Dopo il fallimento dell’incontro di venerdì scorso tra la delegazione del SICOBAS, l’avvocato della “cooperativa” Uniqa e il Prefetto di Brescia (che ha tra l’altro minacciato lo sgombero di eventuali picchetti futuri), i lavoratori della Motive iscritti al SICOBAS hanno deciso in assemblea di sospendere i picchetti, in attesa del prossimo incontro a tre, previsto per giovedì prossimo, 10 marzo. La situazione appare tutt’altro che rosea. Il vero “padrone”, Giorgio Bosio, ha disdetto il contratto con la cooperativa, assumendo in sostituzione lavoratori dall’agenzia interinale Manpower (con cui ha stipulato un contratto di tipo metalmeccanico, come giustamente chiedevano i 22 lavoratori licenziati) riconoscendo così implicitamente la giustezza della rivendicazione dei 22 e del SICOBAS! La cooperativa avrebbe proposto, a quanto pare, il reintegro dei 22 lavoratori “in altra sede”, ma mantenendo il contratto capestro “mutualistico”. E il prefetto appare decisamente schierato (come c’era da aspettarsi, almeno per quelli, come noi, che non nutrono alcuna fiducia nelle istituzioni borghesi) a fianco dei padroni, contro i lavoratori. D’altra parte la lotta “ad oltranza” appare sempre più difficile, visto il relativo isolamento (di questa e di tante altre lotte proletarie, lasciate sole dalla mancata solidarietà di un movimento operaio che, più che indebolito, sembra in stato semi-comatoso). I 22 hanno ricevuto la solidarietà di qualche decina di militanti (del SICOBAS di altre aziende, di Sinistra Anticapitalista, del PCL, del Mag 47 e del CS 28 maggio) che hanno spesso partecipato ai picchetti, ma non si è riusciti a fare di questa battaglia una battaglia comune, per lo meno di TUTTO il sindacalismo di base e conflittuale che, per quanto non certo robusto, non è certo assente nella nostra provincia. Problemi di comunicazione? Errori nella conduzione della vertenza? Sottovalutazione da parte di molti soggetti della carica simbolica di un licenziamento di massa di questo tipo? Settarismi inconfessati? O semplicemente, difficoltà di una strategia di lotta comune a tutti coloro che non si sono rassegnati al “vivacchiare” coltivando il proprio orticello? Difficile dare una risposta univoca. Sarebbe auspicabile che questa vicenda suscitasse almeno un dibattito a tutto campo tra il SICOBAS, la CUB, la Confederazione COBAS, l’ORMA, l’USI, l’Opposizione CGIL, per trarre una lezione da una lotta che, se non si concluderà con una sconfitta (il fatto stesso che la rivendicazione dei 22 sia stata di fatto accettata implicitamente dalla controparte con i nuovi assunti è già una mezza vittoria, anche se pagata dai 22 che hanno deciso di alzare la testa!), ha comunque mostrato i punti di forza, ma ancor di più, tutte le debolezze di un sindacalismo combattivo e generoso, ma ancora in fase di costruzione e segnato dalle sconfitte che, negli ultimi 25 anni, hanno fatto arretrare la lotta operaia a livelli inimmaginabili fino a pochi anni fa.
Coi aggiorneremo a dopo l’incontro di giovedì 10.


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