Le internazionaliste e internazionalisti, le pacifiste e i pacifisti così come tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’umanità e del pianeta non possono rimanere nell’angolo, guardare il corso degli eventi e attendere che tutto il potenziale bellico venga dispiegato e che le minacce di guerra diventino sempre più concrete [Gippò Mukendi Ngandu,  Franco Turigliatto]

Continua il terribile gioco di “stop and go”, di parziali aperture diplomatiche e di accelerazioni militari e dichiarazioni belliciste degli USA e Nato da una parte e della Russia dall’altra sull’Ucraina, condotto sulla testa e il destino delle popolazioni dell’Europa orientale; esso lascia aperta la possibilità che la situazione sfugga di mano ai governanti e precipiti in una guerra disastrosa con conseguenze inimmaginabili su tutto il continente europeo.

Che poi questo scontro avvenga mentre è ancora in corso su scala mondiale una terribile pandemia indica quali sia la natura feroce delle classi dominanti del mondo!

Il dispiegamento delle armi

Il dispiegamento delle forze militari già presenti e quello annunciato è infatti imponente. Gli Stati Uniti potrebbero impiegare più di 10 mila uomini, mentre le armi europee sono già arrivate copiose all’Ucraina, in particolare dal Regno Unito, che ha inviato missili anticarro a Kiev e personale militare per addestrare l’esercito ucraino ad utilizzarli. Gli altri Stati membri dell’Alleanza Atlantica, come Danimarca, Spagna, Francia e Paesi Bassi, hanno spedito caccia e navi da guerra nel Baltico e nel Mar Nero. Parigi, inoltre, ha reso noto che è pronta a schierare centinaia di soldati in Romania: un Paese che si trova geograficamente «nell’epicentro delle tensioni» tra Mosca e Kiev, e che quindi «deve essere rassicurato».

In questa folle corsa alla guerra anche il governo italiano di Draghi e del ministro della difesa, o della guerra, Guerrini, è in prima fila con una politica ultrà filo atlantica, sostenuto da una vergognosa e imponente campagna stampa di regime per creare un clima avvelenato e reazionario che porti alla accettazione da parte della popolazione di tutti gli scenari, anche quelli peggiori. Per questo il governo ha subito promesso l’invio di 1000 uomini, senza neanche porsi l’obiettivo di mediare tra le parti, dal momento che il nostro paese ha comunque importanti rapporti economici con la Russia. L’Italia ha già attivato la sua presenza militare dislocando carri armati in Lettonia, navi militari nel Mar Nero, aerei da combattimento in Romania.

Il governo russo di Putin, per parte sua ha dispiegato un contingente di circa 100 mila uomini lungo il confine ucraino, dopo aver represso nel sangue le rivolte sociali scoppiate in Bielorussia e in Kazakistan.

Il ricorso alle armi nucleari di corto raggio viene, inoltre, usato come una minaccia dalle due parti, ma potrebbe tragicamente diventare concreto.

Natura e interessi dei potenti

Le internazionaliste e internazionalisti, le pacifiste e i pacifisti così come tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’umanità e del pianeta non possono rimanere nell’angolo, guardare il corso degli eventi e attendere che tutto il potenziale bellico venga dispiegato e che le minacce di guerra diventino sempre più concrete.

Quando si parla di Russia, Ucraina, Nato, Europa e Stati Uniti e delle decisioni che possono prendere questi paesi, occorre chiarire in primo luogo quale sia la natura dei loro governi e quali classi sociali essi rappresentino.  Chi sono gli attori sociali che muovono le pedine? Chi sta dietro i Biden, i Putin, gli Zelenski, i governanti europei?

Il sistema ucraino è uno dei sistemi più corrotti del mondo, dominato dagli oligarchi e dai neocapitalisti, con un ruolo molto importante di fascisti e di nazisti di ogni risma ed è tenuto in piedi dagli ingenti finanziamenti degli stati capitalisti europei.

Il governo russo, a sua volta è una bella combinazione autoritaria rappresentante degli oligarchi e delle elites burocratiche e finanziarie (tenute insieme da Putin per la difesa dei loro comuni interessi economici), un paese capitalista che conosce una crisi sociale di grande ampiezza, non meno profonda di quella che attraversa gli USA. Reazionari, fascisti e nazionalisti estremi sono ben presenti anche in Russia e nelle zone contese dell’Ucraina.

Chi ci sia a comandare i paesi europei lo sappiamo bene, una borghesia liberista che da più di 20 anni conduce violente politiche di austerità e di distruzione delle conquiste e dei diritti della classi lavoratrici e ben decisa a smantellare le costituzioni democratiche del secondo dopoguerra. Se poi parliamo del governo USA, parliamo per definizione della classe borghese più avida ed imperialista della terra, che non solo considera le Americhe come il proprio territorio di sfruttamento, ma che vuole imporre il proprio dominio sul mondo intero, protagonista delle più distruttive e sanguinose guerre degli ultimi 30 anni e che dispone di oltre 750 basi militari sparse in più di 80 paesi del globo terrestre. Gli Usa, sia in versione Trump che Biden hanno poi un grande nemico, ancor più grande della Russia, che si chiama Cina. E infatti le manovre militari nel Pacifico oggi sono ben più grandi di quelle che coinvolgono l’Europa. 

Occorre quindi denunciare le diverse poste in gioco alla base di questo conflitto tra le potenze imperialiste: il controllo delle vie energetiche, in un periodo di crisi economica e di transizione alle energie rinnovabili; il tentativo da parte degli Stati Uniti di affermare la sua presenza in Europa allargando sempre più la Nato e le sue basi militari ad Est  in barba agli accordi che erano stipulati negli anni precedenti, tra cui quelli dei diritti delle minoranze russe all’interno dell’Ucraina; la volontà di Putin, che non può certo permettersi di avere i missili Nato sulla porta di casa, di consolidare il suo dominio politico, di ricostruire un ruolo geopolitico della Russia come grande potenza nel mondo, appoggiandosi sul grande complesso militare industriale presente, e ricreando, dopo la lunga crisi successiva allo sgretolamento della vecchia URSS, una geografia di stati satelliti. Deve inoltre, sul piano economico mantenere il monopolio del gas che rappresenta anche un forte strumento di condizionamento sui paesi europei. E in questo scontro di interessi imperialisti contrastanti ci sono anche i paesi capitalisti dell’Unione Europea che cercano di giocare la loro parte.

Nessuno di questi violenti protagonisti si cura dei bisogni e degli interessi dei popoli d’Europa e delle classi lavoratrici. Le presunte difese di questo o quel settore di popolazione, di questa o di quell’altro paese sono solo dei paraventi propagandisti con cui ognuno degli attori in competizione cerca di coprire i suoi interessi politici ed economici.  

A ciò si aggiunge il fatto che sia Biden sia Putin hanno bisogno di presentare un’immagine forte e aggressiva, da un lato per riguadagnare credibilità e legittimità interna, e dall’altro per disciplinare quelle che considerano le loro rispettive aree di influenza: Putin per riprendersi dalla più grande ondata di proteste anti-autoritarie dopo la Perestroika che la Russia sta vivendo da diversi mesi e le rivolte contro la corruzione, le disuguaglianze; Biden, che è alle porte di un’elezione congressuale di midterm, per riprendersi dall’umiliante ritiro dall’Afghanistan e appesantito da una deludente gestione interna che lo ha portato a un livello di impopolarità paragonabile a quello di Trump negli ultimi mesi della sua presidenza.

Costruire il movimento antiguerra

Nessuno di loro è innocente! A pagarne le conseguenze sarà in primo luogo la popolazione ucraina che ha già vissuto nel proprio territorio 8 anni di guerra nella regione del Donbass; così come la classe lavoratrici e le classi popolari dei diversi paesi imperialisti, nonché dell’Italia, già martoriata dalle politiche filopadronali e da politiche economiche che puntano molto sul riarmo con l’aumento costante delle spese militari che va di pari passo con i tagli della sanità, della scuola e dei servizi essenziali, nonostante la crisi pandemica ancora in corso.

In tempi di crisi economica, sociale e istituzionale la storia ci ha insegnato che il ricorso alle guerre tra le potenze imperialiste diventa più che una minaccia, ma una possibilità. 

L’unico reale e vero antidoto è quello dell’attivazione e della mobilitazione delle classi lavoratrici in difesa dei propri interessi e delle proprie condizioni di vita e di lavoro, e uno dei principali interessi delle classi popolari è proprio quello di impedire le guerre e la folle corsa delle elites imperialiste in difesa dei loro profitti.

Il che significa ricostruire nel nostro paese un movimento pacifista e antiguerra; un movimento molto forte e profondo che imponga il ripudio della guerra, mettendo quindi anche in discussione le spese militari e che affermi la necessità della riconversione di tutta l’industria bellica del paese.

Per tutte queste ragioni occorre mobilitarsi per dire a gran voce:

No alla guerra, No al riarmo,

Imponiamo la de-escalation,

No agli interventi e alle missioni militari italiane in giro per il mondo,

Contro il governo filoatlantico di Draghi e soci,

Fuori l’Italia dalla Nato,

Per l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori al di sopra delle frontiere in difesa dei comuni interessi,

Solidarietà tra i diversi popoli coinvolti che le potenze imperialiste spingono al conflitto e alla guerra,

Diritto dei popoli alla propria autodeterminazione e a difendere un futuro di giustizia sociale, di diritti, di preservazione dell’ambiente.