Pubblicheremo appena disponibili i commenti dei compagni francesi al risultato delle regionali di ieri, che tuttavia non hanno sorpreso nessuno. È evidente che quando il centro e la sedicente sinistra inseguono e copiano la destra, molto spesso l’elettorato è attratto dall’originale più che dall’imitazione.

Di seguito una scheda di C. Dan su Ciudadanos possibile vincitore e ago della bilancia nelle prossime elezioni spagnole.

Abolizione del Senato e contratto di lavoro unico a tutele crescenti. Si pensa immediatamente – e non si sbaglia – a Matteo Renzi. Ma è anche ciò che rientra nel programma elettorale di Ciudadanos, questo «Podemos di destra», come è stato un po’ affrettatamente definito, che rischia di diventare il terzo o addirittura il secondo partito nelle elezioni spagnole di dicembre.

C’è un po’ di confusione circa l’esatta collocazione di questo partito, che ha volutamente intorbidito le acque circa la propria identità: nasce in Catalogna nel 2005 come “piattaforma civica” per opporsi al nazionalismo catalano, comincia col dire (già sentita) che non è «né di destra né di sinistra», poi al suo primo congresso si colloca nel centrosinistra e alle elezioni europee del 2009 si allea invece al minuscolo partito “transeuropeo” di destra Libertas. La confusione gli è servita, perché nel giro di pochi anni ha annichilito l’UPyD (ne accenniamo alla fine) e ha sottratto voti sia al PSOE sia al PP. Al punto che quest’ultimo lo considera ormai come il principale avversario.

Le origini e i primi (magri) successi

Ciudadanosnasce come partito catalano, antinazionalista e centralista. Fra il 2006 e il 2010 resta confinato in Catalogna, con risultati non disprezzabili nelle elezioni regionali (circa il 3 % dei voti e 3 deputati), ma non particolarmente impressionanti. I suoi primi tentativi di estendersi al resto della Spagna sono invece frustranti: 0,2 % nelle elezioni generali del 2008 e altrettanto nelle europee dell’anno successivo, quando si allea a Libertas. Al punto che alle generali del 2011 non si presenta.

Le cose cambiano a partire dal 2012, quando nelle regionali catalane Ciudadanos arriva a quasi l’8 %. Dall’anno successivo comincia a fagocitare una quarantina di partitini locali sparsi un po’ in tutto il territorio spagnolo e si trasforma in partito “nazionale”. Nello stesso tempo si dota di fondazioni e comincia a far sfoggio di una disponibilità di mezzi a dir poco sospetta. Alle europee del 2014 strappa qualcosa più del 3 %, ma già quest’anno, nelle regionali raggiunge percentuali del 9, 10 e oltre: quasi 2.400.000 voti in tutto, di cui 736.000 in Catalogna.

Cosa c’è dietro questo innegabile successo? Certamente l’ambiguità ideologica della formazione, che sovrappone a un programma economico di matrice decisamente neoliberista una spruzzata di “modernità”, soprattutto in materia di diritti civili. In questo modo rassicura il capitalismo spagnolo e nello stesso tempo fa l’occhiolino alla parte più credulona dell’elettorato “progressista” (parte di quello stesso elettorato che si era fatto incantare da Zapatero, che aveva fatto la stessa operazione, sia pure con diverse intenzioni). Ciudadanos si propone dunque come alternativa moderna rispetto a quel cavallo zoppo del Partido Popular, invischiato in una catena infinita di scandali e a rimorchio della parte più tradizionalista e reazionaria dell’episcopato spagnolo [vedi Spagna (2) – Lo schieramento della destra cavernicola ]. Ma si propone anche come alternativo al PSOE, che la svolta neoliberista in Spagna l’ha tenuta a battesimo e solo ora è colto da qualche tardivo ripensamento e che assiste con sgomento a un’emorragia di voti sia sulla sua destra (Ciudadanos) sia sulla sua sinistra (Podemos).

In altre parole, Ciudadanos è ora il cavallo (non zoppo) su cui punta (e che foraggia) la parte più lungimirante del capitalismo spagnolo. In un futuro più o meno lontano può sostituire il Partido Popular. O può anche diventarne la stampella per puntellarne il potere.

Ormai è certo che le elezioni di dicembre non daranno la maggioranza assoluta a nessun partito. Ciudadanos diventa così l’ago della bilancia. Può allearsi con il PP, che per ora l’attacca ferocemente, al prezzo però di perdere la sua patina di “modernità” e di partito “anticorruzione”. Potrebbe allearsi col PSOE (ma forse i numeri non lo permetteranno), dando però così ragione al PP (che lo definisce “inaffidabile”) e alienandosi gli elettori di centro e di destra. Potrebbe anche, e non è da escludere, sfruttare il suo prevedibile buon risultato per non fare alcuna scelta definitiva e aprire la strada a nuove elezioni, che gli potrebbero consentire un nuovo balzo in avanti.

De profundis per l’UPyD

Si è detto sopra come Ciudadanos abbia succhiato il sangue all’UPyD, Unión, Progreso y Democracia, una meteora nel panorama politico spagnolo della quale da dicembre non si sentirà probabilmente più parlare. Vale comunque la pena di spendere ancora due righe, come epitaffio, per questo partitino che ha, in gran parte, lo stesso DNA di Ciudadanos. L’UPyD nasce infatti dall’antinazionalismo, come Ciudadanos. Ma mentre questo pianta le sue prime radici in Catalogna, l’UPyD ha la sua culla nei Paesi baschi, e il suo primo nemico è il nazionalismo basco, ETA in testa. Lo fonda Rosa Díez, eurodeputata fuoruscita dal PSOE, con l’appoggio di diversi intellettuali di grido (fra tutti, il filosofo Fernando Savater e lo scrittore Andrés Trapiello, entrambi candidati in queste elezioni). L’obiettivo è quello di rompere il bipartitismo, collocandosi al centro (versante centrosinistra). Gli inizi sono stentati (1,2 % e un seggio nel 2008) e solo nel 2011 si apre uno spiraglio (4,7 % e 5 seggi). Ma UPyD non ha fatto i conti con Ciudadanos. Nell’arco di pochi anni i due partiti si rubano a vicenda militanti e dirigenti, ma alla fine è l’UPyD che soccombe, venendo praticamente rasa al suolo nelle regionali scorse. Non se ne sentirà la mancanza.

Scheda a cura di Cristiano Dan


Scopri di più da Brescia Anticapitalista

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.