Oggi pomeriggio in Piazza Rovetta una cinquantina di persone, in grande maggioranza tunisini, hanno organizzato un presidio di protesta contro il colpo di stato del presidente “populista” Kais Said (o Saied) del 25 luglio di quest’anno (vedi articolo sul nostro blog dell’8 dicembre). Pochissimi gli italiani presenti, tra i quali il nostro compagno Flavio, che ha portato la solidarietà del Circolo “Guido Puletti” di Sinistra Anticapitalista (unica organizzazione politica italiana presente all’iniziativa). Il presidio, organizzato principalmente da Radio Arabica (emittente tunisina in Italia), ha visto una dozzina di interventi, quasi tutti in arabo (particolarmente commovente quello della sorella di un soldato assassinato dagli islamo-fascisti qualche tempo fa) che hanno rivendicato il ripristino delle libertà democratiche strappate dalla rivoluzione di 10 anni fa e formalizzate dalla costituzione del 2014 (la più avanzata di tutto il mondo arabo ed in genere islamico), messe in discussione dal golpe autoritario di Said, che punta, di fatto, al ritorno al regime del dittatore Ben Ali. Non per nulla i manifestanti hanno ripreso il vecchio slogan del 2011, “degage” (vattene), sostituendo al nome del vecchio dittatore quello del nuovo aspirante, altrettanto reazionario e oscurantista del predecessore. Molti interventi hanno sottolineato i paralleli con quanto è accaduto nell’Egitto del dittatore Al-Sissi e hanno messo in risalto la necessità di ripartire col processo rivoluzionario iniziato un decennio fa. Perché, come si sa, dopo l’inverno tornerà la Primavera.

O. A. M.

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