La canea scatenata contro lo stimato storico e giornalista del TG 1 Giacinto Pinto, per un presunto errore nel suo servizio del 12 marzo da Odessa, non può non indignare chi, come noi, ha a cuore la verità. Troppo facile prendersela con lui, prendendolo in giro, da parte dei soliti saputelli, che hanno sottolineato come nel 1905 ci fosse lo zar e non i bolscevichi (che erano ancora in clandestinità) al potere, e che le truppe che spararono sulla folla erano quindi quelle zariste. Questi intellettualoidi non sono a conoscenza degli ultimi sviluppi della ricerca storica seria (non quella asservita al marxismo demo-pluto-giudaico). Si è scoperto infatti recentemente che non solo il grosso dei soldati che spararono sulla folla erano iscritti al POSDR (in particolare alla frazione bolscevica), ma che lo stesso zar Nicola II era un militante clandestino dei bolscevichi, disposto a tutto pur di far trionfare il partito del suo amico Lenin. Infatti, fece sparare sulla folla durante la “domenica di sangue” del 9 gennaio 1905 per creare artificialmente tensione nel paese e spingerlo ad una rivoluzione totalmente assurda, visto che i russi erano quasi tutti ricchi, colti e pacifici. Infatti, cari saputelli, com’è finita la storia? Dopo la rivoluzione del 1905, ci furono quelle del febbraio e dell’ottobre 1917, che portarono, guarda caso, al potere proprio i bolscevichi di Lenin, Trotsky e Nicola II. Certo, diranno i soliti saputelli malfidenti, però Nicola fu fucilato nel 1918, insieme alla sua famiglia. A parte il fatto che non si è del tutto certi dell’identificazione del cadavere (siamo certi che gli analisti del DNA non siano anch’essi bolscevichi?), è plausibile che Nicola non avesse messo in conto quanto crudele poteva essere il suo presunto amico Lenin, disposto a sacrificare la vita di Nicola per nascondere il complotto ordito ai danni del ricco, colto e pacifico popolo russo. Far sparire le tracce della malvagità è per altro tipico dei comunisti di tutte le tendenze, per poter continuare a far finta di essere campioni di libertà, uguaglianza e fraternità. D’altra parte c’è una coerenza di fondo, un filo rosso (è il caso di dirlo!) che lega tutte le malefatte del marxismo demo-pluto-giudaico. Pare che anche durante la Comune di Parigi, Thiers fosse clandestinamente iscritto alla Prima Internazionale: la sua decisione di sterminare i 30 mila comunardi fu presa per permettere ai marxisti, agli anarchici e a tutte le altre sette giudaico-rivoluzionarie di accumulare consensi grazie allo sfruttamento del “culto dei martiri”, così connaturato a queste ideologie innaturali. Sono in corso studi e ricerche approfonditi per sviscerare il problema dei rapporti tra Garibaldi, Mazzini e il Radetzky, che avrebbe represso i moti di Milano del 1848 per permettere ai sovversivi repubblicani di acquisire popolarità tra il popolo della capitale lombarda. E non ci stupirebbe scoprire un giorno che anche Luigi XVI era in realtà un iscritto (clandestino, ça va sans dire) al club dei Giacobini, accanto agli infami Robespierre, Marat, Danton.

Feicnius