Le 13e elezioni parlamentari del Bangladesh si sono concluse con la schiacciante vittoria della coalizione capeggiata dal partito nazionalista di centro-destra BNP contro quella del partito islamista radicale, Jamaat-e-Islami, che in questa contesa ha cercato di presentarsi come una forza riformista e inclusiva.

Ma le vicende elettorali – di cui raccontiamo in seguito – sono l’esito di importanti avvenimenti precedenti.

Nel luglio 2024 scoppiarono in Bangladesh ampie rivolte di studenti universitari delle maggiori città del paese a cui, in un secondo momento, si unirono lavoratori dell’industria tessile della zona ad alta concentrazione industriale a nord di Dhaka (Gazipur, Savar, Ashulia, Konabari, Rongi, Rangpur Mirpur), come pure del settore informale (conducenti di risciò). La scintilla della rivolta, un movimento “antidiscriminazione”, fu la rivendicazione della riduzione delle “quote” di posti pubblici riservati, e gestiti clientelarmente, agli eredi dei “martiri” della guerra di liberazione del 1971 contro il Pakistan.

Con l’avanzare della feroce repressione – scatenata dalla Primo ministro Sheikh Hasina con il ricorso a polizia, forze speciali, guardie di frontiera, esercito e le squadracce del partito al potere Awami League – le rivendicazioni si fecero politiche, contro il governo, la corruzione… (1). Delle circa 1400 vittime causate, il 75% furono studenti, il restante lavoratori.

I lavoratori scesero in piazza per indignazione contro la repressione: “Le vittime erano, per la maggior parte, figli di famiglie della classe operaia. Figli di operai, contadini, braccianti giornalieri, e impiegati comuni”. “In queste circostanze, anche i lavoratori iniziarono a prendere coscienza e a dare voce alla discriminazione, alle privazioni e alla rabbia che avevano segnato le loro vite per anni. Videro l’opportunità di rispondere alla lunga oppressione che avevano subito”, secondo la testimonianza di un attivista operaio che vi prese parte (2). 

E dopo queste rivolte? 

Avvenne il crollo del regime della Awami League con la fuga di Hasina in India, seguito dall’epurazione di funzionari nelle istituzioni legati al precedente governo Awami, che hanno lasciato spazio a quelli legati al nuovo governo ad interim. Un governo capeggiato da Mohammad Yunus, il cosiddetto “banchiere dei poveri”, arricchitosi con il famigerato “microcredito” da lui inventato, che contribuì a mandare in bancarotta un gran numero di famiglie contadine povere, con conseguenti suicidi per disperazione.

Per stabilizzare le banche fragili e recuperare la fiducia degli investitori, garantendo al contempo l’integrità degli interessi commerciali stranieri, Yunus si è concentrato su un’ampia riforma del settore bancario e creditizio, infestato da un sistema di prestiti illeciti che drenava risorse dai risparmiatori verso pochi grandi gruppi industriali legati al precedente regime. Ha imposto la fusione di cinque banche islamiche, destituito i vertici di numerose banche legati al precedente regime, ha fornito alle banche in crisi “garanzie sovrane”, cioè la protezione statale per i loro affari, rifornendole di capitali pubblici. Ha facilitato i prestiti alla piccola e media borghesia industriale…

I salari dei dipendenti del pubblico impiego sono invece rimasti fermi alla struttura definita nel 2015; Hasina aveva concesso un aumento una tantum del 5%; Yunus neppure quello.

Riguardo ai lavoratori del “settore privato”, nel settembre 2024 dopo settimane di proteste che hanno paralizzato i distretti industriali di Ashulia e Gazipur, il governo Yunus è stato costretto a mediare un aumento salariale complessivo del 4-4,8%, contro un aumento dei prezzi dei generi alimentari del 15-20% rispetto all’anno precedente, senza contare l’inflazione pregressa!

Ma i grandi gruppi dell’abbigliamento che da anni sfruttano le operaie bengalesi, hanno già avvertito che senza aumento della produttività non ci saranno altri miglioramenti salariali, anzi porteranno i loro capitali in Vietnam o in Etiopia.

Quali miglioramenti nelle condizioni di vita della gran parte della popolazione sono derivati dalle rivolte pagate nel sangue e dal cambio di regime? Chi ha lottato non ha ottenuto i risultati sperati, anche per il cedimento degli studenti, ma la rivolta è stata comunque una esperienza importante che i giovani, studenti e lavoratori, potranno rielaborare, comprendendo meglio le dinamiche sociali e politiche di cui sono stati parte e, in certa misura, protagonisti, e gli errori compiuti.

Ciò detto, nonostante il movimento degli studenti abbia ottenuto la riduzione delle “quote riservate”, i posti disponibili nel pubblico impiego rimangono pochissimi (circa 18.000); a fronte di oltre 2 milioni di nuovi ingressi annuali nel mercato del lavoro, è aumentato il tasso di disoccupazione dei laureati, quello dei NEET è addirittura al 40% (3). Nel 2024 si sono persi 2 milioni di posti di lavoro, rispetto al 2023, ed altri 800mila nel 2025 (dati BM). Per questo motivo circa l’11-12% della forza lavoro del paese è costretta ad emigrare (4).

Anche la povertà è fortemente cresciuta, giungendo nel 2025 a quasi il 28% della popolazione, 48 milioni di poveri (5). In aumento anche le persone in povertà estrema, 15,8 milioni, circa il 9,3% della popolazione (6). A questo si aggiungono le enormi carenze del sistema educativo pubblico del Bangladesh, agli ultimi posti tra i paesi meno sviluppati per spesa statale, l’inefficienza della sanità i cui costi sono per oltre il 63% a carico dei pazienti, e le condizioni abitative, miserrime nelle campagne, e costose oltre che disastrose quelle dei lavoratori emigrati nei centri industriali del paese.

Una chiara valutazione di classe del governo Yunus è espressa dall’operaio attivista sopra citato: quando nel marzo 2025 “i lavoratori hanno tentato di bloccare il ministero del Lavoro per chiedere il pagamento dei salari e dei bonus non pagati, la polizia ha aggredito spietatamente i lavoratori, insieme agli studenti e ai cittadini che avevano aderito alla protesta (7). [..] Se questa è la posizione del governo nei confronti dei lavoratori, a cosa è servito l’abbattimento del governo autoritario nella grande rivolta di pochi mesi fa? Dopo la rivolta, non si discute su come migliorare la vita di questi lavoratori. [..] Il governo post-rivolta ha mantenuto lo stesso sistema sfruttatore e oppressivo. [..] i movimenti dei lavoratori vengono etichettati come “cospirazioni” per giustificare la repressione nei loro confronti.”

I risultati elettorali

L’incarico del governo ad interim di Yunus si è concluso con le elezioni parlamentari del 12 febbraio scorso, da cui il partito precedentemente al potere, messo fuori legge, è stato escluso. Come anticipato, il BNP ha vinto con ampio margine, con 209 seggi (pari al 49,97% dei voti e solo 29,70% degli aventi diritto) contro 68 seggi (31,76%/18,88%) del principale schieramento rivale Jamaat-e-Islami (8). Il National Citizen Party (NCP), il partito degli studenti formato a seguito delle rivolte del 2024, ha ottenuto solo 6 seggi (3,05%/1,81%), un risultato molto inferiore alle aspettative del movimento. L’insuccesso elettorale è in gran parte da ascrivere alla decisione dei suoi leader di allearsi alla coalizione guidata dagli islamisti del Jamaat-e-Islami, in quanto è stato considerato un tradimento da molti giovani elettori…

Ma il movimento degli studenti, che pure in alcune situazioni si era alleato al movimento di massa dei lavoratori, non aveva una chiarezza di posizioni politiche, oscillando tra rivendicazioni occupazionali e democraticiste e denunce anti-sistema. Non essendo riuscito a maturare una coscienza politica più radicale (in senso di classe) nell’anno e mezzo trascorso dalle rivolte, è rifluito nelle urne parlamentari, facendosi in qualche modo strumentalizzare e irretire dalle prediche religiose degli islamisti.

La partecipazione al voto è stata del 59,4% degli aventi diritto, un tasso superiore a quello del 2024 (41,8%) (9). Dei 127 milioni di aventi diritto al voto, ben 56 milioni sono tra i 18 e i 37 anni, e almeno 5 milioni di elettori hanno votato per la prima volta.

Ciò detto, gli astenuti sono stati più del 40%, evidente indice di scarsa fiducia nel voto come opportunità di contare per le scelte politiche e sociali del paese. L’astensione è stata nettamente più elevata nei centri urbani (44-45%) rispetto alle zone rurali, con punte di affluenza superiori al 70-74% in diversi distretti. Qui un fattore determinante è stato l’utilizzo della capillare rete delle moschee e delle istituzioni religiose locali da parte del Jamaat-e-Islami.

Il vincitore BNP è capeggiato da Tarique Rahman, rientrato per partecipare a questa contesa elettorale dalla Gran Bretagna, dove si era rifugiato 17 anni fa’ “per persecuzioni politiche” (leggi accuse di corruzione). Tarique è figlio della defunta Begum Khaleda Zia, la prima donna primo ministro del Bangladesh nel 1991, anno in cui vinse le elezioni proprio grazie ad un compromesso con l’attuale partito rivale, Jamaat-e-Islami. Il successivo mandato di Khaleda (2001-2006) fu contrassegnato da gravi accuse di corruzione, anche per il figlio Tarique Rahman, dalle concessioni ai gruppi islamisti radicali, e dal tentativo di conservare il potere con metodi anticostituzionali contro l’altra Begum, Sheikh Hasina, capo del partito Awami League.

Una quota di leader dell’Awami League ha dichiarato pubblicamente il proprio appoggio ai candidati del BNP, fino ad ora acerrimi nemici. Evidentemente le differenze ideologiche hanno ceduto al desiderio di partecipare alla spartizione di un futuro bottino.

Dunque, siamo di fronte ad un nuovo avvicendamento al potere tra potenti clan o dinastie famigliari, in un’elezione che avviene dopo un anno e mezzo del governo provvisorio, sostenuto dal BNP.

La serie di riforme costituzionali previste dalla “Carta di Luglio”, approvata dal referendum indetto per il giorno stesso delle elezioni parlamentari, ha lo scopo di contrastare l’eccessiva centralizzazione del potere politico nel Primo ministro e di meglio bilanciare i poteri dell’apparato statale. Favoriranno cioè la mediazione tra gli interessi delle frazioni della borghesia nazionale, senza assicurare alcuna tutela della massa della popolazione.

Con quale programma il BNP ha ottenuto la fiducia degli elettori?

Tra le principali promesse del BNP, per le imprese industriali: facilitazione del credito per le PMI, riforma del settore bancario per stabilizzare i tassi di interesse; sviluppo di hub logistici integrati attorno ai porti di Chattogram e Mongla; riforma fiscale favorevole alle imprese e deregolamentazione; riforma strutturale del settore energetico e potenziamento dell’esplorazione domestica di gas naturale.

Per l’agricoltura: condono dei prestiti agricoli fino a 10.000 Taka (69€), facilitazioni dei prestiti; costruzione di magazzini refrigerati, riapertura di zuccherifici e industrie agro-alimentari locali, incentivi; prezzi equi per fertilizzanti e pesticidi; un piano di scavo e dragaggio di 20.000 km di canali e piccoli fiumi per migliorare l’irrigazione e il drenaggio, e costruzione della diga sul fiume Padma per favorire l’agricoltura nelle regioni settentrionali; rafforzamento del sistema di marketing gestito dallo Stato per garantire prezzi equi ai prodotti agricoli.

Per Sanità e Istruzione aumento della spesa pubblica fino al 5% del PIL (oggi la prima è lo 0,74% e la seconda l’1,53%), e assunzione di 100mila nuovi operatori sanitari; istruzione completamente gratuita per le donne fino al post-laurea e per gli uomini fino alla laurea triennale; reintroduzione delle mense scolastiche.

Per il mercato del lavoro: creazione di dieci milioni di posti di lavoro in 18 mesi; introduzione di un’indennità di disoccupazione per le persone “istruite” alla ricerca di lavoro; sostegno alla Gig Economy e alla ICT; indicizzazione dei salari all’inflazione, con revisioni biennali.

I condizionamenti alla realizzazione delle promesse elettorali

Un fattore oggettivo fondamentale che si frappone ai piani di sviluppo economico e a un minimo di welfare state in Bangladesh è il crescente debito estero.

Dal 2016 il governo bengalese ha dato priorità nella propria politica economica agli investimenti per una serie di infrastrutture strategiche (10). Questi investimenti – realizzati con finanziamento interno tramite emissione di titoli, e tramite i prestiti esteri (Russia, Cina, Giappone, Banca Asiatica di Sviluppo e Banca Mondiale) – hanno causato un rapido incremento del debito data la concentrazione temporale di questi mega-progetti, provocando una pressione inflazionistica e rafforzando così la dipendenza economica e politica dai governi e dalle istituzioni che hanno concesso i prestiti – dovuta alla collocazione del paese nella divisione internazionale del lavoro. A fine 2025 il debito estero del Bangladesh superava i 100 miliardi di dollari. La svalutazione della valuta nazionale, la Taka (passata da 84 a oltre 120 per dollaro in pochi anni) ha reso molto più oneroso il rimborso dei prestiti esteri in valuta locale.

Per rimborsare il debito il governo ha tagliato, operando una chiara scelta di classe, i già scarsi sussidi e prestazioni sociali. Il che ha portato all’inversione di tendenza della riduzione del tasso di povertà e all’aumento delle diseguaglianze sociali. Il reddito del 10% più ricco è ora circa 31 volte superiore a quello del 10% più povero, un rapporto che nel 2010 era di 18 volte.

Oltre a ciò, la ricchezza prodotta dai “mega-progetti” e dall’industria tessile è concentrata nel 10% più ricco della popolazione.

L’indebitamento, assieme a valutazioni strategiche nel quadro del rimescolamento dei rapporti di potenza su scala mondiale, ha riflessi nella politica estera del Bangladesh. Che, infatti, nel 2025 è modificata, mostrando una propensione verso la Cina rispetto alla precedente “diplomazia di equilibrio” con l’India portata avanti dalla Lega Awami.

Il Bangladesh interessa alla Cina per la sua posizione geografica, ideale per un accesso marittimo alle province cinesi occidentali, e come punto d’appoggio per le sue rotte marittime nel Golfo del Bengala. La Cina punta anche allo sfruttamento di mano d’opera bengalese a basso costo, ad un futuro ampio mercato per le sue merci, e ad attrarre il paese nella propria sfera di influenza politica.

Un fattore aggiuntivo che intralcia qualsiasi buon proposito è la corruzione sistemica, piaga che ha storicamente caratterizzato sia i governi della detronizzata Awami League che quelli del vincente BNP (secondo Transparency International, nel 2025 il Bangladesh si è classificato al 13° posto tra i paesi più corrotti al mondo, su una scala da 0 a 100 dove 0 è il livello più alto di corruzione), ed ha molto, moltissimo a che vedere con le relazioni di dipendenza di cui si è detto sopra. 

Basteranno le epurazioni del 2024 dei funzionari corrotti legati a Sheikh Hasina e le dichiarazioni elettorali a sanarla, o si tratterà solo di un cambio della guardia?

Le consultazioni elettorali, insomma, hanno deciso quale frazione della borghesia bengalese dirigerà le scelte politiche e sociali del paese, nel quadro dei condizionamenti dettati dalle grandi potenze che dominano il mercato e la politica mondiale.

Ma i lavoratori e gli strati più svantaggiati del paese non possono fare affidamento sui proclami elettorali per affrontare i gravi problemi sopra elencati.

Già durante la formazione del nuovo governo a guida BNP, il movimento sindacale ha presentato le proprie rivendicazioni. Interessante in particolare la piattaforma del Garment Sramik Sangram Parishad (Consiglio di Lotta dei Lavoratori dell’Abbigliamento, facente parte del sindacato Samajtantrik Sramik Front, legato al Partito Socialista, marxista-leninista.) Il Sangram Parishad ha avvertito: se non riceverà risposte concrete dal governo entro i primi 100 giorni di mandato, riprenderanno le mobilitazioni di massa.

Note

(1) https://www.paginemarxiste.org/bangladesh-un-paese-in-rivolta-dopo-gli-operai-del-tessile-i-laureati-studenti-e-i-net/

(2) Netra News, 29 marzo 2025, https://netra.news/2025/government-forgetting-rmg-workers-sacrifices-en/#:~:text=At%20least%20112%20workers%20lost,and%20the%20experience%20of%20Gazipur

(3) https://www.japantimes.co.jp/commentary/2024/07/29/world/bangladesh-protests-arab-spring-moment

(4) Nel 2024-2025, la forza lavoro totale del paese era stimata in circa 71,7-73,4 milioni; gli emigrati per motivi di lavoro sono stimati tra gli 8,7 e 13 milioni, pari al 12-18% della forza lavoro totale. Nel 2025, gli emigrati sono stati circa 1,13 milioni, con un aumento dell’11,5% rispetto al milione del 2024. Le loro rimesse rappresentano il 12% del PIL del paese. (Fonti: Bureau of Manpower, Employment and Training, Bangladesh Bureau of Statistics (BBS); International Organization for Migration).

(5) Power and Participation Research Centre. La soglia di povertà come definita del Bangladesh Bureau of Statistics è un reddito disponibile al giorno di $1,18; quella di povertà estrema di $0,85.

 (6) Dati BM, PPRC (Power and Participation Research Centre).

 (7) Vedi anche: https://pungolorosso.com/2024/09/16/bangladesh-il-governo-del-banchiere-filantropo-yunus-reprime-le-lotte-operaie-con-la-benedizione-del-capitale-nazionale-e-internazionale/

 (8) Il Nord e il Nord-Ovest sono stati riconfermati come roccaforte del BNP, con vittorie schiaccianti nelle zone agricole di Bogura e Rajshahi, considerate il “paniere alimentare” del paese. Ricordiamo che il simbolo del BNP è il covone di riso, scelto alla fine degli anni 1970 dal fondatore del partito, Ziaur Rahman, come partito dei contadini e delle masse rurali, sua base elettorale di massa, in contrapposizione all’élite urbana. Nell’area Metropolitana di Dhaka, il voto è stato più frammentato, le vittorie del BNP sono con margini molto più stretti rispetto alle province. Il Jamaat-e-Islami ha avuto migliori risultati nelle aree rurali, in particolare nel S-O, Khulna, grazie alle reti di welfare locali a vantaggio dei contadini più poveri di quelli del N-O, a causa della forte salinità del terreno e dell’aumento di cicloni e inondazioni degli ultimi anni, dovuti al cambiamento climatico. Occorre ricordare che il Jamaat dispone di una enorme rete di istituzioni sociali; Jamaat controlla Banche islamiche (es. Islami Bank Bangladesh), ospedali, scuole e centri di assistenza che offrono servizi efficienti dove lo Stato non lo fa. Questo gli procura una base di elettori fedeli non necessariamente legati alla sua ideologia politica. In occasione delle elezioni ha adottato una fraseologia che parla di diritti umani e giustizia sociale. Ha forti legami ideologici (e talvolta finanziari) con movimenti simili nel mondo musulmano, come i Fratelli Musulmani in Medio Oriente e il Jamaat-e-Islami in Pakistan.

(9)Nel 2024 il BNP boicottò le elezioni.

(10) Completamento del Ponte sul Padma, Padma Rail Link; metropolitana di Dhaka, centrale nucleare di Rooppur, il porto in acque profonde di Payra e di Matarbari e il tunnel sotto il fiume Karnaphul; istituzione di 100 zone economiche speciali.

Da: https://pungolorosso.com/2026/02/24/scambio-di-regime-in-bangladesh-nuovi-vecchi-suonatori-stessa-musica/


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