Domenica 2 ottobre 2022 (primo turno e domenica 30 ottobre il ballottaggio) si svolgeranno le elezioni generali brasiliane, per eleggere il presidente, il vicepresidente e il parlamento nazionale. Contemporaneamente si terranno le elezioni per i governatori e vice governatori dei 26 stati in cui si articola la repubblica federale brasiliana, le assemblee legislative statali, la camera legislativa del distretto federale e il consiglio distrettuale dell’isola di Fernando de Noronha. 

Il Brasile è stato, a partire dall’ottobre 2018, quando è stato eletto presidente Jair Bolsonaro, uno dei principali terreni di sperimentazione della gestione del potere da parte della destra più estrema, con pesanti e devastanti conseguenze sul tessuto sociale, sulle condizioni ambientali e sulla fragile struttura democratica che il paese aveva riconquistato dopo la feroce dittatura dei generali (1964-1979).

Il successo elettorale di Bolsonaro venne reso possibile anche e per certi versi soprattutto dal fallimento della gestione del governo da parte del Partido dos Trabalhadores, una gestione pesantemente segnata da forti concessioni alla politica e all’economia liberista e da gravi episodi di corruzione. E inoltre dalla alleanza tra il PT di Luiz Inácio da Silva (più noto come Lula, 2002-2010) e di Dilma Roussef (2010-2016) con i partiti di centrodestra, che rese possibile nell’agosto 2016 la destituzione della presidente, attraverso una discutibile procedura di impeachment, e dunque l’accesso al potere del suo vicepresidente Michel Temer, leader del partito PMDB.

Un lungo intrigo giudiziario, che portò in carcere per un anno e mezzo Lula (con la conseguenza di escluderlo dalla competizione per la rielezione a presidente, nonostante tutti i sondaggi lo dessero per favorito), poi agevolò nel 2018 l’elezione di Jair Bolsonaro.

Ora Lula, che è stato definitivamente e clamorosamente prosciolto da ogni accusa, ha presentato la sua candidatura a presidente per la votazione del prossimo anno, e i sondaggi tornano a considerarlo come favorito.

Il PSoL (Partido do Socialismo e da Libertade), che è la maggiore formazione alla sinistra del PT (con un gruppo parlamentare composto da 17 deputate/i), nel suo recente congresso ha avuto una lunga e complessa discussione tra la tesi, poi risultata maggioritaria, di sostenere fin da primo turno la candidatura di Lula, come espressione di un largo fronte operaio e antibolsonarista, e la tesi minoritaria della presentazione, perlomeno al primo turno, di un candidato indipendente.

Al PT, come segno di stipula di un reale accordo politico elettorale, è stato chiesto il sostegno alla candidatura di Guilherme Boulos, esponente del PSoL e principale dirigente del Coordinamento nazionale dei lavoratori senza casa (MTST), a governatore dello stato di São Paulo, lo stato brasiliano più popoloso. Ricordiamo che Boulos nelle elezioni per il sindaco della metropoli di São Paulo è arrivato al secondo turno dove è stato sconfitto di misura dal candidato della destra. Lula ha pubblicamente espresso il suo sostegno alla candidatura di Guilherme Boulos, ma significativi settori del partito, evidentemente alla ricerca di sostegni centristi e mossi da un esplicito rancore verso il PSoL, che è il risultato di una scissione da sinistra del PT avvenuta nel 2004, continuano ad esprimersi in senso contrario. Riprendiamo qui sotto, dall’edizione del 16 novembre della “Folha de São Paulo”, il maggiore quotidiano della metropoli, la presa di posizione di Frei Betto, il più autorevole esponente della teologia della liberazione. (fb)

Gli scontri interni alla sinistra alla prova di Bolsonaro

di Frei Betto1), traduzione di Fabrizio Burattini

Ho visto con grande preoccupazione i militanti del Partido dos Trabalhadores affermare con veemenza che non appoggeranno la candidatura di Guilherme Boulos al governo di São Paulo. La sinistra non ha imparato nulla da quello che è successo in Brasile negli ultimi anni? Non ha imparato a identificare quale parte, l’impegno di ciascuno e l’importanza di un fronte almeno ampio?

Boulos ha la sua traiettoria costruita accanto ai senzatetto, uno dei segmenti più esclusi di questo paese, di fronte all’assenza di un essenziale diritto, quello alla casa. Più volte ho avuto l’opportunità di constatare il suo impegno. È andato a vivere nella periferia e a combattere con le persone più sofferenti. È un leader con i piedi nel fango, e fa quello che predica. La coerenza è un valore fondamentale per tutti noi che vogliamo cambiare la società.

Boulos è stato al fianco di Lula nei momenti più difficili, quando molti non volevano esserlo, per paura di danneggiare la propria immagine di fronte all’opinione pubblica. È sceso in strada per difendere Dilma dal colpo di stato. Era a São Bernardo, insieme a migliaia di senzatetto, per lottare contro l’ingiusta detenzione dell’ex presidente. Ha visitato Lula in prigione a Curitiba. Lula stesso ha già espresso la sua ammirazione e il suo affetto per Boulos.

Nell’elezione a sindaco di San Paolo, Boulos ha dimostrato di essere un grande leader della nuova generazione di politici progressisti critici del neoliberismo. E sembra che questo dia fastidio, soprattutto in settori della sinistra che non sono ancora aperti a nuovi giovani leader. La sinistra deve avere la capacità di rinnovarsi, di fare spazio ai nuovi arrivati, di mostrare volti nuovi. E Boulos rappresenta molto bene questo rinnovamento.

Nell’attuale e tragica situazione in cui si trova il Brasile, è triste vedere che c’è ancora chi si aggrappa a piccole differenze e vede nemici dove non esistono. Sono i fantasmi di Shakespeare. Guimarães Rosa, per bocca di Riobaldo, in “Grande Sertão, Veredas”, afferma che, nel corso della vita, una persona perde gradualmente la paura di vivere e morire, la paura più grande, allora, è quella di “nascere”. Nascere in quel caso significa vivere situazioni inedite, nuove scelte davanti ai bivi della vita, fatti che simboleggiano nuove emergenze speranzose, come la figura politica di Boulos. Non c’è bisogno di avere paura di questa nuova leadership. Sono assolutamente certo che Lula è la persona più preparata per sconfiggere Bolsonaro e cercare di ricostruire il paese. E ha sempre saputo farlo valorizzando i suoi alleati.

Boulos ha tutto il diritto di lanciare la sua candidatura al governo di San Paolo, soprattutto dopo la bella campagna che ha fatto nella capitale, al fianco di Luiza Erundina (che nelle elezioni a sindaco fu la candidata vice di Boulos, ndt). La considero addirittura la combinazione migliore: Lula come presidente e Boulos come governatore. Sarebbe un grande segno di apertura al rinnovamento.

Se il PT forse prende un’altra decisione, è nei suoi diritti. Ma credo che il momento storico ci richieda unità. E se non c’è accordo, il minimo che ci si aspetta è il rispetto. Gli attacchi e la mancanza di generosità verso coloro che sono sempre stati dalla stessa parte, insieme ai sospetti di tradimento, non costituiscono una buona strada, servono solo alla destra, che esulta per il fallimento della sinistra.

Nella mia traiettoria ho imparato a dare più valore all’impegno sociale che all’affiliazione al partito. Questa bussola mi permette di rimanere fermo con i valori che ho abbracciato, in vista del sogno di una società giusta e solidale.

Spero di votare l’anno prossimo per Lula e Boulos. E che i partiti di sinistra abbiano il discernimento per costruire un ambiente di rispetto e unità, concentrando le loro critiche su coloro che, di fatto, sono avversari e nemici della maggioranza del popolo brasiliano.

  1. Frei Betto nome pubblico di Carlos Alberto Libanio Christo, teologo della liberazione, scrittore, politico, consulente di numerosi movimenti sociali. Autore di 53 libri pubblicati in Brasile e all’estero, ha vinto due volte il premio Jabuti, il più importante premio brasiliano di letteratura.