Lettere persiane Rv

L’accumulazione, la concentrazione del capitale e’ risultato del lavoro di tutti noi lavoratori mondiali; riproduciamo in maniera semplice e in maniera allargata il capitale e il sistema capitalistico.

Questa forza produttiva sociale e’ legge del capitale, si attua perché il capitale compera il tempo dagli individui per il suo bisogno di accumulare valore e denaro. Non compera il lavoro per il soddisfacimento dei bisogni di chi lavora.

La parte del tempo che il capitale non paga a chi lavora può aumentare o diminuire. Quando diminuisce troppo, cioè’ quando il capitale ritiene di avere meno plusvalore e meno plus capitale, il capitale ferma tutto, c’è’ una crisi, e aspetta il momento che chi lavora accetti di essere pagato di meno, tenendosi i soldi in tasca.

Dunque quando il tempo di lavoro non pagato è poco, il salario e’ più alto, quando il tempo di lavoro non pagato e’ molto, il salario e’ più basso.

Questo valore superiore prodotto da tutti coloro che lavorano e’prodotto accumulato e concentrato attraverso il lavoro sociale organizzato tecnicamente e scientificamente per ottimizzare e intensificare al massimo possibile la  produzione di plusvalore. La classe lavoratrice si amplia e cresce di numero, producendo plusvalore e nuovo capitale che serve per avanzamenti tecnici, per un ulteriore e incessante sviluppo tecnico scientifico, alla costruzione di macchine e di sistemi automatici di macchine automatiche. La composizione tecnica del capitale .

Una parte del  lavoro vivente viene sostituito, respinto dal capitale originario;  per quelli rimasti si intensificano i ritmi di  lavoro manuale e intellettuale, e la parte dei lavoratori respinti vengono  attratti in  nuove produzioni con i capitali nuovi, i quali lavorano già’ con meno lavoratori viventi di prima.

Anche il porto di Guangzhou ( porto di Canton), per esempio, completamente automatizzato e gestito dall’intelligenza artificiale ha questa composizione tecnica. Il rimasto della forza lavoro che  rimane dopo l’introduzione del sistema automatico, che da remoto sorveglia il sistema di comando del sistema automatico di macchine che lavorano, intensifica enormemente sul piano mentale la giornata lavorativa di 9 ore. Questo diventa la nuova composizione tecnica del capitale.

I capitali nuovi, prodotti dal plusvalore dei lavoratori,  operano con questa nuova composizione tecnica del capitale. Da questa nuova  composizione tecnica, viene prodotto il plusvalore che diventa capitale, questo capitale dunque da via a nuove produzioni con appunto la nuova composizione tecnica del capitale raggiunta, attraendo e assorbendo  in misura minore i lavoratori; quindi il timore e’ fondato, quello della perdita di milioni di posti di lavoro, che vengono così respinti e verranno attratti in misura minore in molte nuove produzioni realizzate.

Questo e’ ciclico. Il ciclo della sovvrapproduzione o sottoconsumo. Il ciclo della crisi.

Nella nuova nuova composizione tecnica (organica), il plusvalore che  é prodotto dal lavoro vivente che diventa capitale, alimenta il progresso tecnico e scientifico del capitale per il suo bisogno di produrre valore, non per il bisogno di coloro che per vivere devono lavorare. Da qui l’idea che la scienza abbia un ruolo sempre progressivo nel capitalismo, e si e’costruita così l’ idea che le scoperte scientifiche o invenzioni tecniche/scientifiche siano progressive e benefiche: e che e’ solo una questione di tempo la scoperta, il dominio sempre maggiore della natura,  e l’avanzamento tecnologico. Una favoletta. Oggi la ricerca scientifica e’ comandata dai monopoli finanziari.

La radice della causa sono i rapporti sociali capitalistici che riproducono il sistema. Dunque questa forza produttiva sociale amplia in maniera enorme la quantità di ogni merce prodotta ai fini del profitto. E in questa enorme grandezza di merci che coloro che lavorano producono realizzando nella composizione tecnica del capitale un enorme quantità’ di merci che costano meno e che migliorano, rispetto al passato, la condizione di lavoratori, vivendo meglio rispetto al passatola condizione di sfruttato.

Questo e’ quello che coloro che parlano produttività, intendono per aumento dei salari.

Tuttavia  non cambia di un millimetro il rapporto capitalistico  e la sua produzione finalizzata al valore denaro, e non ai bisogni di coloro che lavorano.

Questo miglioramento si traduce, per coloro che lavorano, con più merce a disposizione, e questa sempre maggiore produzione quantitativa di tutti i tipi di merci, costa meno, e dunque può essere comperata da chi lavora con il denaro della  parte pagata della giornata lavorativa.

Poi, e’ lo stesso capitalista che vende merce che serve a coloro che lavorano. Perché loro, a loro volta, con la composizione tecnica aggiornata, producono un enorme quantità’ di merci a prezzi più bassi per il consumo di chi lavora. Stesso meccanismo. Fondamentale e’ considerare il vissuto. L’alienazione mentale e fisica di operazioni in ultima istanza sempre ripetitive. Cicliche.

Il plusvalore e’ prodotto così  dai lavoratori con questa composizione tecnica, plusvalore che diventa capitale che si accumula e si concentra, forma dei capitali, che si centralizzano . Sono i capitali già formati che si centralizzano.

“Si tratta di capitali già formati, del superamento della loro autonomia individuale, dell’espropriazione del capitalista da parte del capitalista, della trasformazione di molti capitali minori in pochi capitali più grossi. Questo processo..presuppone solo una ripartizione mutata dei capitali già esistenti funzionanti..il capitale qui in una mano solo si gonfia da diventare una grande massa, perché là in molte mani va perduto. E questa la centralizzazione vera e propria a differenza dell’accumulazione e concentrazione.

( Karl Marx il capitale libro primo **, capitolo 23 pag 685/686)

“La competizione dei capitali sui mercati genera continuamente vincitori e vinti. Alcuni prevalgono altri soccombono. I più forti accumulano profitti, i più deboli incorrono in perdite, fino a precipitare nella bancarotta. Così i capitali più grandi e più potenti nel tempo finiscono per liquidare i capitali più piccoli e deboli. Vengono messi all’asta, svenduti. I capitali più grandi li “mangiano”.

Centralizzazione del capitale sempre in meno mani..il pesce grosso mangia il pesce piccolo e così diventa più grosso.

“Pochi giganti finiscono per controllare la totalità’ del capitale. Gli altri proprietari dovranno accontentarsi di essere minoranza o peggio, andranno a ingrossare le file dei diseredati.Competizione, distruzione, centralizzazione nelle mani del vincitore. Le società per azioni e sistema bancario diventano strumenti fondamentali del capitalismo contemporaneo.( Da “Libercomunismo” pag 28/29 Emiliano Brancaccio).

Si tratta del plusvalore prodotto da coloro che lavorano che diventa capitale e che questo capitale si concentra.

Una volta concentrato si centralizza: questo avviene tra capitalisti, con il denaro, e col credito. Quando il capitale si concentra  e dispone di capitale sempre più grande, siamo  alla fase imperialistica del capitale. Quella attuale è una fase imperialistica finanziaria. Una guerra tra pochi per comandare il sistema capitalistico finanziario mondiale, la composizione tecnica più avanzata e il processo di accumulazione e la gestione delle crisi.

“Il punto e’ che la  massa di piccoli e piccolissimi risparmiatori anche ex  capitalisti, acquistano depositi bancari, oppure azioni” o obbligazioni di società, (oggi facilmente online), hanno interesse per il rendimento  immediato che possono trarre dal loro piccolo capitale. Non prestano nessuna attenzione al governo del loro piccolo capitale, non badano nel modo in cui viene fatto fruttare ( esempio armi, sviluppo intelligenza artificiale). Importante che frutti.”“Così in cambio di interessi, di dividendi e di rendite finanziarie che ricevono, i piccoli affidano il controllo dei loro risparmi al ristretto circolo dei giganti capitalisti, che governa i consigli di amministrazione delle grandi banche e delle grandi aziende”.( Da Libercomunismo Emiliano Brancaccio, pag 29.)

Chi controlla e governa giganti, poche persone, non sono neanche proprietari, ma controllano e decidono. I milioni o forse miliardi di risparmiatori lasciano decidere i pochi.

Anche questo movimento del sistema capitalistico finanziario  poggia sullo sfruttamento del lavoro, con le sue composizione tecniche e i suoi capitali concentrati e centralizzati in poche mani, ed è causa della sue crisi. Queste crisi sistemiche del capitale, vengono gestite dagli stati i quali regolano le crisi del blocco della produzione di plusvalore, dell’accumulazione con diversi strumenti: la produzione di armi e’ uno.

La centralizzazione del capitale ha bisogni di stati sempre più autoritari. Nessuna delle  forze politiche mondiali  si adopera per regolare la competizione/guerra tra grandi centralizzazioni di capitale. Per questo non si costruiscono le condizioni economiche per la pace.

La popolazione vivente migrante o meno è direttamente legata alla grandezza del capitale mondiale. Tra occupati in tutte le varie forme possibili e non occupati in tutte le varie forme possibili.

La tendenza generale è un aumento del numero  popolazione lavoratrice mondiale, una sovrappopolazione che e’ “il prodotto necessario dell’accumulazione capitalistica, una della condizioni di esistenza del modo di produzione capitalistico. Essa costituisce un esercito di riserva industriale disponibile che appartiene al capitale in maniera così completa come se quest’ultimo fosse allevato a proprie spese e crea per i mutevoli bisogni della valorizzazione ( del capitale) il materiale umano sfruttabile  sempre pronto, indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione.”  ( capitolo 23, pag 623 libro primo ** Il capitale, Karl Marx).

Le  politiche per gestire le  crisi continue di accumulazione nella gestione del sistema capitalistico centralizzato mondiale e imperiale, con le sue guerre, é portata avanti da stati sempre più autoritari, espressione politica  del sistema capitalistico centralizzato.

Coloro  che per vivere devono lavorare, oggi, e coloro che affidano  loro risparmi ai giganti del capitale finanziario, dal quale vogliono la  rendita, sono chiamati a fare la guerra dei capitali.

Per difendere i “valori”.

Questa guerra oggi e’ tra Usa e Cina. Per il comando dell’intero sistema mondiale.

Le manifestazione dei giovani  in Francia, in Spagna in Italia,  o altrove nel mondo, di questi giorni dimostrano come, quando chiunque pone una questione di sistema, ovvero i bisogni di coloro che lavorano o devono lavorare per vivere, o coloro che sono parcheggiati in attesa di lavoro , o coloro che vengono allevati per essere parcheggiati in attesa di lavoro o di non lavoro, la questione deve essere  stroncata su nascere con la violenza.  Violenza e repressione  che viene invocata anche  da coloro che politicamente vogliono rappresentare i piccoli risparmiatori, i quali affidando ai giganti finanziari i loro piccoli risparmi, temendo  riduzioni dei rendimenti.

Pensando che la causa della crisi siano i giovani che si ribellano. Gli stati sempre più autoritari rappresentano così la questione. A quanto risulta coloro che difendono il sistema capitalistico a spada tratta non sono moltissimi;  ma sono i più coloro che pensano che la loro vita individuale non possa modificare questo sistema. E che ci sia una mano invisibile a guidare il tutto.

Tutt’altro: é proprio il lavoro vivo che produce e rende operanti queste leggi del sistema capitalista. Insieme al fatto che chi produce, non produce in questo modo per il suo bisogno.

La  politica di contrattare o moderare l’impatto violento del sistema capitalistico; di imbrigliare le sue leggi gestendo il ciclo  dell’accumulazione, concentrazione e centralizzazione finanziaria; manipolando la povertà’, la migrazione, la disoccupazione;  fingendo di gestire i disastri ambientali; la guerra e la politica violenta contro popolazioni e individui;  assumendo la scienza al servizio del capitale come unica affermazione di verità;

Questa  politica è di fatto estranea a tutti coloro che per vivere devono lavorare o vengono parcheggiati  in attesa, o devono fare una vita da precari o disoccupati o simili.

Nei parlamenti liberali, là dove esistono nel mondo, dove le elezioni  si riducono a sondaggi di opinione sono completamente scomparsi i rappresentanti della classe lavoratrice. Ci sono gli ex manager delle multinazionali, o di grande imprese, mettendo così ancora in chiaro, se c’e ne fosse bisogno, che le politiche statali sono esclusivamente al servizio della centralizzazione del capitale.

Il cambiamento di un rapporto sociale che preveda per l’individuo di non vendere  tempo al capitale e’ la base per una politica di transizione per produrre un mondo non estraneo, per riappropriarsi del proprio tempo e dedicarlo a decisioni comuni di come organizzare la produzione che serve per i bisogni umani.

Un sistema che smette di produrre valore e denaro per accumulare, ma quello che serve all’uso dell’essere umano. Una scienza e una tecnica, liberata dalla necessità di produrre denaro.


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