Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Ascoltando in questi giorni la terribile vicenda di Hasib Omerovic, il giovane disabile rom picchiato e poi “defenestrato” da 4 agenti in borghese penetrati nella sua abitazione senza mandato (ed ora indagati) a Roma, ho pensato prima al compagno Pinelli, assassinato quasi 53 anni fa in una situazione più o meno analoga, e poi alla frase che ho riportato sopra, attribuita al grande Bertolt Brecht. Non so come andrà a finire: i 4 sbirri pare sostengano che Hasib si sia buttato da solo giù dal quarto piano. Si vede che Calabresi ha fatto scuola. Anche se ho dei dubbi che il quartetto fosse a conoscenza della canzone “Quella sera a Milano era caldo” e degli strascichi della Strage di Stato del 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana. Ho persino dei dubbi che conoscano la strage e la strategia della tensione fascista e di Stato durante gli anni ’70. Ma forse, come spesso mi dicono molte persone, sottovaluto la cultura e l’intelligenza della sbirraglia. Ma sicuramente i riflessi condizionati di molti dei “servitori dello stato” (non tutti, per fortuna) agiscono in modo quasi automatico. Chissà perché non riesco a togliermi dalla testa che se l’oggetto delle “segnalazioni” (su Facebook? Telefonate?) fosse stato uno “stimato” professionista dei Parioli, i nostri 4 eroi (tra cui un “eroina”) non avrebbero invaso il suo appartamento senza mandato, e molto difficilmente avrebbero malmenato il “sospetto”, e tanto meno avremmo visto il signore in questione farsi un volo dal quarto piano. Non era Andreotti che diceva che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”? Ora, in attesa che lo “loro” magistratura faccia luce sull’episodio (come dicono i giornalisti “veri”) continuo ad arrovellarmi con la riflessione brechtiana. Temo che l’indignazione per una violenza così assurda ed ingiustificata sia ben sotto il “minimo sindacale” proprio perché la vittima è uno “zingaro”, appartenente cioè ad una comunità da sempre discriminata ed emarginata, non solo per colpa delle classi dominanti. Ma spero di sbagliarmi, e spero di vedere un crescendo di attenzione politica e mediatica che inchiodi i presunti criminali in divisa alle loro responsabilità e restituisca un po’ di giustizia al “popolo del vento”.

Bertoldo Rotti