La decisione fa seguito alle “profonde preoccupazioni per il modo in cui la coalizione araba sceglie gli obiettivi in Yemen”. Washington non consegnerà più armi di precisione guidate, mentre terrà fede ai contratti firmati l’8 dicembre scorso. Il silenzio dell’Arabia Saudita.

Italia e Germania invece non hanno nessuna preoccupazione.

vittime-civili-dei-bombardamenti-ok_1876097.jpg
Washington (AsiaNews/Agenzie) – Gli Stati Uniti limiteranno la vendita di armi all’Arabia Saudita a causa dell’alto numero di civili uccisi nei raid aerei compiuti da Riyadh in Yemen. Una fonte del Pentagono ha detto che le armi di precisione guidate non verranno più consegnate. L’amministrazione Obama si è detta preoccupata per gli “errori” nel modo di condurre gli attacchi aerei da parte dell’aviazione saudita.

La notizia arriva a pochi giorni dalla firma di diversi contratti finalizzati alla vendita di armi e materiale militare (fra cui aerei, elicotteri e missili) a quattro nazioni del mondo arabo. Quello più importante riguarda la vendita all’Arabia Saudita di 48 elicotteri da trasporto CH-47F Chinook, per un valore complessivo di 3,51 miliardi di dollari. A beneficiare dell’accordo sono la Boeing e la Honeywell Aerospace. Questo contratto non verrà alterato dalle “limitazioni” annunciate oggi.

Ned Price, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha dichiarato che la cooperazione fra Stati Uniti e Arabia Saudita “non è un assegno in bianco”. Questo è il segno, ha aggiunto, “della nostra profonda preoccupazione per le continue lacune nel modo in cui vengono individuati gli obiettivi nella campagna aerea della coalizione in Yemen”.

Anche se alcune tipologie di armi non verranno consegnate, Washington continuerà a fornire ai sauditi servizi di intelligence, soprattutto sulla sicurezza dei confini. Gli americani – ha aggiunto Price – continueranno ad addestrare i piloti che operano nelle file della coalizione araba che combatte in Yemen, per minimizzare l’uccisione di civili.

Dal gennaio 2015 la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita, sostenuta dall’Arabia Saudita, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Nel marzo 2015 i sauditi, a capo di una coalizione araba, hanno lanciato raid aerei contro i ribelli nel tentativo di liberare la capitale Sana’a e riconsegnare il Paese al presidente (prima in esilio, poi rientrato) Abdu Rabu Mansour Hadi. Secondo fonti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella guerra sono morte almeno 6.400 persone; tre milioni sono gli sfollati interni.

L’8 ottobre scorso, un raid aereo (con tutta probabilità saudita) ha centrato un gruppo di persone riunite per partecipare a una veglia funeraria a Sana’a, causando la morte di oltre 140 persone. L’Arabia Saudita ha sempre negato la responsabilità per le morti di massa di civili, affermando di compiere ogni sforzo per evitare le fatalità.

Il generale saudita Ahmad Assiri non ha voluto commentare la scelta degli Stati Uniti di limitare la vendita di armi.

Annunci