L’iniziativa di ieri sera, organizzata dal CS “Maitan-Berneri” al Caffè Letterario di via Beccaria, non mi sembra sia andata molto bene. La partecipazione, soddisfacente ma al di sotto delle (mie) aspettative (una cinquantina di persone), è stata caratterizzata dall’assenza della quasi totalità di ciò che resta della sinistra bresciana: un certo numero di compagni di Sinistra Anticapitalista (meno del previsto), qualche compagno dei COBAS e dell’Opposizione CGIL. Nessuno del PRC, dell’area di Radio-Magazzino, del PCL, degli anarchici, ecc. Nemmeno i famosi “cani sciolti” (molti dei quali avevano partecipato ad iniziative contro l’islamo-fascismo di ISIS, come quella del gennaio 2015 per Charlie Hebdo) si sono fatti vedere. Altro da fare? Scarso interesse per dibattiti “culturali” che sembrano lontani dalla “pratica di lotta”? Settarismo? Mah.

In compenso il grosso della sala era formato da persone a me totalmente sconosciute (compresi per fortuna una quindicina di giovani), il che non guasterebbe, in tempi come questi, caratterizzati dal ripiegamento su se stessi e dall’autoreferenzialità di molte componenti di quella che un tempo si chiamava “estrema sinistra”. Ma la discussione, nonostante l’intervento più politico, quello di Majid, ha preso subito una piega diversa, anche per lo strano modo di intervenire di molte persone (tra i quali, devo dirlo con rammarico, anche una delle persone presenti tra i relatori) forse poco abituate ai dibattiti politici, che continuavano ad interrompere con battute, osservazioni, mini-interventi, contestazioni.

In realtà la discussione è scivolata sugli aspetti storici (e per me fin qui non ci sarebbe nulla di male) e teologico-filosofici (e qui invece il mio interesse, e quello di molti altri compagni, si avvicina allo zero) dell’Islam, oscurando sempre più l’oggetto originale della serata, che era stato messo a fuoco dall’intervento di Majid. E, soprattutto, si è trattato di una discussione confusa, in cui quasi mai chi interveniva riusciva ad esprimere tranquillamente il suo pensiero, visto che l’interruzione è apparsa quasi la norma, più che l’eccezione. Forse la scarsa politicizzazione della maggior parte dei presenti ha giocato un ruolo importante in queste difficoltà. O forse il tema stesso si prestava all’irruzione di spinte irrazionali ed umorali. Resta comunque l’impressione di un’occasione perduta.


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