di Enrico Oliari –

Hanno preso il via ad Astana, presso l’hotel Rixos President, i colloqui di pace per la Siria, frutto dell’accordo raggiunto fra la Russia e la Turchia, e con il placet dell’Iran.
Presenti le rappresentanze del governo siriano e di 15 gruppi dell’opposizione, quelle dei paesi promotori ma anche l’inviato dell’Onu Staffan de Mistura e per gli Stati Uniti l’ambasciatore in Kazakistan, George Krol.
de Mistura ha incontrato ieri una delegazione russa e stamane una del governo siriano per conoscere le intenzioni; i ribelli, indeboliti dalla sconfitta di Aleppo (ma anche dall’alleanza con i jihadisti di al-Qaeda) hanno già fatto sapere di non voler andare oltre il rafforzamento della tregua in corso, ma le loro potenze sponsor hanno cambiato le carte in tavola, con la Turchia che sta cercando di saldarsi il più possibile con la Russia e gli Usa che hanno ora alla Casa Bianca Donald Trump, protezionista anche per quanto riguarda la politica estera, e comunque disposto a riaprire il dialogo con Mosca.
L’ipotesi sul tavolo è quella della trasformazione della Siria in una nazione federale, mentre rimane insuperato lo scoglio del ruolo di Bashar al-Assad. Questi il 9 gennaio aveva affermato la piena disponibilità a discutere “su tutto”: “Se vogliono parlare di questo, devono discutere la costituzione”, cosa che poi comporterà un referendum popolare, poiché “la costituzione non è di proprietà del governo o del presidente o dell’opposizione, ma del popolo siriano”.

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