Di ritorno dall’ennesima manifestazione del Comitato Contro La Guerra di Brescia. In una piazza Duomo spazzata da una gelida tramontana, un centinaio di persone hanno cercato di far sentire ad una cittadinanza a dir poco distratta una (o meglio molte) voci che, nonostante le loro dissonanze (emerse negli interventi in piazza), sono unite almeno su una cosa: NO alla guerra, NO al coinvolgimento dell’Italia in questa guerra, NO alla NATO! Forse complice il vento gelido, forse l’assuefazione alla guerra continuamente sbattuta in prima pagina da oltre 40 giorni, la partecipazione è stata molto minore non solo rispetto alla manifestazione di Ghedi (circa un migliaio), ma anche alla precedente manifestazione in Piazza Duomo del 24 febbraio (7 o 800 persone). La stessa sinistra “radicale” bresciana era in parte assente: solo Sinistra Anticapitalista, La Comune, Potere al Popolo, il PCI, il CS 28 maggio, Comitato Senza Confini e Restiamo Umani erano presenti in forma visibile ed organizzata. Totalmente assenti l’area del Mag47 (e questa, purtroppo, non è una novità) e Rifondazione Comunista (presente invece nelle mobilitazioni precedenti) più altre realtà minori. Qualche singolo compagno delle altre realtà (COBAS, Basta Veleni, ecc.). Piuttosto diversificate le posizioni espresse negli interventi dei vari esponenti, da quelle coerentemente internazionaliste di Sauro (SA) e Roberto (La Comune) a quelle sostanzialmente giustificazioniste nei confronti dell’imperialismo russo dell’esponente del PCI, con molte sfumature intermedie. La sensazione di avere a che fare con una specie di “coro stonato” è stata probabilmente comune non solo ai militanti accorsi, ma anche alle poche decine di persone che si sono fermate ad ascoltare le “voci contro la guerra”, almeno tra coloro che hanno stoicamente ascoltato tutti gli interventi. Credo che nelle prossime riunioni del Comitato Contro la Guerra si dovrà prima o poi affrontare il problema di arrivare ad una sintesi condivisa da tutti. Se siamo, ovviamente, tutti contro la NATO e contro il coinvolgimento dell’Italia nella guerra, non credo sia corretto dare spazio a coloro che sostengono esplicitamente l’imperialismo “concorrente”, quello neozarista russo. Una posizione condivisa basata su un internazionalismo e un antimilitarismo a 360 gradi, senza se e senza ma, è necessaria. Se ci sono forze che, al di là della giusta sottolineatura della priorità della lotta contro “l’imperialismo di casa nostra”, sono convinte che esista un imperialismo o un nazionalismo “buono”, a mio avviso è meglio che seguano la loro strada, sventolando tricolori zaristi o bicolori ucraini. Dal canto mio preferisco continuare a sventolare la mia bandierina rossa e a cantare l’Internazionale.

Flavio Guidi