Con la fine della cosiddetta “prima Repubblica” e l’introduzione dell’antidemocratico sistema maggioritario in seguito al referendum Segni del 1993, non è più possibile seguire il voto giovanile per i singoli partiti. Sono tre i poli che si presentano alle elezioni al Senato. A destra il bicefalo Polo delle Libertà a Nord (Forza Italia e Lega Nord, più cespugli vari) e Polo del Buon Governo a Sud (FI e Alleanza Nazionale più cespugli, con AN che si presenta talvolta da sola in alcune regioni del Centro Italia). A sinistra c’è l’alleanza dei Progressisti, che unisce i partiti di sinistra (PDS, PRC, Verdi e PSI) con la Rete e Alleanza Democratica. Inoltre c’è il Patto per l’Italia, il polo di centro (Partito Popolare, erede della DC, e Patto Segni). Gli oltre 6 milioni di voti dei giovani nati tra il 1969 e il 1976 premiano soprattutto la destra, che ottiene oltre 3,2 milioni di voti (il 52,9%, oltre 9 punti più della media generale. Anche la sinistra viene premiata, anche se molto meno: 2,3 milioni di voti, il 37,7% (oltre 3 punti in più della media). Chi ne fa le spese è il centro ex democristiano, che raccoglie meno di 600 mila voti giovanili (il 9,5%, oltre 6 punti in meno della media generale). Come era prevedibile, i giovani sono i primi ad introiettare lo schema bipolare scodellato dai mass-media. E, per la prima volta dal dopoguerra, penalizzano proprio gli eredi della DC.
Due anni dopo, nuove elezioni, in seguito alla rottura dell’alleanza di destra, con la Lega Nord che decide di correre da sola. L’effetto imprevisto è che la destra, divisa, avanza, ma perde le elezioni grazie al sistema maggioritario che vede la sinistra unirsi all’ala meno reazionaria della ex DC, formando l’Ulivo, guidato dall’ex democristiano Romano Prodi. I partecipanti al voto, com’era prevedibile, calano ulteriormente (82,9%) dopo che, nel ’94, erano scesi per la prima volta sotto il 90% (per l’esattezza all’86,3%).
Il Polo delle Libertà, che comprende sostanzialmente FI, AN e la destra ex dc (CCD-CDU) ottiene, tra i votanti nati tra il 1971 e il 1978, quasi 3,6 milioni di voti, mentre l’alleanza di centro-sinistra si ferma a 2,3 milioni di voti. Per la Lega è ancora peggio: 371 mila voti “giovani”. Male anche la lista “Pannella-Sgarbi”, che ottiene solo 193 mila voti. L’estrema destra fascista del MSI-Fiamma Tricolore ottiene addirittura oltre 400 mila voti IN PIU’ al Senato che alla Camera, confermando lo storico trend negativo dei neofascisti tra i giovani. Anche la lista denominata “Socialista” ottiene più voti al Senato che alla Camera (137 mila in più). Ormai il pendolo “giovanile” pende sempre più a destra, con circa il 60% (17 punti in più della media generale) di quella fascia di elettori che sembra attratta da Berlusconi e dai suoi satelliti (Fini, Casini, Mastella, ecc.). All’opposto il centro-sinistra appare molto meno attrattivo per i giovani figli della generazione del ’68: meno del 38%, 9 punti in meno della media. E così anche la Lega, che ottiene in questa fascia d’età poco più del 6% (4 punti in meno della media). La somma viene riportata a 100 grazie ai voti “senatoriali” dell’estrema destra, della lista “socialista” e di altri partitini, proliferati grazie alla nuova legge elettorale che, teoricamente, era stata fatta per “semplificare” la geografia dei partiti, e che hanno, come si diceva sopra, un segno negativo (-1,4 il MSI-FT, -0,5 i “socialisti”, ecc.). Questo spostamento a destra del voto giovanile prosegue, ma in modo più contraddittorio, fino al 2001, quando la coalizione a guida berlusconiana vince per la seconda volta le elezioni (pur avendo preso molti meno voti che nel 1996) grazie al ritorno a casa (delle libertà!) di Umberto Bossi. Tra i giovani nati tra il 1976 e il 1983 la destra ottiene 6 punti in più della media generale, ma pure il centro-sinistra va meglio tra i giovani che tra gli adulti, mentre a pagare il prezzo “dell’invecchiamento” fu, ancora una volta (come nel ’94) il cosiddetto “centro” (nello specifico Democrazia Europea, ennesima reincarnazione dei democristiani “puri”) e, come al solito, l’estrema destra (divisa in tre formazioni) contraria al “moderatismo” di Fini. I neofascisti infatti ottennero al Senato più del doppio dei voti ottenuti alla Camera. Nelle elezioni del 2006 e del 2008 il voto giovanile appare ormai molto simile al voto “adulto”, anche se si incomincia a intravedere un minimo di vantaggio per le formazioni di sinistra (in quel caso, prima il PRC e poi la Sinistra Arcobaleno, Il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Critica). Nel 2013 irrompe il fenomeno “Grillo”, che sfonda tra i giovani votanti nati tra il 1988 e il 1995, a spese sia della destra che del centro-sinistra (che pagano un prezzo non elevatissimo in percentuali analoghe). Anche in questo caso la lista “più a sinistra”, quella di Rivoluzione Civile (imperniata su Rifondazione Comunista) ottiene un po’ più di sostegno tra i giovani (comunque meno del 3%) che tra gli adulti, mentre l’estrema destra esterna al blocco berlusconiano (CPI e FN) resta più forte (pur nell’esiguità dei numeri) tra gli adulti, confermando il trend storico (e smentendo uno dei cliché giornalistici che vorrebbero i neofascisti in crescita tra i giovani).
E veniamo alle ultime elezioni in cui i giovani tra i 18 e i 25 anni potevano votare solo per la Camera dei Deputati, quelle del 2018. I nati tra il 1993 e il 2000 che votarono furono 2,631 milioni, meno della metà di quelli che votavano negli anni ’70 ed ’80. Il primo partito fra di loro fu il Movimento 5 Stelle, con 998 mila voti (37,9%, 5 punti e mezzo sopra la media generale). Al secondo posto troviamo la destra, con 824 mila voti (31,3%, quasi 6 punti sotto la media). Al terzo il Centro-sinistra, con 560 mila voti (21,3%, 1,6 punti sotto la media). Al quarto Liberi ed Uguali, con 124 mila voti (4,7%, 1,4 punti in più della media). Al quinto Potere al Popolo, la coalizione di estrema sinistra, con 52 mila voti (2%, quasi il doppio della media generale, che era l’1%). Poi le due formazioni di estrema destra (CPI e FN), con 37 mila voti (1,4%, -0,1% rispetto alla media). Agli ultimi posti il PC di Rizzo (5 mila voti, 0,2%, -0,1 sulla media) e Per una Sinistra Rivoluzionaria (PCL + SCR), che prende 4 mila voti in più al Senato. Come si vede, per la prima volta dagli inizi della cosiddetta Seconda Repubblica, i giovani sono tornati ad essere (stabilmente?) un po’ più a sinistra degli adulti: la destra infatti è quella più penalizzata dal boom dei “grillini”, mentre il centro sinistra limita i danni e la sinistra (da Leu fino alle minuscole formazioni) sfiora il 7% dei loro voti (2,5 punti più della media generale. Buttandola sulla battuta, sembra insomma che i nipotini della generazione del ’68 stiano tornando verso i loro nonni, più che verso i loro genitori. Per quanto riguarda le ultime elezioni, quelle del 2022, non possiamo che fidarci dei sondaggi, che sembrano confermare questo parziale “ritorno a sinistra” delle giovani generazioni (i nati tra il 1997 e il 2004). Come dice il refrain, se son rose fioriranno.
Flavio Guidi
Scopri di più da Brescia Anticapitalista
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.