Cara Manuela, ho imparato dai miei ad amare i vivi, con loro ho contratto l’impegno a consolare e aiutare chi rimane quando chi amiamo se ne va per sempre, per questo scrivo a te, mia cara amica e compagna, perché con il mio amico e compagno Momi di ciò avevamo già detto molto e le cose che ci siamo detti rimarranno tra me e lui . Con Momi bastava poco per capirsi, la sua sobrietà di pensiero permetteva di usare poche frasi per esprimere i propri sentimenti, ma soprattutto, ero certo , con pochi riferimenti sarei sempre stato capito. Momi era nell’animo un contadino, nato da contadini , orgoglioso d’esserlo, bastava guardarlo quando sbucciava una noce, o una mela, quando ravvivava il nostro fuoco, per capire la sua natura, uomo con i piedi piantati nella terra e il cuore attaccato al cielo.

Le sue mani erano forti, artigliavano la roccia, ma accarezzavano con grande dolcezza il viso di Giacomo, oppure cercavano di massaggiarmi la schiena, superando la mia ritrosia a farmi toccare .

Amava la vita sua e degli altri, e compativa le fatiche mie e della mia famiglia, come se fossero le sue.

Odiava le mezze misure, si scagliava con acredine contro tutto ciò che poteva solo apparire ingiusto, detestava il posticcio, rasentava la patologia quando esigeva precisione e correttezza da noi compagni, diventava irritante quando pretendeva efficienza e velocità nell’azione e nel pensiero, ma quando servivano efficienza e velocità tutti noi pensavamo a Momi.

Ieri, quando ho comunicato a mia madre che Momi ci aveva lasciato, Lei piangendo mi ha detto: “Per me era un vero amico, una persona che capiva e sentiva” ; questo era il Girolamo.

Momi amava il bello, l’estetica, la buona cucina, il buon vino, le belle piante, l’arte del bello, e del buono, il godere della vita, di una buona compagnia, di una bella compagna, di una bella camminata, di una bella montagna, ma nei suoi occhi azzurri, e nella sua voce, trapelava sempre il rammarico di non essere stato in grado, come tutti noi, di cancellare le ingiustizie sociali e costruire il mondo giusto che abbiamo sempre voluto e che ci ostiniamo a volere.

Quando tu e Momi avete detto che venivate volentieri a casa nostra perché la sentivate un po’ casa vostra , ho provato un senso di gratitudine perché potevo restituirvi quell’amore e quel compatimento che in questi lunghi e faticosi anni mi avete regalato.

Questo mi mancherà di Momi, il saperlo presente, sapere che c’era, senza condizioni, senza parole superflue, senza orpelli di sorta, con quattro parole al telefono sapeva dirmi che non ero solo…..e così , ne sono certo è per molti di noi. .

Sono onorato e contento di avervi conosciuti, la mia famiglia è stata arricchita dalla presenza tua e di Momi, ricchezza di umanità, di comprensione, di speranza per un futuro migliore , abbiamo assieme riconfermato la banalità del bene, consacrato un patto di amicizia indelebile che nemmeno la morte potrà cancellare.

Ho voluto bene e ho stimato Momi e quel bene e quella stima li porterò nel mio cuore finché la vita me lo concederà, voglio bene a te finché la nostra vita lo concederà.

Per mesi, anni, io e Momi ci siamo salutati baciandoci sulla bocca sperando non fosse l’ultimo bacio, lo abbiamo fatto come si conviene tra compagni e fratelli: così oggi ti bacio sapendo, volendo, che questo bacio sia per ognuno di noi una promessa di riconferma di impegno a continuare a resistere

Ciao mia cara, bacia per me sulla bocca Momi

Valter

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