L’ultimo ospedale di Gaza chiude. I malati lasciati morire sotto le macerie e i medici sequestrati dai soldati di Israele.
Lo avevamo gridato ad alta voce.
Scappate da quella trappola mortale, bucate quel maledetto muro, sciamate verso sud, costringete i “fratelli” egiziani a accogliervi e a proteggervi, o inchiodateli davanti alla storia, e ai vostri figli, alle loro responsabilità di complici dei massacratori.
Molte altre voci si erano alzate a coprire questa “esortazione alla resa”.
Voci autorevoli, di autorevoli dirigenti politici, nutriti di libri mal digeriti, usi a ponzare sulle rivoluzioni altrui che quelle a casa loro sono ormai archiviate in soffitta.
Lontani dal mondo reale fatto di esseri umani, fatto di carne troppo fragile per sopportare le bombe, di sangue e di nervi, di paura, di fame e di sete, di ottusa violenza, di terrore.
“Scappare? Disertare? Infame! tu fai il gioco dei sionisti”.
“Non vedi la rivoluzione che avanza? Il popolo che unito vincerà”
E la retorica insensata sulla necessità di “resistere”, di scatenare l’inferno in terra contro l’odiato nemico.
Quando, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, diventava sempre più chiaro che non era la “resistenza” di un popolo, quella a cui assistevamo inerti e passivi, ma una mattanza preordinata e condotta con metodica e scientifica determinazione atta a cancellare l’esistenza stessa di una entità nazionale palestinese.
La caccia al palestinese dopo la mezza giornata di caccia all’ebreo ad opera di una banda di mercenari che, fino al giorno prima, si erano assunti il compito di “kapò” nel lager che era diventata la striscia di Gaza.
E il trionfo del merdume ideologico della piccola borghesia che è fascista anche quando si atteggia ad essere rivoluzionaria.
“Meglio morti che schiavi”. “Meglio morire combattendo che vivere sotto il giogo dell’occupante”.
“Morire da “martiri” affinché coloro che verranno dopo di noi ci possano “vendicare”.
Lo avevamo scritto mentre gli ultimi rottami del nazional comunismo, fascisti e sovranisti verniciati di rosso, favoleggiavano di impossibili e anacronistiche lotte di liberazione nazionale.
Lo avevamo detto e ripetuto sfidando la corrente avversa, i santoni decotti di un marxismo da accademia, i katanga resuscitati a caccia di “traditori e spie” da picconare.
Gaza sarebbe stata cancellata dalla faccia della terra.
I suoi abitanti macellati.
Il popolo palestinese costretto alla sua definitiva nakba.
Il genocidio di un popolo, che la storia derubricherà a episodio secondario di fronte all’ecatombe della guerra totale di cui vediamo solo i primi incerti passi.
Sotto le macerie delle case delle scuole degli ospedali di Gaza non ci stanno solo i cadaveri dei bambini palestinesi.
Quei morti, quella sconfitta epocale, cambiano la storia. La consapevolezza dei sopravvissuti e la visione di chi, attonito è impotente, se ne sta a guardare.
Con Gaza si chiude, nella coscienza collettiva, un epoca.
L’epoca delle nazioni e dei popoli.
I popoli, ibridi alleanze fra le classi dominate e i loro dominatori nazionali, vengono falcidiati dalle guerre e cancellati dalla storia.
Cresce l’esercito dei senza patria, dei senza terra, di coloro che non hanno più nulla da perdere.
… tranne le loro catene.
Raccontatelo a loro, ai loro figli, ai loro nipoti quando è bello morire per la patria.
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Ma non vi vergognate a pubblicare ancora questi deliri nichilisti di un individuo che non sa fare altro che dare lezioni dall’alto del suo nulla? Non vi siete accorti che questo Gangarossa è ormai passato dalla critica ad Hamas alla predicazione della sconfitta senza nemmeno lottare? Avete letto bene quello che scrive? Almeno lo ammette lui stesso, a chiare lettere: è un’esortazione alla resa. RESA. Bene, arrendiamoci tutti al sionismo, arrendiamoci tutti allo sterminio. C’è un genocidio in corso? Arrendiamoci! Ghetto di Varsavia? Arrendiamoci! Gulag? Arrendiamoci!
Vi siete accorti o no, compagni di Brescia Anticapitalista, che quest’individuo è come quei burocrati sindacali che davanti agli attacchi ai lavoratori da quarant’anni a questa parte non sanno fare altro che… esortare alla resa? È lo stesso metodo, la stessa logica.
Questo individuo se la prende con i dirigenti di quella parte della sinistra che in tutto il mondo ha appoggiato la lotta dei palestinesi, accusandoli di essere dei favoleggiatori che ponzano su rivoluzioni altrui. E lui, invece? A nome di cosa parla? In cosa pensa di essere qualitativamente diverso da quelli che lui chiama santoni marxisti d’accademia? Pensa che i suoi consigli siano migliori? Siano più ben accetti? In base a quale considerazione eticamente e politicamente superiore elargisce i suoi proclami di resa? In base al fatto che lui tiene così tanto alla vita dei palestinesi che vuole che crepino senza manco obiettare? Secondo Gangarossa i palestinesi lottano (o non lottano) perché glielo ordina qualche dirigente della sinistra dall’Italia? Non è che forse lottano perché si svegliano in un inferno da decenni e ne hanno i coglioni pieni? Vergognati, Gangarossa!
Qui non si tratta delle opinioni di Gangarossa sulle guerre di liberazione nazionale (a proposito, Gangarossa, vallo a dire ai curdi, oggi, che la loro lotta è anacronistica e impossibile), ma del fatto che quest’individuo si permette di giudicare e di farsi beffe di chi, in Palestina, a Gaza, da quasi un anno e mezzo, non si rassegna a farsi polverizzare dallo sterminio sionista. Cinismo allo stato puro.
Ma come si permette questo Gangarossa? Chi è lui per dire che i resistenti di Gaza sono dei poveri dementi che non seguono i suoi illuminati e giusti consigli su come salvarsi il culo? Quando Gangarossa consiglia accoratamente ai gazawi di “scappare da quella trappola mortale”, di evadere da Gaza, di cosa stracazzo parla? Dove stracazzo dovrebbero “scappare”? Non lo sa, il Gangarossa, che NON C’È via di fuga per i palestinesi? Non lo sa che l’Egitto è dall’ottobre 2023 che ha fatto sapere di non voler concedere neanche un fazzoletto di terra agli abitanti di Gaza? Le ha mai lette le dichiarazioni sempre uguali del ministro degli esteri egiziano? Non lo sa che l’Arabia Saudita sarebbe il paese che più di ogni altro sbatterebbe la porta in faccia ai palestinesi? Non lo sa che la Giordania è da più di mezzo secolo che ha voltato le spalle ai palestinesi? Se lo è letto qualche libro di storia per scuole superiori, il signor Gangarossa, prima di vomitare le sue trovate dementi e ciniche? Vergognati, Gangarossa! E vergognati prima di tutto per la tua ignoranza.
Bene, almeno un po’ di chiarezza c’è. E allora che resti bene fisso nella mente, che resti memoria scritta e documentata che oggi, davanti alla seconda Nakba, davanti a un genocidio, c’è chi sta dalla parte di un popolo e della sua lotta per la sua stessa esistenza, e chi invece – Gangarossa e Brescia Anticapitalista – gli suggerisce la resa, cioè l’autoannientamento. Che ne prendano nota tutti, in ciò che rimane della sinistra e del movimento, e prima di tutto ne prendano nota i palestinesi in Italia. A futura memoria. A non rivedersi nelle lotte.
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Chiariamo alcune cose. Pensare che le lotte per la liberazione nazionale oggi siano, così poste, essenzialmente reazionarie, non significa non opporsi alla loro repressione o peggio. In particolare i due casi indicati da Flavio, secondo me giustamente non sono lotte di liberazione nazionale, ma lotte che partendo dall’oppressione etnica, pongono la lotta sul terreno dell’emancipazione umana generaleal di la della madrelingua o cultura. Veniamo al caso palestinese. Questa è una lotta contro il colonialismo moderno, il razzismo e l’oppressione, e va sostenuta per questo. Le direzioni della lotta anticoloniale in questo caso non solo umanamente fanno un poco schifo, (corrotta e collusa con lo stato razzista, o islamoreazionaria), ma nel caso di Gaza è vergognosamente (o criminalmente) incapace di capire e di gestire i rapporti di forza e ha dato il destro per il massacro genocida al governo israeliano. Questa critica dura non significa sottrarsi alla solidarietà, ma anche alla lotta per impedire il massacro. I compagni di Bresciaanticapitalista hanno partecipato a tutte le mobilitazioni in solidarietà col popolo palestinese, pur sapendo che le direzioni politiche e religiose della resistenza sono dei nemici “minori” ma nemici dell’emancipazione dei popoli della Palestina. Riflettere su ciò che sta accadendo e sui rapporti di forza, sulle complicità esplicite o nascoste, porta per me alla conclusione che a Gaza bisogna cercare di salvare almeno la vita al maggior numero di persone possibili, e ormai la strada è cercare di tirarli fuori da quella trappola campo di concentramento. Gli stati europei dopo aver massacrato gli ebrei e mandati i sopravvissuti in Palestina dovrebbero almeno farsi carico della salvezza fisica dei palestinesi. A proposito di quanto sopra detto vedi l’intervento di Susan Abulhawa che abbiamo pubblicato oggi. https://bresciaanticapitalista.com/2025/01/02/se-i-palestinesi-facessero-agli-israeliani-cio-che-gli-israeliani-fanno-ai-palestinesi/
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Per quanto riguarda le opinioni di Gangarossa, ti risponderà lui, se ne avrà voglia. Per quanto riguarda BSA ti posso rispondere io: non ci vergognamo affatto. Su questo blog scrivono compagni che, come te, credono che ogni lotta per “l’autodeterminazione nazionale” vada appoggiata senza se e senza ma (e ne avrai visti di articoli siffatti). Altri che, come me, credono che questo tipo di lotte vadano appoggiate in modo estremamente critico, a seconda della direzione politica che esprimono. Per cui sì al Rojava o al Chiapas, nì al movimento palestinese attuale, no, per fare un esempio, all’Ucraina o ai talebani afghani. E altri ancora che, come Gangarossa, credono che sia tramontata definitivamente ogni possibilità per “l’autodeterminazione nazionale”. Ovviamente sto schematizzando in modo estremo.
Flavio
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Non vedo a cosa si riferiscono le vostre risposte. Ripeto: il problema non è il raffinato pensiero del Gangarossa sul tema delle guerre di liberazione nazionale, ma il fatto che egli continua a tirare fuori la barzelletta dello scappare da Gaza, più precisamente in direzione dell’Egitto. Dire che i palestinesi possono comodamente andarsene in Egitto è un insulto ai palestinesi stessi. È come se a un essere umano intrappolato in una casa incendiata consigliassimo di evadere dalla buca del condizionatore. O dal wc. A parte ogni altra considerazione (ad esempio non si capisce perché i palestinesi di Gaza debbano mettersi l’anima in pace e tutto sommato farsi andar bene questa seconda Nakba. Evidentemente perché glielo consiglia Gangarossa), le cose sono due, data la palese impossibilità di una “soluzione” del genere: o Gangarossa è ignorante o è in malafede. Non so quale delle due sia peggio. E se voi pubblicate simili scempiaggini, mi spiace ma vi rendete complici della sua ignoranza, della sua malafede e dei suoi insulti ai palestinesi.
Quando Gangarossa spande il suo stupido sarcasmo nel ricordare ai palestinesi che non è bello morire per la patria (parole sue. Ma a chi si rivolge? Forse confonde marxisti con mazziniani), il vostro ospite non fa altro che mostrare fino a che punto arrivi il suo cinismo da antimperialista con il culo al calduccio, visto che a nessun palestinese e a nessun essere umano piace morire per la patria. Semplicemente stanno morendo per difendersi, per difendere le proprie case, i propri averi, le proprie famiglie. Forse il signor Gangarossa considera queste cose come misere preoccupazioni materiali borghesi. Meglio scappare. Chissà, magari i fratelli egiziani sono pronti ad accoglierti con le braccia aperte e a offrirtene un’altra, di casa, vero? Magari solo perché hanno la pelle dello stesso colore dei palestinesi e la stessa religione. Così funziona nel fantastico mondo del nobile e puro marxista Gangarossa. Con marxisti del genere, Hamas può festeggiare: ha lunga, lunghissima vita davanti a sé.
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Non polemizzo più sull’argomento. Soprattutto non polemizzo con chi mi attacca sul piano personale senza metterci la faccia. Le “lettere anonime” le straccio. Lascio che parlino i fatti. Esiste oggi una scelta diversa per i palestinesi fra crepare o scappare? Esiste qualcuno capace di fermare il genocidio. Se c’è scenda in campo. Metta in moto le forze materiali in grado di fermare la mattanza. Esiste una alternativa diversa alla fuga? Il “martirio”? Io i palestinesi li voglio VIVI. I morti non combattono nessuna guerra. Ci sono al mondo milioni di proletari che scappano dalle loro case, per la guerra e la fame. Che gli diciamo? Coglioni! dovevate restare a crepare a casa vostra, difendere le vostre case, la terra dei vostri catanonni? Ma scrivete quello che vi pare. I processi reali vanno avanti per i fatti loro, con le loro dinamiche e le loro leggi. Se ne fottono delle nostre “analisi”. E la storia la fanno gli uomini e le donne concrete che hanno un solo bisogno, una sola necessità: SOPRAVVIVERE. Per i proletari, il problema della rivoluzione è il problema di come sopravvivere alle guerre del capitale. Il resto è solo retorica. Insopportabile retorica reazionaria. Leggo che il “martirio” è un esempio di “resistenza” che indica la strada da seguire. Bene accomodatevi. Andate a fare i “martiri” dove vi pare, di occasioni non ne mancano.
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Non capiamo cosa sia successo. Tu hai postato il commento di Mario G. come fosse tuo. Non sappiamo come “mettere ordine”. I commenti sono liberi e tutt* possono commentare (evitando gli insulti e le minacce, ovviamente). Se vuoi puoi postare il tuo “vero” commento qui di seguito.
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Non polemizzo più sull’argomento. Soprattutto non polemizzo con chi mi attacca sul piano personale senza metterci la faccia. Le “lettere anonime” le straccio. Lascio che parlino i fatti. Esiste oggi una scelta diversa per i palestinesi fra crepare o scappare? Esiste qualcuno capace di fermare il genocidio. Se c’è scenda in campo. Metta in moto le forze materiali in grado di fermare la mattanza. Esiste una alternativa diversa alla fuga? Il “martirio”? Io i palestinesi li voglio VIVI. I morti non combattono nessuna guerra. Ci sono al mondo milioni di proletari che scappano dalle loro case, per la guerra e la fame. Che gli diciamo? Coglioni! dovevate restare a crepare a casa vostra, difendere le vostre case, la terra dei vostri catanonni? Ma scrivete quello che vi pare. I processi reali vanno avanti per i fatti loro, con le loro dinamiche e le loro leggi. Se ne fottono delle nostre “analisi”. E la storia la fanno gli uomini e le donne concrete che hanno un solo bisogno, una sola necessità: SOPRAVVIVERE. Per i proletari, il problema della rivoluzione è il problema di come sopravvivere alle guerre del capitale. Il resto è solo retorica. Insopportabile retorica reazionaria. Leggo che il “martirio” è un esempio di “resistenza” che indica la strada da seguire. Bene accomodatevi. Andate a fare i “martiri” dove vi pare, di occasioni non ne mancano.
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Non polemizzo più sull’argomento. Soprattutto non polemizzo con chi mi attacca sul piano personale senza metterci la faccia. Le “lettere anonime” le straccio. Lascio che parlino i fatti. Esiste oggi una scelta diversa per i palestinesi fra crepare o scappare? Esiste qualcuno capace di fermare il genocidio. Se c’è scenda in campo. Metta in moto le forze materiali in grado di fermare la mattanza. Esiste una alternativa diversa alla fuga? Il “martirio”? Io i palestinesi li voglio VIVI. I morti non combattono nessuna guerra. Ci sono al mondo milioni di proletari che scappano dalle loro case, per la guerra e la fame. Che gli diciamo? Coglioni! dovevate restare a crepare a casa vostra, difendere le vostre case, la terra dei vostri catanonni? Ma scrivete quello che vi pare. I processi reali vanno avanti per i fatti loro, con le loro dinamiche e le loro leggi. Se ne fottono delle nostre “analisi”. E la storia la fanno gli uomini e le donne concrete che hanno un solo bisogno, una sola necessità: SOPRAVVIVERE. Per i proletari, il problema della rivoluzione è il problema di come sopravvivere alle guerre del capitale. Il resto è solo retorica. Insopportabile retorica reazionaria. Leggo che il “martirio” è un esempio di “resistenza” che indica la strada da seguire. Bene accomodatevi. Andate a fare i “martiri” dove vi pare, di occasioni non ne mancano.
Ringrazio i compagni che mi hanno dato spazio sobbarcandosi la loro dose di insulti e i lettori che seguono le mie noterelle. … quello che rimane è che quei pochi che quell’ormai lontano 7 ottobre avevano previsto, sulla base di una “analisi concreta di una situazione concreta”, cosa sarebbe successo, avevano ragione. AVEVAMO RAGIONE. Mentre chi contestava quelle che allora erano solo opinioni AVEVA TORTO. Strillate quanto volete, non ne avete imbroccata una. La cosa più oscena è che questo “esperimento sociale” è stato fatto sul corpo delle donne, degli uomini, dei bambini e dei vecchi di Gaza. Le masse, al contrario degli intellettuali isterici, imparano dall’esperienza. I Palestinesi impareranno statene certi.
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