Gianni Sartori

Normale amministrazione sabato scorso (19 giugno) in Palestina, con duri scontri tra gli abitanti palestinesi e la polizia israeliana in due villaggi, a Deir-al-Assad e Bi’ina.

Nel primo episodio si sono registrati numerosi feriti tra la popolazione e uno tra i membri della polizia (colpito da una pietra al capo). 

Diversi veicoli venivano dati alle fiamme (anche due auto della polizia) e una dozzina di manifestanti sono stati arrestati. Non si hanno invece notizie precise su quanto è avvenuto a Bi’ina, ma anche qui si contano diversi feriti.

Ordinaria amministrazione si diceva.

Il sabato precedente (13 giugno) un quindicenne palestinese, Mohammed Said Hamayel, era stato ucciso nei pressi di Nablus da un colpo di pistola durante gli scontri tra l’esercito israeliano e gli abitanti del villaggio di Beita dove si vorrebbe costruire un ennesimo insediamento coloniale (denominato Eviatar).

Beita si trova nel Nord della Cisgiordania, in un territorio palestinese, ricordiamo, occupato illegalmente da Israele ormai da oltre cinquant’anni. Nella stessa giornata rimanevano feriti da colpi di arma da fuoco altri sei palestinesi. E un altro giovane palestinese -Ahmed Shamsa – veniva ucciso il giorno 16 in circostanze analoghe. Il quarto dall’inizio della protesta a Beita contro l’insediamento.

Anche se i bombardamenti su Gaza sono – per ora – cessati (oltre 250 palestinesi uccisi – tra cui 66 bambini e 42 donne – e circa seimila feriti), non per questo si stempera la repressione israeliana contro la popolazione palestinese. Nei Territori occupati gli arresti si contano a centinaia e chi aveva preso parte agli scioperi di protesta per i bombardamenti ora rischia il licenziamento. 

Intanto, dal 12 al 19 giugno, si è svolta un’altra settimana internazionale per la scarcerazione di George Abdallah. Con manifestazioni in ogni angolo del mondo: da Parigi a Vancouver, Austin, Gaza, Ginevra, Bruxelles, Tolosa, Madrid, Aix-en-Provence, Manchester, Tunisi, Montpellier. 

E anche in Italia. Da Napoli a Torino, Milano, Bologna.

Figura sicuramente «scomoda», il palestinese Georges Ibrahim Abdallah sta ormai scontando il suo 37° anno di carcere. Paga il prezzo della sua dignitosa coerenza nell’opporsi al colonialismo, all’imperialismo e anche alle forze conservatrici del mondo arabo.

Gianni Sartori