Intervista di Fabrizio Burattini a Lino Gatti Fiom Pasotti

La IMP Pasotti di Pompiano provincia di Brescia è un’azienda che produce componenti per impianti frenanti per l’industria automobilistica, in larghissima parte destinati al mercato mondiale. I suoi quasi 200 dipendenti (compresa una decina di operai interinali) avevano visto scadere alla fine del 2019 il contratto aziendale. I rappresentanti sindacali all’inizio del 2020 stavano mettendo a punto un’ipotesi di piattaforma quando è sopraggiunto il Covid-19, che, peraltro, proprio nel bresciano, come nella bergamasca, è stato particolarmente feroce in particolare nella prima ondata.
Così, di fronte alla nuova emergenza, i tempi per la definizione della piattaforma sono saltati, ma, all’inizio di quest’anno, di fronte ad una situazione sanitaria meno grave, l’attenzione si è di nuovo potuta concentrare sulle questioni aziendali. Così la RSU ha elaborato delle proposte e le ha sottoposte all’assemblea dei dipendenti che, a larga maggioranza, le ha fatte proprie.

Lino Gatti, delegato Fiom della IMP Pasotti, ha dunque così risposto alle nostre domande.

La IMP Pasotti di Brescia è un’azienda che produce componenti per impianti frenanti per l’industria automobilistica, in larghissima parte destinati al mercato mondiale. I suoi quasi 200 dipendenti (compresa una decina di operai interinali) avevano visto scadere alla fine del 2019 il contratto aziendale. I rappresentanti sindacali all’inizio del 2020 stavano mettendo a punto un’ipotesi di piattaforma quando è sopraggiunto il Covid-19, che, peraltro, proprio nel bresciano, come nella bergamasca, è stato particolarmente feroce in particolare nella prima ondata.
Così, di fronte alla nuova emergenza, i tempi per la definizione della piattaforma sono saltati, ma, all’inizio di quest’anno, di fronte ad una situazione sanitaria meno grave, l’attenzione si è di nuovo potuta concentrare sulle questioni aziendali. Così la RSU ha elaborato delle proposte e le ha sottoposte all’assemblea dei dipendenti che, a larga maggioranza, le ha fatte proprie.

Lino Gatti, delegato Fiom della IMP Pasotti, ha dunque così risposto alle nostre domande.

Lino, puoi sintetizzarci gli assi fondamentali della vostra piattaforma per il rinnovo del contratto aziendale?

Abbiamo pensato di presentare alla Pasotti una serie di proposte che vogliono andare in senso inverso a quelle che ci sembrano essere le intenzioni della direzione aziendale. Sul salario vogliamo rafforzare il suo carattere fisso, respingendo ogni tentazione di volerlo subordinare a parametri penalizzanti come la “produttività”, la “qualità”, la presenza, ecc. Ma vogliamo anche intervenire sul piano dell’orario, rivendicandone una riduzione, ovviamente a parità di salario: il primo passo per noi in questa direzione dovrebbe comportare una progressiva riduzione dell’orario per i colleghi più anziani, più vicini alla pensione, per quelli fisicamente più fragili, ma anche l’allungamento di altri dieci minuti retribuiti della pausa mensa, finora limitata a mezz’ora. Chiediamo poi che, anche in base alla riduzione dei tempi di lavoro di cui ti ho parlato, gli operai interinali vengano stabilizzati. Naturalmente vogliamo anche riconfermare l’accordo che già in precedenza derogava all’applicazione del “Jobs Act”, mantenendo le tutele previste dall’articolo 18 della legge 300 nella sua formulazione precedente al 2015.

Qual è stata la reazione dell’azienda di fronte alla piattaforma che avete presentato?

In un primo momento l’azienda ha fatto del tutto orecchie da mercante, quasi che il contratto precedente non fosse ampiamente scaduto e che l’assemblea non avesse solennemente adottato quella piattaforma. Poi, qualche settimana fa, finalmente, ha accolto la nostra richiesta di incontro, ma, in realtà, abbiamo capito che aveva utilizzato quel lasso di tempo per predisporre una vera e propria contropiattaforma che ci ha presentato al tavolo di confronto e che, su tutti i punti principali, va in senso esattamente opposto a quelli che sono gli obiettivi dei dipendenti.

Sul salario ha riconfermato la sua volontà di legare strettamente la retribuzione proprio a quei parametri che noi rifiutiamo, sull’orario ci ha proposto di riportare le ore effettivamente lavorate a 8 ore piene, espungendo la pausa pranzo dalle ore retribuite, con l’effetto di portare a 9 ore la permanenza in fabbrica di ogni turno di lavoro. Quanto agli interinali ha avanzato l’idea di allungare fino a 36 mesi il periodo di prova, con salario d’ingresso e esclusione totale della contrattazione di secondo livello (stiamo parlando di circa € 600,00) prima di deciderne l’eventuale stabilizzazione. Dunque le distanze, allo stato attuale dei fatti sono molto grandi. Anzi possiamo dire che siamo agli antipodi.

E, dunque, quali sono le prospettive in questa fase?

Purtroppo, anche a causa della parziale paralisi che la normale attività sindacale ha conosciuto a causa del Covid, la nostra è una delle pochissime vertenze aziendali in corso nel territorio, cosa che ci fa sentire un po’ isolati.

In questa settimana, di fronte alla contropiattaforma aziendale, abbiamo intensificato le azioni di lotta che prima si limitavano ad una serie di scioperi orari articolati al fine di mantenere sempre un certo numero di lavoratori ai cancelli. Mercoledì 19 scorso avevamo deciso lo sciopero di un’ora con assemblea, a partire dalle 8,30. Lo sciopero ha avuto un seguito sostanzialmente totale e si è prolungato per tutto l’orario del turno. I lavoratori sono compatti nel respingere le pretese aziendali e nel sostenere la piattaforma presentata. Anche la Fiom di Brescia ci sta sostenendo, con la sua presenza in tutti i momenti importanti della vertenza.

L’azienda, dopo lunghe esitazioni e dopo questo inasprimento della mobilitazione, sembra voler riaprire il confronto. Ma non si sa con quali disponibilità reali. Staremo a vedere.


E noi seguiremo da vicino la vertenza