Bizzarro!!! li denunciano perché fanno graffiti sui muri, poi li denunciano perché li cancellano. Il capitalismo è follia del profitto fuori da ogni logica.

No ai graffiti, soprattutto se di protesta politica e sociale, ma sììì se c’è da farci soldi togliendoli dalle strade, e guai a chi li tocca!!! compresi gli artisti che li hanno fatti. perché…..

BOLOGNA – Il museo non mi avrà. Nel corso di una notte frenetica di vernice e spray, Blu, il Banksy italiano, ha cancellato i suoi celebri, splendidi graffiti dai muri di Bologna, dove una potente istituzione culturale, Genus Bononiae, sostenuta dalla fondazione bancaria e presieduta dall’ex rettore Fabio Roversi Monaco, sta staccando dai muri le opere dei writer più quotati per esibirli, in alcuni casi senza il consenso degli autori, in una mostra sulla street art che inaugurerà giovedì prossimo nell’austero e storico Palazzo Pepoli.

E il sindaco di Bologna che scopre il bene collettivo…… che però non ha detto nulla mentre i graffiti venivano staccati-rubati alla città per essere mercificati!!!

“Io capisco l’intervento politico nei confronti di chi vuole fare diventare tutto una merce, ma Blu si è completamente disinteressato del fatto che le sue opere siano ormai un bene collettivo.”

BOLOGNA – “Siamo stati denunciati mentre aiutavamo Blu a cancellare le sue opere”: a denunciarlo gli attivisti del Laboratorio Crash, uno dei centri sociali coinvolti nella vicenda dell’azione di protesta dello street artist contro la mostra sui graffiti al museo della Storia di Bologna. “E con questa ci conquistiamo la denuncia più stravagante e imbecille dell’anno”.

 

115250333-db08968e-b2dc-4a69-b82e-79d6cad024c2.jpgUna risposta clamorosa che riaccende la battaglia fra artisti di strada e sistema culturale ufficiale. Alcune settimane fa, quando si diffuse la notizia che una squadra di tecnici stava “strappando” i graffiti più belli dai muri degli edifici sui quali erano stati (abusivamente, è ovvio) affrescati, esplose la polemica sulla legittimità giuridica e morale dell’operazione che trasforma in arte da museo l’arte di strada, nata in conflitto con il sistema dell’arte e con i poteri che gestiscono l’immagine urbana. La motivazione ufficiale: salvarli dal deperimento e dalle demolizioni, ossia “avviare una riflessione sulle modalità della salvaguardia, conservazione e musealizzazione di queste esperienze urbane”. Ma il degrado e la demolizione sono, per molti artisti di strada, messi in conto come parte della vita stessa dell’opera.

Nel frattempo, mentre il potere museale si appropriava dei murales, il potere giudiziario punisce gli autori: ottocento euro di multa e condanna penale per AliCè, artista romana esposta in tutto il mondo, per avere “imbrattato” una mezza dozzina di muri degradati della città.


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