Quindi è tutto finito?

Le tende sono state smontate, le manifestazioni rimandate, i servizi d’ordine a caccia di provocatori “al soldo del sionismo” smobilitati?

Gli imam pellegrini e la moda del velo islamico “antimperialista” riposti nel cassetto?

Anche gli accademici sono rientrati nelle loro biblioteche a sorseggiare birra e a cercare di capire perché le cose non sono andate “come dovevano andare”.

Perché non c’è stata nessuna “guerra di liberazione nazionale”, e perché l’unica “lotta per l’autodetermi-nazione” vincente è stata quella del popolo e della nazione israeliana.

Urge una pausa di riflessione compagni!, una discussione collettiva, urge riunire i comitati centrali e mettere sotto pressione le teste pensanti della sinistra militante.

Occorre una disamina dei fatti dalla quale emergerà, senza nessuna ombra di dubbio, che la colpa è delle masse che sono “arretrate”, che non sono state all’altezza della situazione, che non hanno compreso la “fase” che stavano attraversando.

Intanto a Gaza mezzo milione di “resistenti loro malgrado” muoiono di fame.

Intanto Gaza è un deserto di macerie.

Si muore di bombe, di fame, di sete.

Si muore e basta.

Si resiste nella speranza di poter vivere un giorno in più, un’ora in più.

Nell’indifferenza generale degli stessi “popoli oppressi” che non recitano più il copione che i “teorici” gli avevano cucito addosso.

Quella a cui brindavate il 7 ottobre si è rivelata la più grande tragedia (e la più grande sconfitta) della storia del popolo palestinese.

Più odiosa di Sabra e Shatila, più devastante di Tel al-Zaatar, la loro definitiva Nakba.

La “lunga marcia” del popolo di Gaza verso il disastro militare e politico.

Genocidio è l’unico termine che è in grado di definire quello che sta accadendo.

Ma non è solo il massacro di esseri umani, è la fine di un sogno che si è trasformato in incubo, è la fine delle illusioni nazionali di quel popolo.

La fine decretata dai processi storici, dai fatti, che sono più convincenti delle ideologie e delle teorie.

Il destino del popolo palestinese è quello degli Oglala.

Hanno avuto la loro Little Bighorn, ora ne stanno soffrendo le conseguenze.

Gli israeliani non si fermeranno.

Nella guerra fra popoli che si contendono lo stesso pezzo di terra, uno dei due popoli deve essere distrutto, cancellato, per permettere all’altro di “autodeterminarsi”.

La forza, la violenza, decide le sorti delle nazioni.

La violenza di Hamas era la violenza di una setta di spiritati al servizio di una ideologia reazionaria e suicida, quella di Israele la violenza di uno Stato moderno organizzato.

Non c’è storia, non ci poteva essere storia.

Nessuno fermerà Netanyahu, e non ci sarà nessun premio di consolazione per un popolo condannato dai suoi nemici e dai suoi dirigenti politici a svolgere il ruolo di “martire”.

È quello che voleva Israele, è quello che voleva Hamas.

Il “popolo unito” dalle sue direzioni borghesi, nazionaliste, fasciste, clericali che siano, ha sempre perso, continuerà a perdere.

Carne da macello nelle guerre dei loro padroni.

Ma di Gaza, dei suoi bambini affamati e quotidianamente violentati, tenuti in ostaggio da un pugno di burattini al servizio degli interessi degli ayatollah iraniani e del pascià di Ankara non ve ne frega nulla.

Non ve ne è mai fregato nulla.

A voi interessava solo “mettere il cappello” per giustificare la vostra presenza sulla scena politica, per potere raccattare qualche consenso.

Qualche voto, qualche cliente nei vostri spacci commerciali.

Qualche maglietta o qualche gadget da esibire durante la movida del sabato sera.

E no egregi sinistri, rivoluzionari col culo degli altri, avanguardie di voi stessi e dei vostri fallimenti esistenziali.

Non vi permetto di considerare la tragedia, il genocidio annunciato e ricercato di 2 milioni di “resistenti a loro insaputa”, un “esperimento fallito”.

Non illudetevi di poter ritrovarvi alla prossima “avventura rivoluzionaria” con lo stesso bagaglio fatto di minchiate e di arroganza.

Perché i fatti sono più forti delle ideologie.

E i fatti ci parlano di una borghesia dominante che vince sempre, qualsiasi sia la sua bandiera, la sua nazione, il campo in cui si colloca.

E di un proletariato dominato che perde sempre.

E dei nemici che marciano alla sua testa conducendolo perennemente alla disfatta.

Non ci stanno popoli.

Non ci stanno nazioni.

Ci sono solo due classi e negarlo significa solo essere inutili idioti al servizio della classe dominante.

Mario Gangarossa


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