La legge di stabilità è lo strumento fondamentale per definire le politiche economiche e sociali del paese: interessa la vita e il futuro di tutti i cittadini ed ancor più quelli della classe lavoratrice.
La legge di Renzi va compresa nel quadro dell’attacco che la classe padronale sta portando ai lavoratori.
Da anni i contratti nazionali di lavoro (strumento fondamentale per garantire condizioni salariali e di vita decenti), sono depotenziati ed oggi il Presidente della Confindustria proclama che i contratti si faranno solo alle sue condizioni! I padroni pretendono il “contratto di restituzione”: i lavoratori dovrebbero restituire quanto hanno avuto nei decenni passati sul piano dell’orario e del salario. Molti pessimi accordi sindacali vanno già in quella direzione.
- La prima misura che salta agli occhi della legge finanziaria è che stanzia una cifra irrisoria (8 euro lordi al mese) per il contratto (bloccato da 6 anni!) delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici. Il progetto del governo Renzi e della Confindustria è di ridurre i salari e gli stipendi a tutti i lavoratori, quelli pubblici e quelli privati.
- La seconda misura è che con diversi sgravi fiscali e contributivi, tra cui la decontribuzione per le aziende che assumono con il “contratto a tutele crescente”, ai padroni vengono regalati circa 6 miliardi di euro. Se ne potrebbero aggiungere altri 3 miliardi con la riduzione dell’imposta sulle aziende (IRES), se la Commissione Europea permetterà al governo di alzare ancora il deficit pubblico.
- La terza misura, quella più gettonata, è che vengono abolite le tasse sulla casa. A tutti? Anche ai proprietari delle grandi case e delle ville? Vedremo cosa saranno le norme finali della legge.
La questione è chi paga? Massacrata sempre più la sanità.
Il grosso dei soldi arriva dal taglio della spesa pubblica più di 6 miliardi, riducendo ancora i trasferimenti ai Comuni (300 milioni) sull’orlo della bancarotta, alle vecchie Province (400 milioni), alle Regioni (1,8 miliardi), alle amministrazioni pubbliche centrali (1 miliardo), con pesantissime ricadute sui servizi pubblici e sociali.
Vengono tagliati formalmente alla sanità 2,5 miliardi di euro (ma sono 5 miliardi le risorse reali sottratte); si vuole distruggere il servizio sanitario nazionale pubblico, quando già 10 milioni di cittadini fanno fatica a curarsi.
E’ il gioco delle tre carte: con una mano si eroga qualche centinaio di euro (al massimo) alle famiglie dei lavoratori con l’abolizione dell’IMU/TASI; ma si toglie loro molto di più con la distruzione della sanità pubblica; i ricchi che già ora possono facilmente ricorrere al servizio privato sono i veri vincenti della riduzione delle tasse (le loro).
Per riassumere: la legge di Renzi propone meno tasse per i ricchi e le imprese, meno sanità e intervento pubblico, stipendi ridotti, pensioni sempre più lontane.
Cosa non c’è nella legge finanziaria.
Dove stanno gli investimenti pubblici per creare attività e posti di lavoro stabili e sicuri, progetti per la sicurezza dei territori, per riavviare il lavoro nelle aziende che i padroni hanno chiuso, per garantire a tutti istruzione e formazione? Dove sta un intervento sulla legge Fornero che permetta a chi ha lavorato una vita di andare in pensione con un reddito degno?
Ci sono i soldi per fare un’altra politica!
Basta prenderli dai profitti, dai privilegi delle classi superiori, basta introdurre una patrimoniale che colpisca le grandi ricchezze, avere il coraggio di mettere in discussione un debito pubblico, in gran parte illegittimo ed ingiusto, un vampiro che succhia le risorse ai salari, pensioni, sanità e scuola per rimpinguare le rendite finanziarie.
Padroni e i loro governi fanno il loro mestiere, ma che mestiere fanno i sindacati?
Le direzioni di CISL e UIL hanno avallato tutte le misure di austerità. La CGIL le ha criticate, ma nulla ha fatto per contrastarle seriamente. Ci vuole una svolta radicale: le lavoratrici e i lavoratrici devono essere chiamati a discutere a fondo dei contratti da rinnovare e della legge finanziaria; servono una mobilitazione forte e le assemblee sui luoghi di lavoro.
Costruiamo tutti insieme una piattaforma rivendicativa che esprima i bisogni e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e sosteniamola con la lotta. Non si può stare passivi davanti alla TV a vedere che cosa combinano contro di noi Renzi e Squinzi. I lavoratori devono tornare protagonisti del loro futuro.
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