E’ corretto chiedere la messa al bando delle organizzazioni fasciste e di estrema destra, ma non si può avere alcuna illusione che la salvezza arrivi dalle istituzioni capitaliste [Franco Turigliatto]

Gli avvenimenti degli ultimi giorni ci pongono davanti a una situazione politica e sociale particolarmente grave, resa ancora più complicata e difficile nei suoi elementi contradditori e per gli effetti collaterali che produce. Sono molte le nebbie che si addensano e le semplificazioni che si producono anche se alcuni fatti sono palmari e centrali.

L’assalto alla sede CGIL

Dopo numerose e ripetute manifestazioni svolte sotto il segno del no vax e del no al green pass, in cui la presenza dei soggetti organizzatori di estrema destra era già fin troppo chiara, la consistente manifestazione romana di sabato ha scelto, senza equivoci a cent’anni dalle distruzioni delle Camere del lavoro da parte dei fasci, di colpire come obiettivo principale la sede nazionale della CGIL. L’assalto delle forze dell’estrema destra, sotto lo sguardo compiaciuto di centinaia di persone è stato prolungato, giungendo fino al V piano dell’edificio, senza che sia stato in alcun modo contrastato dalle cosiddette forze dell’ordine. Queste sono state quindi pienamente complici dell’aggressione, responsabili inoltre di una gestione della piazza che ha lasciato scorrazzare liberamente per la città per molte ore, gli attivisti no vax e le diverse componenti fasciste tanto è vero che alla fine della giornata non si sono praticamente registrati fermi o arresti. Alcuni arresti sono arrivati solo il giorno dopo.

Non ci possono essere dubbi su quanto avvenuto: è un attacco politico e simbolico da parte di forze fasciste, alla storia e all’organizzazione della classe operaia; si manifesta contro la struttura sindacale che, al di là della linea attuale di collaborazione dei suoi dirigenti, rappresenta un intero percorso storico di classe; è un attacco a milioni di lavoratrici e lavoratori che vi si organizzano; è un attacco obiettivo anche a tutte le organizzazioni sindacali, quelle confederali e quelle di base, a tutte e a tutti le lavoratrici e i lavoratori del nostro paese. La preoccupazione deve essere grande.

Esprime nello stesso tempo il grado di sdoganamento dei fascisti in corso da anni, prodotto dal venir meno di una reale mobilitazione antifascista che non sia solo di facciata, dalla politica delle stesse istituzioni, dalle complicità e/o indifferenze ai vari livelli delle forze politiche, più complessivamente dal clima reazionario dalle ideologie dominanti e dai guasti sociali determinati dalle politiche economiche dell’austerità.

Non è solo un segnale di allarme, ma un pericolo più immediato e per questo è stato positivo che ci sia stato una reazione forte e immediata, con il presidio delle Camere del Lavoro, con una attivazione forte degli attivisti sindacali e con la convocazione di una manifestazione nazionale.

E’ chiaro anche che l’attacco ha potuto proporsi in questa forma specifica perché non esiste, come invece ci battiamo da tempo insieme alle correnti sindacali di lotta di classe, sia di base, sia la minoranza interna alla CGIL per una mobilitazione complessiva contro i licenziamenti, la precarietà, le politiche del governo Draghi, per il lavoro, l’occupazione, il salario, i diritti, un reale rilancio della sanità e della scuola pubblica tutti elementi fondamentali per contrastare il degrado sociale manifesto, dove può attecchire l’azione dei fascisti.

E’ per questo che, se da una parte è giusto battersi per la messa al bando delle organizzazioni fasciste, nello stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che lo Stato capitalista non lo farà mai fino in fondo, che solo la mobilitazione e la lotta, possono stroncare sul nascere lo squadrismo fascista. Chi dimentica gli insegnamenti della storia, può solo favorire il prodursi di nuove disgrazie.

Gli elementi derivati

Ci sono poi gli effetti collaterali che complicano le risposte da dare. Le direzioni sindacali che praticano da anni la collaborazione di classe col governo e padronato, e che anche recentemente hanno rifiutato di indire lo sciopero generale che i lavoratori di GKN insieme a altre decine di migliaia di lavoratori hanno chiesto a Firenze il 18 settembre al grido di “Insorgiamo”, non sembrano voler recepire la domanda di una svolta nella politica sindacale. Ma nello stesso tempo quanto è avvenuto permette loro una nuova credibilità politica sia interna che esterna. Ottengono la solidarietà di molte forze politiche ed anche quella del governo nel plastico abbraccio di Draghi a Landini.  Di questo “abbraccio” non possiamo che preoccuparci perché è un vero “abbraccio di classe”; serve al capo del governo per cementare la convergenza e la concertazione della CGIL, (il sindacato confederale ancora sottoposto a qualche pressione combattiva dal basso) nella gestione del Recovery plan e nella prossima legge finanziaria. La reazione sindacale non sembra dunque portare a una radicalizzazione delle scelte politiche e l’ipotesi di uno sciopero generale, già abbastanza lontano e difficile. si allontana ancora di più. Ma proprio anche per questo la manifestazione di Roma di sabato prossimo diventa un fatto importante sul piano politico e nella definizione del clima sociale nel paese soprattutto se sarà fortemente partecipata e se settori di lavoratrici e lavoratori troveranno il modo di esprimere la loro combattività e la loro volontà di lotta su contenuti radicali. Vedremo.    

La legge della dialettica agisce prepotentemente in queste vicende nell’intreccio tra fatti obiettivi e scelte soggettive delle forze politiche e sindacali e delle istituzioni borghesi.

Lo sciopero generale dei sindacati di base

Questo è il secondo fatto importante. Dopo molto tempo le organizzazioni sindacali di base e combattive su una piattaforma unitaria hanno realizzato l’11 ottobre uno sciopero nazionale, che ha tratto forza dalle contraddizioni sociali presenti e dalla sofferenza di tanti settori di lavoratrici e lavoratori; lo sciopero non poteva, date le forze in campo, bloccare veramente il paese, ma ha trovato una disponibilità maggiore del passato, con adesioni significative in alcuni settori, dando vita a manifestazioni consistenti in molte città: a Roma con la presenza dei lavoratori dell’Alitalia, a Piacenza con la concentrazione dei lavoratori della logistica, ma anche a Torino, a Milano, a Firenze e in altre città. Molto positiva questa attivazione se pure a macchia di leopardo. Certo le manifestazioni sono state caratterizzate anche da molta confusione, da estremismi sindacali, qua e là dalla presenza ingombrante di aree novax, ed anche da settarismi inaccettabili come quelli che si sono espressi davanti alla Camera del lavoro di Milano. Ma in quella stessa manifestazione molti altri lavoratori in sciopero si sono invece scambiati la solidarietà con i compagni che presidiavano la CGIL. Forse si può anche dire che non sempre le direzioni di questi sindacati hanno una piena percezione che quanto avvenuto a Roma riguarda se pure indirettamente anche tutti loro.

In parte tutto questo è inevitabile allo stato attuale della lotta di classe.

Le divisioni interne alla classe sono in primo luogo obiettive, sono di bassi livelli di coscienza che assumono poi accenti ed espressioni differenti, sono sindacali ed infine anche politiche. Voglio esprimere questo concetto in una forma personalizzata. Il sottoscritto che frequenta assiduamente sia eventi del mondo sindacale confederale maggioritario, sia quelli dei sindacati di base, è sempre preoccupato ed anche amareggiato sia dalle proposizioni conservatrici e subalterne di stampo burocratico, sia da quelle ribelliste, comprensibili, ma molte volte prive di reale sostanza. Queste dicotomie le abbiamo riscontrate altre volte nella storia del movimento operaio e non sono facilmente superabili; per ora non vedo sufficienti forze che lavorino a una opera paziente di ricomposizione, fondamentale per ricostruire l’unità e il blocco di classe e fronteggiare l’offensiva capitalista.

Gli assi del nostro orientamento

La nostra organizzazione è stata ben presente in questi giorni davanti alle Camere del Lavoro e nei cortei di lunedì dei sindacati di base, avanzando le proprie posizioni e i propri volantini. Saremo presenti alla manifestazione di sabato prossimo a Roma sulla base di questi orientamenti politici.

Va fatta una lotta seria, di massa, alle forze fasciste; si deve chiedere la messa al bando delle organizzazioni fasciste e di estrema destra, ma non si può avere alcuna illusione che la salvezza arrivi realmente dalle istituzioni capitaliste. Si possono avere tutte le convergenze democratiche utili e necessarie nella lotta contro i fascisti, ma l’indipendenza dallo stato capitalista e l’asse strategico di classe alternativo sono decisivi per ottenere dei successi e non finire schiacciati e/o subalterni alle politiche del governo.

Va fatta contemporaneamente una battaglia forte contro le politiche del capitale, contro le scelte economiche del governo Draghi e dei padroni che sono gli altri nemici da combattere insieme ai fascisti. Le battaglie per l’occupazione e per la difesa delle condizioni di vita della classe lavoratrice sono tutte aperte e la costruzione dell’insorgenza è più che mai all’ordine del giorno; si deve poter esprimere nel prossimo periodo anche in uno sciopero generale molto grande e con contenuti rivendicativi paganti. 

Proponiamo alle forze politiche della sinistra radicale di lavorare insieme per costruire questo percorso.