Durante l’ultima campagna elettorale per le elezioni amministrative, Sinistra Anticapitalista di Milano si è trovata davanti a una situazione molto complicata.

Sin dal primo momento siamo stati fortemente critici con il precedente sindaco, Pisapia, accolto da pressoché tutta la sinistra come il sindaco della seconda ricostruzione, come colui che avrebbe fatto soffiare su Milano il vento del cambiamento.

In realtà la città ha subito, sì, dei cambiamenti, delle trasformazioni, ma funzionali alla logica dei soliti noti (quelli che vengono definiti i poteri forti). Le periferie sono rimaste periferie, le case popolari vuote sono rimaste vuote, la cementificazione ha continuato a proliferare, chi era ricco ha continuato ad arricchirsi, la “partecipazione” si è rivelata ben presto una parola vuota… E alla fine, quale logica conseguenza di queste politiche, EXPO, un gigantesco combinato di debito cemento e precarietà spacciato come evento salvifico per i livelli occupazionali di mezza Lombardia.

A causa di questa nostra lucida posizione, quando è cominciata la corsa elettorale, ci siamo ritrovati isolati. La sinistra – in qualche modo dobbiamo pur chiamarla – che partecipava alle elezioni o era in coalizione col PD sempre più renziano o si poneva sul terreno dell’opposizione ma nel solco della linea tracciata dalla cosiddetta rivoluzione arancione. Niente si era imparato dall’esperienza della giunta arancione che, del resto, ha visto la sua maggioranza (magari con qualche temporaneo dissenso) compatta fino alla fine, Expo compresa.

A rendere più complicato il quadro politico, i movimenti, le aree antagoniste e alternative alla giunta non sono state in grado di produrre alcunché o per disinteresse o per senso di impotenza (anche grazie al nefasto portato degli scontri del primo maggio 2015).

Avevamo, e abbiamo, delle cose da dire sulle scelte fatte da Pisapia e dalla sua giunta, e poi su Sala, sulla sua candidatura, sulla formazione della nuova giunta, sulle prime scelte fatte e sui progetti che si stanno via via palesando. Ma la nostra voce, quella di una piccola organizzazione che continua a muoversi per la difesa degli interessi di tutti i settori popolari della nostra città, non siamo riusciti a farla sentire o almeno non in modo sufficiente.

Da oggi ci proviamo quindi così, utilizzando il web, la comunicazione digitale, uno strumento che, in qualche modo, offre spazi di democrazia (in tempi di referendum costituzionale non è male), permettendo anche a chi come noi non ha grandi risorse economiche, di poter dire ciò che pensa raggiungendo un largo numero di persone.

In realtà speriamo di andare anche oltre questo obiettivo, già di per sé sufficiente a farci lanciare il sito. Proveremo nel tempo a far sì che questo spazio, oltre a trasmettere i nostri messaggi diretti, diventi anche una sede di dibattito sulla città metropolitana, andando al di là del nostro pensiero e offrendo informazioni sulle lotte e sulle contraddizioni sociali che attraversano Milano, Monza e tutti i paesi intorno.

Speriamo che chi leggerà queste righe e gli articoli e le notizie che via via pubblicheremo, apprezzi il nostro sforzo, al punto non solo dal seguirci ma anche da decidere di collaborare a questo esperimento, sia garantendoci informazioni sugli accadimenti dello scontro sociale nelle situazioni in cui vive, sulle iniziative del proprio collettivo o comitato ma anche intervenendo con la propria opinione sulle varie questioni che solleveremo.
È un progetto per noi ambizioso ma ci proveremo.

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