«Siamo con te, Nicoletta, complici e solidali. Avanti No Tav!»

di Checchino Antonini

«Non sono qui per costituirmi o per fiducia nella vostra giustizia: sarà la storia che ci assolverà»: sono le ultime parole di un breve testo letto stamattina da Nicoletta Dosio di fronte al tribunale di Torino. Era assieme a decine di valligiani e attivisti No Tav mentre dentro stava per consumarsi uno degli ultimi atti del maxiprocesso d’appello a cinquanta militanti coinvolti nei fatti del giugno luglio 2011. E’ stato alla fine della lettura che si sono avvicinati gli agenti della Digos per prelevarla.

Nicoletta Dosio è ormai da mesi sottoposta a misure cautelari ritenute ingiuste e che da subito ha scelto di non rispettare. Misure preventive senza senso visto che si riferiscono a fatti lontani nel tempo: con altri attivisti è incriminata per la manifestazione del 28 giugno 2015 quando la marcia notav ruppe i divieti e fece cadere reti e barriere.

E così dall’obbligo di firma quotidiano, notificato il 21 giugno, si trovava dal 21 settembre agli arresti domiciliari dai quali ha deciso di evadere sin dal primo momento, ed è ora più di un mese che si trova alla Credenza di Bussoleno, luogo di incontro metà sede politica metà trattoria, sostenuta dal movimento tutto.

«Una scelta fatta con cuore e testa, portata avanti grazie al sostegno di tutto il movimento che con lei condivide una lotta che va avanti da 25 anni, un passo indispensabile per far tornare al centro dell’attenzione del governo e dei media una situazione che rasenta l’assurdo, quella che tutti i giorni viviamo in Val di Susa e in tutto il Paese», scrive il sito del movimento.

Ancora: «Ci troviamo infatti in un momento in cui è sempre più evidente la necessità delle messa in sicurezza di tutti quei territori colpiti da calamità naturali e quelli che sono a rischio, in cui è sempre più chiara a tutti l’emergenza sociale in cui l’intera popolazione è costretta a vivere, e come risposta ci troviamo soltanto ridicole soluzioni proposte dai soliti politici dall’alto delle loro calde poltrone».

Al momento in cui scriviamo Nicoletta non è stata trasferita in carcere, ma le sono stati dati nuovamente gli arresti domiciliari presso la sua abitazione a Bussoleno. E’ palese la difficoltà in cui versano tribunale e procura nella gestione di questa situazione.

Questo è il messaggio di solidarietà per Nicoletta da parte della nostra organizzazione:

«Siamo con te, Nicoletta! Compagne e compagni di Sinistra Anticapitalista, attivi nel sindacalismo conflittuale e nei movimenti territoriali, rivoluzionari/e, femministe/i, ecosocialiste/i. Colpevoli anche noi, complici e solidali con chi si batte contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Il Tav e, più in generale, le grandi opere sono congegnate per trasferire soldi pubblici a un pugno di impresari famelici, politici compiacenti spesso collusi con l’economia criminale come dimostrano le inchieste delle procure che, a differenza di quella di Torino, non si mettono l’elmetto per stroncare il più longevo movimento popolare di questo Paese. Libertà di movimento per te, Nicoletta, e tutte e tutti, libertà dallo sfruttamento e dalla repressione!»
Questo, infine, è il testo letto da Nicoletta fuori dal tribunale prima di entrare essere arrestata

Non sono qui per costituirmi o per fiducia nella vostra giustizia: sarà la storia che ci assolverà. Quanto tempo è passato da quando i Padri costituenti, ancora animati dal vento di Liberazione che spazzò via il nazifascismo e accese nuove, ahimè disattese speranze, dichiaravano che «La resistenza, individuale e collettiva, agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino». Quei diritti, quei doveri, per noi, per me, non sono un semplice slogan, ma ispirazione di vita e di azione.

Dalla prima misura cautelare inflittami, l’obbligo di firma, sono passati ormai quattro mesi. Ora, attraverso i successivi aggravamenti, sono giunta agli arresti domiciliari, che non sto rispettando. Continuo la mia consapevole, condivisa, felice evasione contro provvedimenti preventivi che sono più che mai strumento di intimidazione, tentativo di minare una lotta giusta e collettiva, per questo irriducibile.

Evidentemente, il mio gesto di ribellione, che sono determinata a portare avanti fino in fondo, ha rotto lo schema di repressione che umilia le persone e le rende subalterne alle decisioni vendicative dei tribunali. La palese difficoltà del tribunale di Torino ad applicare quella che chiamano “l’obbligatorietà dell’azione penale” di fronte al mio pubblico e rivendicato “reato” di evasione è il maggior riconoscimento della forza di popolo che mi sostiene e insieme un messaggio attivo di fiducia e incoraggiamento per quanti subiscono arbitrii giudiziari che sembrano incontrastabili.

Un’evasione che vuole essere nuova tappa della lunga resistenza collettiva praticata dal movimento NO TAV contro i grandi, sporchi interessi del partito trasversale degli affari. In questo mondo dove il dominio dei più forti sui più deboli si fa guerra, razzismo, sfruttamento, devastazione sociale e ambientale, gravissima emergenza democratica contro chi non si adegua, si aprono tribunali e carceri. Oggi, nel vostro Palazzo, per l’ennesima volta, si processano, insieme ai cinquantatre compagni imputati, la Libera Repubblica della Maddalena e tutto il popolo NO TAV.

Anch’io sono parte di questo popolo, perciò sono qui, a testimoniare, come ho sempre fatto, complicità a compagne e compagni Ho vissuto le giornate intense della Libera Repubblica, in cui si rafforzarono le radici della liberazione di Venaus e sperimentammo l’utopia realizzabile del ricevere da ognuno secondo le sue possibilità e del dare ad ognuno secondo i suoi bisogni.

Ero sulla barricata Stalingrado il 27 giugno 2011, a praticare la resistenza popolare contro gli armati e le ruspe giunte a sgomberarci. Ho visto e subìto la violenza poliziesca. Ho percorso i sentieri della Clarea il 3 luglio. Ho praticato l’assedio collettivo al cantiere; con donne, uomini, anziani e bambini ho respirato le migliaia di lacrimogeni lanciati quel giorno. Il ricordo e l’indignazione per tanta ingiustizia sono, insieme alle ragioni della opposizione comune contro le grandi male opere e il modello di vita e di sviluppo che le genera, alimento potente di una lotta che dura, si rafforza, si allarga e vincerà. Non sono qui per costituirmi o per fiducia nella vostra giustizia: sarà la storia che ci assolverà.

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