Le grandi manifestazioni di ieri in Francia, a partire da quella, monstre (come dicono i francesi), di Parigi, parlano, anche, all’Italia.
Parlano innanzitutto ai padroni ed al loro governo, ed in primis al lacchè numero uno, mr. Renzie. Dicono, a voce alta e tonante, che devono stare attenti, molto attenti. Che, nonostante la “potenza di fuoco” economica, sociale, politica e mediatica di lor signori (e dei loro servi, a cominciare da politici e giornalisti), tirare troppo la corda può rivelarsi pericoloso. Al punto da trasformare la stessa percezione del paese. Quanti (noi compresi!) consideravano la Francia, fino a pochi mesi fa, allineata al nostro Belpaese come “fanalino di coda” per il movimento operaio e la sinistra? Ed ora sembra di essere quasi ai bei vecchi tempi in cui la douce France indicava la via! Lor signori in Italia stanno diventando nervosi. Se non hanno ancora assunto i toni isterici di Gattaz, capo della Confindustria francese (MEDEF), è perché ancora sperano che le Alpi siano una barriera sufficiente per evitare il contagio.
Parlano alle burocrazie dei sindacati concertativi e/o gialli. Dimostrano che poco più di un milione di “iscritti” (contro gli oltre dieci milioni inutilmente tesserati qui da noi) a sindacati decisi a non calare le brache possono cambiare le cose rapidamente. Sono un campanello d’allarme per chi ha già scelto da tempo di stare dalla parte dei padroni. E sono un segnale importante per quelli che, all’interno della CGIL, sono stanchi e sfiduciati, magari convinti che, se non si lotta, la colpa è più dei lavoratori che dei dirigenti (si chiamino Camusso o Landini).
Parlano anche a buona parte dell’estrema sinistra, soprattutto ai “cercatori professionali di nuovi soggetti”. Dicono chiaro e forte che, quando scende in campo IL SOGGETTO par exellence, il famoso proletariato (quello che magari si è dipinto come “garantito”, se non “privilegiato”) i rapporti di forza nell’intera società cominciano a modificarsi. L’unica forza vera, capace di ribaltare questi rapporti di forza, resta ancora (e in un paese ormai meno industrializzato e manifatturiero dell’Italia!) la classe operaia industriale e dei servizi, soprattutto quella organizzata nei sindacati (a partire “dall’obsoleta ed arcaica” CGT). Gli altri, dagli studenti ai marginali lumpen e/o piccolo-borghesi, fanno da (utile, ça va sans dire) contorno, talvolta un po’ folcloristico. Ma non certo determinante. Se qualcuno, dalla nostra parte della barricata, si era illuso di trovare scorciatoie centro-socialistiche, neo-movimentistiche o altre dello stesso stile, per l’accumulazione di forze necessaria a far il “salto di qualità” in direzione della costruzione di un soggetto rivoluzionario forte e cerdibile, dovrà riflettere seriamente. Vero che, come dice il refrain, nel regno dei ciechi anche un orbo è re. Ma se i ciechi recuperano improvvisamente la vista, il povero orbo tornerà ad essere ciò che è sempre stato: una seconda chance.
Flavio
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