienza degna, un profugo della marcia per la dignità di Cona, un destinatario di misure restrittive di polizia, un rifugiato sgomberato a piazza Indipendenza, uno studente con esperienza di alternanza scuola-lavoro, lavoro gratuito e sfruttamento e un destinatario di Daspo.

Anche a Mentone, al confine italofrancese, l’NPA, con altre organizzazioni, associazioni, partiti, e numerosi collettivi unitari locali, manifesterà contro le frontiere e i muri antimigranti eretti dall’Ue, per il diritto di entrare ed uscire, di stabilirci dove vogliamo, per porre fine alla criminalizzazione dei migranti e delle persone che organizzano la solidarietà. E’ creando un collegamento simbolico fra queste due manifestazioni che le militanti e i militanti di Sinistra Anticapitalista saranno in piazza fra i profughi che rivendicano dignità nei centri di accolienza, tra i sans papiers e tra i dannati del lavoro, della globalizzazione e dell’austerità, con le vittime degli sgomberi passati e futuri, assieme ai fantasmi cacciati da piazza Indipendenza con gli idranti, ai rom delle baraccopoli, agli invisibili dei pareri negativi delle commissioni per il diritto d’asilo, con quelli che dormono sotto i tunnel a Ventimiglia e Gorizia e nei piazzali delle stazioni. Condividiamo le rivendicazioni dell’appello contro l’insieme degli attuali dispositivi legislativi italiani (dalla Bossi-Fini alla legge Lupi, fino alle recente Minniti-Orlando e legge sulla Sicurezza urbana) ed europei (Regolamento Dublino III°) ritenendoli, come dice Aboubakar Soumahoro, portavoce “Diritti Senza Confini”, «un tentativo di camuffamento della realtà, da parte di chi vuol far passare i migranti e i profughi come responsabili delle disuguaglianze sociali. Consideriamo inaccettabile che chi nasce e cresce sul territorio italiano faccia fatica a essere riconosciuto come cittadino. Siamo convinti che una parte significativa della filiera dei centri d’accoglienza neghi quotidianamente i nostri diritti, annientando la dignità non solo dei profughi ma anche degli operatori sociali. Un buco nero, fatto per creare persone invisibili e senza documenti. Crediamo che la regolarizzazione sia l’unica via per restituire dignità a queste persone». Nella piattaforma: la libertà di circolazione e di residenza nell’Unione Europea; il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai profughi a cui non è stata riconosciuta la protezione internazionale; la regolarizzazione generalizzata dei migranti presenti in Italia; solidarietà, l’antirazzismo e la giustizia sociale; l’abolizione delle leggi repressive (Bossi-Fini, Minniti-Orlando e Dublino III); la rottura del vincolo permesso di soggiorno/contratto di lavoro e residenza; il diritto all’iscrizione anagrafica; la fine dei centri/lager e degli accordi bilaterali di deportazione/espulsione; la cancellazione dell’articolo 5 della legge Lupi e della legge sulla Sicurezza urbana; un’accoglienza un lavoro dignitosi per tutti e tutte; spese per i servizi sociali fuori dal patto di stabilità; il diritto al reddito minimo per tutte e tutti.

Ma sulla piazza romana potrebbe abbattersi il modello Minniti, la cortina di provvedimenti che il governo ha legalizzato per ostacolare l’esercizio della libertà di movimento e dei movimenti. Conla puntualità che le contraddistingue, le agenzie sono state pronte a scrivere dell’«allerta per il corteo nazionale di sabato pro-immigrati nella Capitale». Circa 15mila le persone attese alla manifestazione che partirà da piazza della Repubblica e sfilerà per il centro storico. Per gli investigatori il rischio, però, è che nel corteo possano infiltrarsi gruppi di violenti, provenienti anche da altre città italiane, con l’obiettivo di creare disordini. Le misure di sicurezza verranno messe a punto nei prossimi giorni in un tavolo tecnico in Questura. Una prima riunione operativa è in programma già mercoledì. E diverse ore prima della manifestazione scatteranno, come di consuetudine, bonifiche accurate lungo il tragitto che percorreranno i manifestanti. Sotto la ‘lente’ anche le stazioni ferroviarie e i caselli autostradali all’ingresso della Capitale dove confluiranno i partecipanti provenienti da altre città italiane. Nella capitale intanto sono già attive le misure i sicurezza per le festività che non prevedono un aumento di uomini sul campo ma una loro concentrazione vicino agli obiettivi sensibili come Colosseo, Fori Imperiali o le vie dello shopping.

16 dicembre, tutti a Mentone: prendiamo aria, apriamo le frontiere!

A Mentone, al confine franco-italiano, il 16 dicembre: prendiamo aria, apriamo le frontiere!

di Roseline Vachetta

menton16

Manifesteremo contro le loro frontiere che pretendono di aver eretto per proteggere la popolazione dal terrorismo e da tutti coloro, donne e uomini, che cercano rifugio, contro i loro muri, così lunghi come il giro della terra, “i muri antimigranti” come dice cinicamente il governo britannico parlando di quello di Calais.

Il rafforzamento delle frontiere vuole realizzare il rigetto definitivo di tutte quelle e quelli che fuggono il caos del mondo. Miseria, dittature e sconvolgimenti climatici non sono delle catastrofi “naturali”; sono il risultato delle politiche neocoloniali di sfruttamento economico, di saccheggio delle società in Africa, in Asia, in Medio Oriente, della distruzione degli Stati con le guerre condotte dai governi imperialisti occidentali, tra cui la Francia.

Le frontiere della vergogna

L’Unione Europea svolge pienamente il suo ruolo nella costruzione di una fortezza, “protetta” dai più poveri. I suoi dirigenti, cioè i governi dei 28 stati che la compongono, tentano di unificare al massimo le loro politiche migratorie intorno ad un solo asse: bloccare il più lontano possibile e il più fermamente le/i migranti che al prezzo di terribili e violente peripezie, arrivano alle porte dell’Europa. L’UE cerca una azione politica comune affinché mai più più lo stato spagnolo possa regolarizzare massicciamente gli stranieri, perché mai più la Germania accolga 800 mila migranti, perché mai più l’Italia crei un “Mare Nostrum”.

Per raggiungere questi scopi, disprezzando ogni moralità, l’UE non esita a finanziare la chiusura dei migranti nei campi firmando accordi iniqui, per esempio, spendendo milioni di euro distribuiti al governo turco per “parcheggiare” i migranti dal 2016. Altri accordi si stanno per concludere con il Marocco o la Libia, proprio quando Macron grida ai crimini contro l’umanità in quest’ultimo paese, scoprendo (veramente?) il commercio delle/degli umani che là viene perpetrato. Quella Libia le cui strutture sono state totalmente distrutte in particolare dalla guerra condotta da Sarkozy!

E’ in fase di discussione un regolamento europeo che si imporrà a tutti gli Stati Europei come una legislazione comune, e che prevede il rinvio delle persone che chiedono asilo in “paesi terzi sicuri”, o su dei “pezzi di territorio sicuri”. Regioni come il Sudan o l’Afghanistan, o anche la Libia a breve termine, potrebbero essere considerati come “sicuri”! E il governo francese, sempre in prima fila nell’orrore, lavora già per un progetto di legge antimmigrazione per il 2018.

Tutte e tutti sulla frontiera italiana il 16 dicembre

Gli accordi di Schengen sono stati sospesi temporaneamente dopo il novembre del 2015 per permettere il controllo alle frontiere in tutto lo spazio Schengen. Così alla frontiera franco-italiana i CRS e i poliziotti della PAF controllano sistematicamente le persone di “apparenza migrante”. La libera circolazione è quindi soppressa e con essa un altro diritto: quello di poter fare domanda di asilo.

Secondo Eurostat, nel 2016, a 54.500 persone è stato impedito di entrare in territorio francese e quest’anno sarebbero ben 90.000. Ogni giorno 100 o 150 persone sono ricacciate alla frontiera italiana con la motivazione che non hanno titolo valido per entrare sul territorio. Sono trattenute qualche ora o tutta la notte negli Algécos o al primo piano della stazione di Garavan. Dei minori, degli adulti sovente afgani, sudanesi e eritrei sono “depositati” senza letti, senza materassi, senza cibo prima di essere rinviati in un treno per Ventimiglia. Sono luoghi e procedure che non hanno alcuna legittimità legale. Bastano solo una semplice decisione di un prefetto e “piccoli arrangiamenti” con le autorità italiane.

Apriamo le frontiere

Sono procedure che non esistono legalmente ma applicate a persone a cui gli Stati, quello francese e quello italiano negano semplicemente il diritto alla vita. Per tutte queste ragioni ci rivoltiamo e vogliamo tradurre in azione la nostra collera perché le cose cambino veramente, il più in fretta possibile!

Saremo in molte/i alla frontiera, parecchie manifestazioni si realizzeranno in diverse forme a Névache , ai piedi del col de l’Echelle, a Briancon. Tutte e tutti denunceranno questo mondo avvelenato da un sistema economico profondamente ingiusto, ineguale e cinico, distruttore di donne e uomini, della loro umanità e del pianeta. Affermeremo la nostra volontà, al fianco delle tante persone che cercano rifugio, di resistere all’oppressione subita e di inventare un mondo solidale. Perché è nostro diritto, nostra libertà e nostro dovere.

L’NPA, con altre organizzazioni, associazioni, partiti, e numerosi collettivi unitari locali, rispondendo all’appello dell’associazione La Roya cittadina, del collettivo Solidarité con i migranti 06 e del coordinamento 75 dei “sans papier”, andrà a manifestare a Menton Garavan.

Per l’apertura delle frontiere, il diritto di entrare ed uscire, di stabilirsi dove vogliamo, per porre fine alla criminalizzazione dei migranti e delle persone che organizzano la solidarietà. Lotteremo fino a che avremo vinto.

Contact : menton16decembre@gmail.com ; FB : Manif frontière Menton 16 déc

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