Pochi giorni prima dell’8 marzo, il comitato per l’ordine e la sicurezza, in presenza di questore, prefetta e sindaco, ha deciso, oltre che negare, come sempre accade, Piazza della Loggia, di informarci del diniego di piazzetta non una di meno (piazza bell’Italia).

Dopo anni di piazze negate, di tavoli inutili e di scaricamento di colpe tra gli organi del comitato, siamo ben consce che non si tratta di sicurezza pubblica o di norme anticovid, ma di un ben chiaro piano politico volto a negare ad ogni movimento la libertà di manifestare nella piazza centrale di Brescia. Piazza della Loggia, infatti, è sempre stata la culla delle lotte dei movimenti bresciani, oltre che il luogo dello scoppio della bomba fascista e di Stato del 28 maggio 1974.

Apprendiamo la notizia del diniego di piazzetta NUDM con rabbia, poiché non ci aspettavamo che il progetto di depoliticizzazione delle piazze della nostra città arrivasse al punto di negare lo spazio che Non una di Meno attraversa dopo ogni femminicidio, proprio il giorno dello sciopero globale transfemminista. Troviamo inaccettabile che il Comune di Brescia, per sottrarsi alla responsabiltà di negare la piazza antifascista a organizzazioni di estrema destra, imponga che Piazza della Loggia sia utilizzabile dalle sole istituzioni, tagliando fuori dallo spazio pubblico le lotte sociali, una manovra a cui neanche la precedente giunta di destra è mai arrivata.

Siamo stufe di stare con la testa bassa al nostro posto, siamo stufe di essere, quando abbiamo fortuna, relegate ad un piccolo trafiletto con il nostro nome sbagliato nelle testate dei giornali locali e molto più spesso di essere completamente ignorate; siamo stanche di accettare le gentili concessioni di piazze e spazi, ma solo se non danno fastidio alla città vetrina sinonimo di decoro e consumismo, che tanto piace al sindaco Del Bono.

Ci chiediamo come possa essere così sorda la politica locale da non sentire il nostro grido di rabbia. Ci chiediamo come sia possibile negare agibilità politica alle donne e alla comunità LGBTQIA, dopo un anno che conta più di 130 tra femminicidi, lesbicidi e tras*cidi, l’affossamento del ddl Zan, lo scoppio di una guerra in Europa, il taglio dei finanziamenti ai centri anti violenza; dopo una pandemia che ha moltiplicato il lavoro di cura a carico delle donne e ci ha obbligate a stare in case non sicure, che ha reso ancora più precarie le nostre vite e i nostri lavori (il 98% delle persone che ha perso il lavoro durante la pandemia sono donne).

Usufruire di piazza della Loggia non può essere un privilegio di poche ma un diritto di tutte, tuttu e tutti, non vogliamo trasformare la giornata di sciopero transfemminista in uno sterile festeggiamento per avere il benestare delle istituzioni, che in questo modo hanno il potere di decidere quali vertenze possono attraversare la piazza. Crediamo nell’intersezionalità delle lotte e pretendiamo di attraversare ogni spazio pubblico tutti i giorni dell’anno con le nostre sorelle per il diritto alla casa, i permessi di soggiorno, la tutela dell’ambiente e la dignità sui posti di lavoro.

NON UNA DI MENO – BRESCIA