BUONGIORNO!

Elisabeth Borne ha annunciato le sue dimissioni lunedì. A poche settimane dal voto su una legge sull’immigrazione che incorpora una serie di storiche richieste dell’estrema destra, che il RN ha salutato come una “vittoria ideologica”, l’ormai ex primo ministro si lascia alle spalle un passato segnato da violenti attacchi al mondo del lavoro e dall’indurimento autoritario di un regime in crisi.

Dall’attacco alle pensioni a quello ai disoccupati, dalla repressione degli abitanti dei quartieri popolari dopo le rivolte dello scorso giugno a quella dei sostenitori della Palestina, l’ormai ex premier non ha avuto il tempo o lo spazio (a causa della mancanza di una maggioranza parlamentare) per portare a termine tutti i progetti antisociali del governo. Abbastanza, però, per proseguire sulla strada xenofoba e ultraliberista iniziata dai suoi predecessori a Matignon.

Laureata all’Ecole Polytechnique, prefetto della regione Poitou-Charentes dal 2013 al 2014, presidente della RATP dal 2015 al 2017, ministro dei Trasporti dal 2017 al 2019 e poi ministro del Lavoro dal 2022 al 2024, Elisabeth Borne era la tecnocrate perfetta. Ma doveva ancora essere confermata. Il minimo che si possa dire è che l’autoproclamata Primo Ministro “di turno” non ha “deluso”, dimostrandosi un fedele soldato dell’agenda neoliberista di Macron e dei padroni.

“Madame 49-3” può vantare quasi un record in questo campo. Tra l’approvazione forzata della legge sulle pensioni e le votazioni sui vari bilanci, l’articolo in questione sarà stato utilizzato non meno di ventidue volte durante il “mandato” di Elisabeth Borne. È solo poco meno delle ventotto volte in cui il governo Rocard lo ha utilizzato tra il 1988 e il 1991. Più che sufficiente per collocarla in cima alla storia (molto poco democratica) della Quinta Repubblica.

Tuttavia, a causa della crisi politica, questo primato non è stato sufficiente a mantenerla nelle grazie del Presidente. La sua partenza e la sua sostituzione sono quindi un tentativo superficiale di inscenare una “via d’uscita dalla crisi” a pochi mesi dalle elezioni europee e testimoniano la fragilità del Capo dello Stato.

Una situazione che il suo successore, o più probabilmente la sua successora, erediterà in un clima di crescente instabilità. La guerra in Ucraina, il massacro in corso a Gaza, la crescita a metà, l’inflazione ancora alle stelle, una crisi di legittimità per Emmanuel Macron e il suo governo: le turbolenze future potrebbero trovare espressione anche nella sfera sociale.

Negli ultimi due anni, le nostre lotte non sono mancate di rabbia e determinazione, come lo storico movimento contro la legge sulle pensioni, ma sono mancate di strategie capaci di dispiegare le energie di tutti i settori della nostra classe in una lotta comune, e di andare oltre le politiche di sconfitta delle burocrazie sindacali. Ora più che mai dobbiamo fare in modo che questo diventi realtà, in modo che il futuro occupante di Matignon possa fare il suo turno alla porta e assicurarsi che il Presidente della Repubblica e questo regime in decomposizione vengano trascinati giù con lui.

Nostra traduzione da: https://www.revolutionpermanente.fr/Remaniement-Elisabeth-Borne-championne-du-49-3-et-de-l-offensive-antisociale-quitte-le-gouvernement


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