Istanbul (AsiaNews) – Continuano i giochi ricorrenti del presidente turco Recep Tayyep Erdogan con Santa Sofia, nel tentativo di restituirla  al culto islamico. Santa Sofia è la storica chiesa della cristianità costruita da Giustiniano e trasformata in moschea da Maometto II, nel 1453 e trasformata da Kemal Ataturk il 1935 in museo.

Dopo l’annuncio fatto alla vigilia del referendum costituzionale, con il quale annunziava la preghiera all’interno della storica basilica Costantiniana, ha proceduto ai fatti: ieri, per la prima volta un imam ha proceduto alla lettura del Corano all’interno della Santa Sofia, con riprese in diretta alla tivu di Stato.

Questi episodi hanno origine in fatti di 66 anni fa, quando l’allora Primo ministro Adnan Menderes ha stabilito che ogni 29 maggio, si festeggi la conquista di Costantinopoli da parte degli ottomani. Per l’inizio dei festeggiamenti furono issati sui vari monumenti delle lapidi per ricordare l’avvenimento, le quali riportavano una presunta profezia, che annunziava la conquista di Costantinopoli da parte di Maometto. La città è stata  rinominata Istanbul da Kemal Ataturk, fondatore della Turchia Repubblicana nel 1930. Una di queste lapidi domina sulla Torre di Galata

Nel 1953 per festeggiare la ricorrenza dei 500 anni dalla conquista, le stesse autorità turche avevano provveduto a stabilire dei grandi festeggiamenti, che in seguito furono proibiti con il colpo di stato del 1960.

Nel 1990 con l’elezione dell’attuale presidente turco Erdogan a sindaco di Istanbul, sono ripresi i solenni festeggiamenti.

Nel 2009, per esaltare l’importanza della conquista di Costantinopoli davanti alle antiche mura bizantine è stato costruito un museo, intitolato “Panorama 1453”. La fondazione di questo museo è stata interpretata come una risposta dei neo-ottomani alla cultura kemalista (laica).

A partire dal 2013 vi sono state varie iniziative e festeggiamenti per ricordare la nascita della Turchia ottomana.

Dal 2012 ogni anno al 29 maggio si procede alla preghiera (namazi) davanti a Santa Sofia.  Questa preghiera è espressione della volontà delle organizzazioni islamiche di utilizzare come moschea il museo di Santa Sofia, alcune volte alla settimana.

A capo di questi tentativi vi è l’ex vice presidente Bulent Arinc, che attualmente ha preso una certa distanza dall’attuale presidente.  Ma anche la fratellanza dei Naxbantiya alla quale appartiene il presidente Erogan, mira alla riapertura di Santa Sofia come moschea.

In passato Erdogan aveva respinto le pretese per ritrasformare Santa Sofia in moschea, ricordando che la prospicente famosa moschea di Sultan Ahmet, la Moschea blu, è vuota di fedeli. Ma in Turchia i capovolgimenti sono assai facili.

Come ha ricordato lo storico e scrittore turco Engin Ardic, “persistere  nel ricordare soltanto le nostre conquiste, significa ammettere di essere estranei alla cultura storica di queste terre”.

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