Non c’è stato il 1° aprile ma un 32 marzo, poi un 33, un 34…. In piedi, tutto diventa possibile! E prima di tutto, dilatare il tempo, prolungare marzo. Non per abolire aprile, ma per rimandarlo al fine di darsi il tempo di far germogliare le promesse. Per accogliere meglio la primavera. Questo maggio che viene.
Quel che germoglia a Place de la République è effettivamente una promessa. Una promessa che il vecchio mondo potrebbe affondare e il nuovo apparire.

dimanche_3_avril_le_collectif_debat_et_decide_mb.jpgDal vecchio al nuovo

Il vecchio? Sono le logiche del Capitale, quelle dello stato d’emergenza, che vuole vietare lo spazio pubblico, sorvegliarlo, controllarlo. Chiuderlo, fisicamente e ideologicamente, come le frontiere che cingono la Fortezza Europa attorno all’idea nazionale. Come lo saranno un po’ di più i luoghi del lavoro con la legge El Khomri. Come le università chiuse durante il movimento. Come i licei controllati dagli sbirri. Sottomettere lo spazio pubblico alla dominazione dello Stato, del padronato, precarizzarci, atomizzarci, impedirci di stare insieme, di confrontare le nostre esperienze e le nostre idee. Lasciarci isolati nello spazio privato, davanti alla tv e al flusso ininterrotto delle idee dominanti. Il nuovo è l’appropriazione collettiva delle strade con le manifestazioni, il controllo collettivo delle piazze come una promessa di occupazione dei luoghi di lavoro, delle università, dei quartieri. La volontà che il potere sia preso, praticamente, dalla maggioranza.
Ecco qui “Nuit Debout” (1): a Parigi, la place de la République è diventata luogo di forum e dibattiti e luogo di organizzazione. Una ricerca di vera democrazia. Dove ciò che crea consenso è il rifiuto globale del capitalismo e quello che è dibattuto è la democrazia, il ruolo del lavoro, il legame fra le lotte, la non-violenza e la violenza… è un processo a volte lungo, e sempre caotico. Ma il movimento si cerca e impara. Spesso nella gioia.

Finalmente in superficie

La promessa non germoglia dal niente. Cristallizza quello che si preparava ma che era invisibile, sotterraneo e che sgorga all’improvviso in superficie. I numerosi scioperi che si susseguono, isolati e frammentati, da un anno. Quello che dicevano le ZAD (2), Sivens, Notre-Dame-des-Landes. I campi dei/delle migranti e la solidarietà. E poi, la rabbia ad Air France, la solidarietà attorno ai Goodyear, il successo de film Merci patron!, il pubblico di un Frédéric Lordon.(3)

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Colui che scrive che: “la sola cosa di cui possiamo essere sicuri è che nessuna alternativa reale può nascere dal gioco ordinario delle istituzione della 5° Repubblica e delle organizzazioni che vi galleggiano fra due acque con la pancia all’aria. Bisognerà passare sul corpo di quest’ordine morente. Come hanno mostrato tutti i movimenti di piazza e d’occupazione, la riappropriazione politica e i parlamentarismi attuali sono in un rapporto di antinomia radicale: la prima non ha alcuna chance se non dopo la deposizione della seconda”.

Una promessa da scrivere

Un’iniziativa è stata sufficiente per cristallizzare quel che era sottostante. Questa domenica 34 marzo, fra 240.000 et 380.0000 persone hanno seguito in diretta su internet quel che succedeva a Place de la République.
Certo, non è che una promessa. La scrittura del futuro è ancora lontana. Il potere è ancora lì e niente ancora è veramente cambiato. Ma c’è qualcosa di profondo che ha cominciato a mettersi in gioco. Domenica sera, coloro che avevano iniziato hanno deciso di smontare l’accampamento, troppo fragile per passare la notte, e hanno fatto appello a tornare a République per dei tempi più forti, dando appuntamento martedì e sabato sera. Dopo le manifestazioni del martedì.
Ma dal lunedì alle 18,30, centinaia di persone hanno partecipato ad una manifest’azione contro l’arrivo di Valls giusto accanto alla piazza, gridando “Nuit Debout, Valls à genoux! ”; alle 20 più di mille persone si sono riunite in assemblea, accogliendo con entusiasmo una delegazione della Confederazione contadina venuta a sostenere il movimento. Alle 22, 200 intermittenti e precari sono arrivati in corteo dopo la loro assemblea. Poco prima di mezzanotte, 100 rifugiati sono arrivati, salutati da “De l’air, de l’air, ouvrez les frontières! ”.

Una fortuna per il movimento

Quel che ha reso possibile questa cristallizzazione, è il movimento contro la riforma del lavoro, le giornate di sciopero e le manifestazioni, la mobilitazione della gioventù. In cambio, quel che portano le occupazioni delle piazze a questo movimento è un senso, una messa in discussione di tutta la logica del sistema, una possibilità di convergenza dei fronti di lotta. Questa alchimia non potrà durare e svilupparsi senza che si articolino in questo movimento, le occupazioni di piazza e le lotte in tutti i luoghi di lavoro, in tutte le università e i licei, in tutti i quartieri. Perché la costituzione di un nuovo mondo non si scrive in migliaia, ma in milioni. E non solo parlando ma anche attaccando concretamente le fortezze del potere. E portando a casa delle vittorie come il ritiro della legge del lavoro.
Quindi, niente è dato in anticipo. Ma questo movimento è una fortuna, una possibilità. Una necessità anche. Perché i mostri, queste figure del Capitale che sono lo Stato di polizia, il nazionalismo o il fascismo, non sono dei tappeti nell’ombra. Sono qui, veramente fra di noi. Bisogna quindi andare in fondo per far germogliare le promesse. Perché aprile porti a maggio. E con maggio la primavera.

*Fonte articolo: https://npa2009.org/actualite/social-autres/nuit-debout-repousser-avril-… Traduzione di Simone Ranocchiari.

Note

(1) Notti in piedi, Notti svegli [NdT]

(2) Acronimo di « Zone à Défendre », Zona da difendere. Pratica di occupazione di territori minacciati dai “GPII”, grandi progetti inutili e imposti, come linee ferroviarie, aeroporti etc, diffusasi ormai in tutto il territorio nazionale ed oltre, come ad esempio in Belgio. Alla ZAD di Sivens, muore per mano della polizia, nell’ottobre 2014, il militante ecologista di 21 anni, Rémi Fraisse. [NdT]

(3) Sociologo e economista del CNRS che si è schierato apertamente contro lo stato d’emergenza nel novembre 2015 e ora contro la legge El Khomri. [NdT].

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