Riceviamo e pubblichiamo questo testo da parte dei compagni del PCInt

Giunge in questi giorni la notizia di una possibile ennesima tregua alla guerra di sterminio e pulizia
etnica dello Stato d’Israele nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, nel Libano e nel Golan “siriano”.
Alcune cose debbono continuare a essere chiare. Qualunque sia l’esito immediato di questa vicenda
sanguinosa, altro frutto avvelenato delle dinamiche imperialiste, è evidente che non ci sarà sbocco
né politico-militare né umanitario. Lo Stato d’Israele continuerà a svolgere il ruolo di gendarme
armato dell’area medio-orientale che gli è stato affidato dall’imperialismo USA, con il tacito e
ipocrita consenso degli imperialismi “alleati” e con quello “conflittuale” delle potenze emergenti,
nel silenzio colpevole e complice delle borghesie arabe, di cui tutte le fazioni palestinesi fanno parte
a pieno titolo.
La tragedia del proletariato di Gaza, della Cisgiordania e della diaspora, non avrà termine, finché
esso rimarrà drammaticamente ingabbiato entro la prospettiva nazionale e nazionalista (il “popolo”,
la “patria”), di cui si fanno portavoce fazioni borghesi più o meno militanti, militariste e bigotte
come Hamas (e tutti quelli che continuano ad accodarglisi nel grottesco “Fronte della resistenza”) o
la corrotta Autorità Nazionale Palestinese. Quando anche, in futuro e attraverso altri, inevitabili
massacri, dovesse concretizzarsi la “soluzione dei due Stati”, non solo non cesserà la guerra
all’interno della polveriera medio-orientale, sempre più simile a quella balcanica da cui si sprigionò

la Prima Guerra Mondiale (essa pure, come la Seconda, espressione di dinamiche inter-
imperialiste), ma il proletariato palestinese, fiaccato da decenni di interclassismo

controrivoluzionario, continuerà a essere vittima non di uno, ma di due nemici: la borghesia
israeliana e il suo Stato e quella palestinese e il suo Stato.
Avrà la forza di affrontarli e combatterli? Da qui, nel cuore dell’imperialismo mondiale (europeo,
americano, asiatico), deve tornare ad affermarsi, nella teoria e soprattutto nella pratica,
l’internazionalismo proletario: guerra contro tutte le borghesie nazionali e i loro Stati e in primo
luogo contro la “propria” borghesia, troncando una volta per sempre la colpevole, suicida e
omicida, complicità nazionale e nazionalista, fin troppo alimentata, in tutti questi anni e in tutti i
paesi, da sedicenti forze “di sinistra”. Classe contro classe e non popolo contro popolo;
internazionalismo antinazionale e non “federazione di popoli”; lotta aperta contro tutte le
borghesie, soprattutto contro la “propria”; disfattismo rivoluzionario e fraternizzazione tra
proletari contro il nuovo massacro inter-imperialista mondiale che si prepara. Altra via non c’è.
4 ottobre 2025

Partito comunista internazionale

(il programma comunista – kommunistisches programm – the internationalist –


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