del Collettivo GKN
I nostri morti sono il linguaggio dei loro rapporti di forza. Palermo, 5 morti. Uno di 71 anni, 4 in appalto e 1 interinale.
Ora arrivano le foto: dell’ultimo matrimonio, dei volti oscurati di bambine e bambini orfani. Ora, finalmente, da morti diventiamo esseri umani a tutto tondo. Con una storia, una aspirazione, un desidero.
E’ da morti che loro parlano di quanto avessimo voglia di vivere. E non solo di sopravvivere. Ma quando sei vivo, non ti illudere, sei carne da sfruttamento. Sei quel costo da comprimere perché “è irrealistico non farlo”.
Avevamo detto ieri, l’altro ieri, a Crevalcore, alla Thyssenkrupp, in via Mariti, a Suviana, che non aveva senso scrivere o anche solo pensare “mai più”. Che invece sarebbe successo. Di nuovo. Non solo perché succede tutti i giorni, 3 morti al giorno, ma perché quanto succede non è un fatto tecnico. Non solo, quantomeno.
E’ il risultato dei loro rapporti di forza. Quelli che si compongono di ogni legge che hanno approvato, di ogni vertenza che abbiamo perso, di precariato, di appalti, subappalti.
E che si compongono di tanto conformismo ideologico, di una schiacciante propaganda: quella che ti convince giorno dopo giorno che il conflitto sociale è disdicevole.
La strage di Palermo avviene lo stesso giorno in cui due Tg nazionali – normalizzati dal nuovo corso governativo – si vantano di non scioperare, perchè lo sciopero è atto “ideologico”. I due fatti sono tremendamente collegati.
Facciamo esplodere tutta la dignità che abbiamo in corpo. Da vivi. Che la rabbia esca, che le urla si alzino. Il nostro corteo, il 18 maggio, parte con tutta la dignità in corpo da via Mariti e la testa è a disposizione delle vittime dei familiari.
E’ una questione di rapporti di forza. E se perdiamo, i rapporti di forza arretrano ancora. Facciamoci il favore della lotta.
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