Una conferma forte di come esistesse un collegamento tra neofascisti di Ordine nuovo, servizi segreti italiani e statunitensi, uomini della Nato e dell’Arma dei carabinieri; di come ci fossero sedi dei servizi e della Nato dove si svolsero incontri tra questi soggetti; dell’esistenza di un asse Brescia-Verona all’origine dell’ambiente da cui uscirono gli esecutori della Strage di Piazza Loggia e degli attentati precedenti avvenuti nella nostra città. Queste ed altre rivelazioni  emergono dall’ultima inchiesta della Procura e della Procura dei minori di Brescia sulla strage del 28 maggio 1974, che indica come autori materiali due neofascisti veronesi, Roberto Zorzi e Marco Toffaloni.L’indagine si basa anche sulle dichiarazioni di un supertestimone, una figura interna a quell’ambiente sulle cui dichiarazioni ci sono riscontri importanti rispetto ai luoghi descritti ed alle persone  di cui parla: ad esempio la sede coperta del controspionaggio del Sid a Verona e Palazzo Carli, dove vi era nella stessa citt’ scaligera il comando delle forze militari terrestri della Nato per il Sud Europa, sono stati descritti in modo puntuale e riscontrato.  Il compito di questo Comando era quello di predisporre la difesa del nord Italia in caso di invasione ad est da parte delle forze del Patto di Varsavia.

“Da questa inchiesta emerge una conferma forte. Possiamo dire che dietro alle principali stragi compiute all’epoca della strategia della tensione vi era certamente una regia”sottolinea Saverio Ferrari dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre che sta analizzando gli atti: “una regia che tentava di fermare la crescita elettorale della sinistra, il conflitto sociale, la volontà di trasformazione in un paese centrale per gli equilibri Est-Ovest, che si trovava al confine tra la Nato ed il Patto di Varsavia. In questo caso è forte la possibilità di affermare che erano stragi di Stato e della Nato.” Già dalle indagini precedenti si delineava il ruolo della Nato, i rapporti stretti tra Ordine nuovo e gli ufficiali statunitensi di stanza nelle basi della Nato: “Carlo Digilio, esperto di armi ed esplosivi di Ordine nuovo – ricorda Ferrari – era al contempo un informatore dei servizi segreti statunitensi, ma non era il solo. vengono fuori queste relazioni e questo intreccio molto solido.” Inoltre all’interno di queste ultime indagini riemerge diversamente il profilo di Silvio Ferrari: “secondo il supertestimone, il neofascista bresciano che morì per l’esplosione dell’ordigno che trasportava sulla sua moto la notte del 19 maggio 1974 era un informatore pagato dai carabinieri, in rapporti con l’allora capitano Delfino dell’Arma e con il vicequestore Lamanna; frequentava con Toffaloni gli incontri nelle sedi dei servizi e della Nato.

Infine dall’inchiesta si evidenzia anche un aspetto che riguarda il gruppo di Ludwig che è stato l’oggetto di una ricerca di Saverio Ferrari concretizzata nel saggio: “I nazisti di Ludwig ed il rogo del cinema Eros”: “è confermato che dentro Ordine Nuovo di verona sia stata allevata la setta di Ludwig, che era una creatura, una parte di ON a cui venivano demandati dei compiti specifici.” Ascolta:

VmPd

DA radiondadurto.org