Nel silenzio quasi assoluto dei media “occidentali” Taiwan è a un passo dal colpo di stato.

A Taipei, decine di migliaia di manifestanti si sono riversati nel weekend scorso su Ketagalan Boulevard per protestare contro il presidente William Lai Ching-te. Secondo il Kuomintang (KMT), forza d’opposizione storica, i presenti erano oltre 200mila. Le stime della polizia si fermano a 60mila. Ma al di là dei numeri, il segnale politico è chiarissimo: Taiwan entra in una fase di violenta instabilità politica interna proprio mentre si rafforza la pressione esterna da Pechino e dagli USA.

L’accusa che i manifestanti hanno rivolto al presidente taiwanse Lai Qing de, è di essere un dittatore che sta cercando di eliminare i partiti di opposizione e di trascinare l’isola alla guerra. Il partito alla presidenza invece accusa le opposizioni di essere filo-cinesi, e ha sostenuto una campagna di massa con lo scopo di rimuovere i parlamentari di opposizione prima della scadenza del loro mandato. Questo caos politico ha portato ad arresti di politici di opposizioni e all’annuncio di limitazioni sulla libertà di parola e di spostamento coatto di centinaia di persone da Taiwan alla Cina continentale. Persecuzioni contro giornalisti e censure contro artisti taiwanesi che lavorano anche nella repubblica popolare cinese.

Pechino avverte che queste misure potrebbero presto portare ad uno scontro militare.
La mobilitazione, guidata dal KMT e alimentata da accuse di autoritarismo contro Lai, ha puntato il dito contro le proposte di legge per rimuovere buona parte dei deputati dell’opposizione, ritenute un colpo di stato per silenziare l’opposizione, e avere una maggioranza parlamentare per poter cambiare la costituzione e dichiarare l’indipendenza.

Dietro questo scontro politico e culturale, c’è lo scontro tra due settori del capitalismo taiwanese, quello legato agli interessi statunitensi, e quello che ha i propri affari nella Cina continentale. Le sanzioni di Trump sembrano avere avuto il risultato di schierare sempre più settori imprenditoriali con la possibilità di una riunificazione alla “Hong Kong”, vista l’inaffidabilità, l’ostilità e la decadenza economica degli USA.

Per più informazioni questo video di Dazibao:

https://youtu.be/vKljc8BLS0s?feature=shared


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