Di ritorno dal presidio-concerto di Ghedi. Si può dire che si è trattato di un discreto inizio di quello che si spera diventi il più rapidamente possibile un vero movimento di massa contro le guerre. Presenti quasi 300 compagn* (quasi tutt* dell’area bresciana, qualche compagno da Milano, in particolare del PCL). C’erano quasi tutte le realtà della sinistra bresciana, persino alcun* compagn* dell’Associazione Diritti per tutti (che avevano organizzato un presidio in prefettura alle 16 in difesa dei rifugiati), un segno positivo della possibilità di intraprendere un cammino unitario contro la barbarie della guerra. Gli interventi di Luigino Beltrami (a nome del comitato “Donne e uomini contro la guerra”), del nostro compagno Sauro Di Giovambattista, di Giorgio Cremaschi, di Franco Grisolia e di tutt* le/gli altr* compagn* intervenut* (tra i quali un rifugiato serbo, sfuggito alla guerra della NATO di 17 anni fa e che ha ricordato per averli vissuti in prima persona gli orrori delle “operazioni di polizia internazionale” fatte dagli imperialisti sulla pelle dei popoli)sono stati seguiti ed applauditi da molti dei manifestanti. Le bandiere del PCL, del PRC, di Sinistra Anticapitalista, lo striscione “contro le guerre e la NATO” dell’Altra Europa Brescia, quello del Comitato Anti Sfratti, quelli dei vari gruppi ambientalisti hanno colorato il presidio, ma molti altri gruppi, dalla Rete Antifascista agli anarchici, dal CS 28 Maggio al Collettivo Linea Rossa della Bassa, da Ross@ all’Altra Franciacorta-Rete Antiliberista ed Anticapitalista,al PCdI (e scusate se dimentico qualcuno) e singol* compagn* dell’Opposizione CGIL, dei COBAS, della CUB, dell’ORMA hanno fatto di questa giornata (inserita, come si sa, in un quadro di 33 manifestazioni in tutta Italia) un primo momento di fronte unico (per usare un’espressione veterocomunista a me cara) che da tempo non si vedeva. Dopo le iniziative di gennaio, col presidio, sempre a Ghedi, davanti alla fabbrica di morte RWM, e con la manifestazione di Milano, sembra che l’area della mobilitazione si stia pian piano allargando. Certo, siamo ben lontani dalle mega-manifestazioni antiguerra del 2003: l’assenza delle grandi organizzazioni storiche della sinistra riformista e moderata (a cominciare dalla più importante, la CGIL) e la scomparsa del movimento no-global pesano, eccome. Ma qualcosa comincia a muoversi, ancor prima che le bombe italiane (e degli altri alleati imperialisti) comincino a cadere sulle teste dei libici. E non è poco, visti i tempi di spoliticizzazione di massa in cui viviamo. E mercoledì ci ritroviamo, nella sede di Ecopoint in corso Mameli, per trarre un primo bilancio e discutere di come continuare a rompere le uova nel paniere a lor signori.
NON UN UOMO, NON UN SOLDO PER LA GUERRA IMPERIALISTA!

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