– CONCESIO, lunedì 22 febbraio: SEBASTIAN.
SEBASTIAN indossa sempre delle felpe con la scritta “ITALIA”. Non lo fa per patriottismo, ma solo per ingraziarsi gli dei sovrintendenti la burocrazia.
E’ in attesa della cittadinanza italiana; l’aspetta spasmodico perché gli consentirebbe di muoversi liberamente per l’Europa. In cerca di quel lavoro che, qui in “ITALIA”, non trova più. Per lui, rom di Serbia, è la condizione fondamentale; soprattutto ora che le civili nazioni europee si stanno chiudendo a riccio di fronte all’umanità in cammino di trasferimento.
SEBASTIAN e sua moglie hanno cinque figli e ne vorrebbe degli altri, ma hanno scelto di aspettare. Questa, anche, è la violenza che devono sopportare.
Oggi, lunedì 22 febbraio, sono tornati, i rappresentanti del diritto di proprietà, per buttarli via. Nel “paradiso” dell’assistenza lombarda: figli e madre da una parte e padre dall’altra. L’assistenza con avvertimento che si deve, comunque, soffrire. In paradiso si va in lacrime e in patimenti, come insegnava la missionaria di Calcutta. Così è per i poveri; per i ricchi, invece, sono aperte varie scorciatoie legalizzate dalle diverse chiese. Fra simili, è elegantemente obbligatorio darsi una mano, a peso d’oro.
Oggi, lo sfratto è stato respinto per la quarta volta: al 20 aprile. Con, in più, la sorpresa che, entro quella data, verrà assegnata a Sebastian, a sua moglie, ai loro cinque figli, una casa dove vivere tutti insieme.
Dalle minacce reiterate di sgombero a questo risultato, ne è passato di tempo e di prove concrete e di parole seguite da fatti resistenti.
In queste terre ci sono leghisti, fascisti, razzisti e tante donne e tanti uomini che non vogliono, caparbiamente, rassegnarsi al male, al dovere, all’ordine. Continuano a battersi e centinaia di persone restano, nella loro visibilità conquistata, degli impegni concreti da mantenere.

Nelle case “ALER” di via Vittime d’Istria, a Brescia, i siciliani De Castro conquistavano, loro pure, per la quarta volta, un rinvio al 5 settembre; viatico benaugurante di una sistemazione sicura della loro situazione.
Il pensiero va a quando l’”ALER”, pochi mesi fa, arrivò con tutte le sue forze per sbatterli fuori. Trovò la nostra rabbia, le nostre urla fra le case e la gente che usciva a sentire, a protestare, a agitarsi per qualcosa di vero. Per la perenne condizione collettiva di precarietà esistenziale.
Abbiamo imparato che solo la disobbedienza resistente permette ai dannati di conquistare e difendere i loro diritti all’esistenza in dignità.
SEGUIAMO QUESTA DISCIPLINA

BRESCIA,martedì 23 febbraio: CORNELIA.
Via delle Fucine è un vicolo che si apre su corso Garibaldi e si chiude contro un muro. Buio e umido, fra i caseggiati che lo delimitano nei suoi pochi metri. Al 17, su per le scale strette, abitano Cornelia, i suoi due figli e il suo compagno. Tutti e quattro in un monolocale di 25 metri quadri; con un affitto di 350 euro al mese.
“li pagavo volentieri, finchè lavoravo e, anche se piccolo, mi piaceva. Ho perso il lavoro e non riesco più a pagare. Nemmeno il gas e la luce. Ho paura!”
Cornelia viene dalla Moravia rumena. E’ abituata agli spazi angusti. I suoi antenati Rom hanno girato il mondo su piccoli carri; avvolti da ogni cosa da portarsi dietro. Quando si fermavano, per stanchezza estrema o per l’obbligo delle barriere sempre più spinose, a loro andavano (e vanno!) le case più piccole. Per arrangiarsi come tradizione, per stare lontano dagli occhi stanziali.
Sotto il suo piccolo appartamento, lungo corso Garibaldi, è l’ora di apertura dei negozi che, da un lato all’altro, lo fiancheggiano senza soluzione di continuità; fra un bar e una pasticceria. Su una vetrina, coperta di carta da pacchi, che non aprirà certo oggi, qualcuno ha allungato lo striscione delle lotte quotidiane: “ NESSUNA PERSONA SENZA CASA/NESSUNA CASA SENZA PERSONE”. Stanno buttando in mezzo alla strada una donna e i suoi figli; le compagne e i compagni, qui per solidarietà, pretendono che si conosca la vergogna dello sfratto per morosità incolpevole. L’esclusione concreta da un fondamentale diritto all’esistenza dignitosa. La violenza reiterata, giorno dopo giorno, contro i colpevoli di povertà.

Arriva in pochi minuti una macchina che parcheggia, stridendo, fra un vaso e un altro dell’arredo urbano. L’uomo che scende, va verso lo striscione e comincia a toglierlo. Il suo viso è alterato, così la voce che chiede come si sia osato metterlo sulle sue vetrine, vuote e coperte: ma sue certamente, oltre ogni dubbio. Sa che fra poco arriveranno, allertati, varie tipologie di sbirri per sostenere la sue indubbie ragioni. Nessuno scandalo per le famiglie sbattute via; mai una voce indignata per i sommersi in questo mare di violenta esclusione in cui affogano bambini e donne e uomini colpevoli di essere diventati improvvisamente poveri. Malgrado le promesse di crescita economica illimitata e di briciole di benessere per tutti. Nel paradosso che tutti loro credevano. In qualche misura, nel teorema capitalista di progresso.
Oggi, ciascuno di loro, licenziato, sfrattato, distaccato dai servizi (acqua luce e gas), affamato, dorme in un incubo continuo; migliore, comunque, della realtà in cui si risveglierà. Non tutti hanno, ancora, voglia di riaprire gli occhi; non i coniugi di Nuvolera, sparatisi poco prima dello sfratto. Non quelli che si sono pugnalati, bruciati, impiccati, gettati nel vuoto disperato. Non i morti di freddo e di inedia, sotto un cartone, in una macchina, in qualche altra pattumiera sociale. Ogni provincia ha i suoi morti ammazzati di stato. Noi li rappresentiamo tutti.

Fra pochi giorni, inizieranno i processi che porteranno via alcuni di noi. Lo stato non perdona chi lo critica nelle pratiche quotidiane di disobbedienza. A dire il vero, non vogliamo nessun perdono, non chiediamo alcuna tregua. Abbiamo fatto una scelta consapevole e, dentro o fuori, la nostra lotta continuerà.
PADRONI DEL NOSTRO DESTINO

OGGI, martedì 23 febbraio, un altro giorno dell’umanità umiliata, lo sfratto contro Cornelia e tutti i “suoi”, è stato respinto: RINVIO AL 19 aprile. E lo striscione è rimasto dove doveva stare!
Il comitato ANTISFRATTI/DIRITTOALLACASA di Brescia

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