Ho conosciuto Marco Pannella qualche anno fa, a Barcellona. In occasione del congresso transnazionale dei radicali, un amico italiano di Barcellona, iscritto al PR, me lo presentò. Volle a tutti i costi che gli regalassi il mio libro su Camillo Berneri e gli anarchici italiani nella guerra di Spagna. Sosteneva che Marco aveva grande simpatia per gli anarchici. E così feci. Passammo una mezzoretta a parlare, a tu per tu, nel bar del CCCB di Barcellona, di anarchia, comunismo, Palestina ed altro. Non era più molto lucido, ma fu una conversazione interessante e persino divertente. Ricordo che gli raccontai di un episodio, nel lontano 1977 (o 78). Marco faceva un comizio in Piazza Duomo, a Brescia (era il periodo del flirt tra radicali e alcuni settori dell’autonomia operaia, dopo quello tra PR e Lotta Continua di qualche tempo prima). Noi “trotskisti”, presenti al comizio, contestammo Pannella, gridando slogan del tipo “Compagno Pannella, non lo scordare mai, che la rivoluzione la fanno gli operai!”. Parlavamo a Sparta (Pannella) perché Atene (gli autonomi) intendesse. Abbiamo riso insieme di quelle lontane ingenuità “giovanili”.
Ci siamo lasciati con un abbraccio tra “avversari” (come scrissi anche nella dedica sul mio libro), non tra “nemici”. Ho combattuto a volte battaglie insieme ai radicali (basti pensare al divorzio, all’aborto, ai diritti degli omosessuali), più spesso contro di loro (penso a quasi tutte le loro battaglie sul terreno internazionale). La visione liberale di Pannella è molto lontana dalla mia, marxista e libertaria. Ma non posso non apprezzare il suo contributo per rendere un po’ meno incivile questo paese. In tempi in cui i cialtroni, i voltagabbana, gli opportunisti senza principi vanno per la maggiore, un avversario dotato della sana passione civile per le IDEE POLITICHE (con la P maiuscola) è comunque da apprezzare. Un avversario, non un nemico.
Flavio Guidi
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I miei complimenti, veramente un bellissimo pezzo. E poi, quanta nostalgia…
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