di Sinistra Anticapitalista Roma

Siamo ormai a pochi mesi dall’indefinita data per le elezioni comunali a Roma e si susseguono rivendicazioni di candidature. Le proposte delle maggiori forze politiche, centro sinistra, centro destra e cinque stelle, restano ancora altrettanto indefinite, ma con una unica certezza, sono tutte unite ad appoggiare il governo liberista e impopolare di Mario Draghi e, in aggiunta, hanno tutte già ampiamente dimostrato la loro inadeguatezza nel governare la città, rappresentando sempre e comunque gli interessi opposti a quelli dei ceti popolari e della classe lavoratrice.

Le prossime elezioni amministrative non riguarderanno solo Roma, ma grandi capoluoghi come Milano, Torino, Napoli e Bologna. Ciò dovrebbe spingere le forze politiche e sociali che si dichiarano all’opposizione di questo governo impopolare e filopadronale a costruire una proposta credibile, alternativa e unitaria.

In questo quadro Roma non può assolutamente essere da meno, ma il quadro che si va delineando fa riaffiorare vecchi attriti e la smania, ridicola in questa fase, di primogeniture, l’ambizione di una competizione tutta interna al nostro campo, che da un lato lascia indisturbati i nostri avversari di classe, dall’altro lascia indifferenti o addirittura rassegnate/i le donne e gli uomini che dichiariamo di voler mettere al centro dei nostri programmi, la classe lavoratrice e i ceti meno abbienti.

Avremo di fronte una campagna elettorale dove l’allarme per il voto utile, spesso ultimo grimaldello del centro sinistra, risulta ormai per lo meno deprecabile, visto che governano il paese con il segretario razzista della Lega.

Non possiamo sfuggire quindi a questa opportunità; tutta la sinistra antiliberista e anticapitalista deve essere in grado di costruire una proposta politico elettorale alternativa, capace di coniugare politico e sociale, pena la sua inutilità complessiva.

Senza infingimenti, oggi la sinistra radicale di questa città è parcellizzata, le organizzazioni vivono o sopravvivono, resistendo alla scomparsa, seppur ognuna di esse si impegna ammirevolmente per rivendicare la propria proposta programmatica.

Al tempo stesso, le realtà sociali, che sono state l’energia più vitale nella fase di questa tragica pandemia, che hanno supplito all’assenza dei servizi pubblici, al sostegno alla lotta alla povertà e all’emarginazione, hanno sacrificato una visione politica complessiva, privilegiando una militanza autocentrata ed esclusivamente orientata al sociale.

Tutto questo non potrà, ed è un bene, essere cancellato da un passaggio elettorale, ma dobbiamo avere la capacità di costruire una rete che rilanci e sostenga tutte e tutti dal naufragio, avere la capacità di costruire un fronte di chi non si arrende, la capacità di ritrovare spazi comuni di intervento e non di concorrenza.

Due sono le condizioni fondamentali che una proposta politico elettorale di una autentica sinistra popolare e di classe, antiliberista e anticapitalista, deve contenere per essere credibile agli occhi di quella parte di città esclusa, delle lavoratrici e dei lavoratori, degli sfruttati, delle donne, di chi non vuole più che una parte della città viva e goda dello sfruttamento altrui.

La prima condizione è la costruzione di una sinistra unita e alternativa al centro sinistra, con un unico cartello elettorale e una unica candidatura a Sindaco di Roma; la seconda condizione è che sia capace di attrarre tutti i movimenti e le energie della città e farsi, quindi, parte del sociale, nutrendosi reciprocamente l’uno dell’altro.

Per questo crediamo che non siano utili né accelerazioni dei percorsi in campo, né atteggiamenti prettamente tattici, ma che sia necessario un confronto programmatico, in grado di sciogliere ogni nodo e proporre una coalizione plurale, in alternativa chiara e senza ambiguità alla coalizione del centro sinistra, con un candidat@ che sappia rappresentarla disegnando un perimetro politico di cui dovrà farsi garante.

Per questo proponiamo un lavoro di costruzione di una proposta programmatica che ponga al centro l’esclusione sociale, dando risposte materiali al diritto all’abitare, costruendo una città la cui impronta ambientale sia cardine di ogni iniziativa, superando la gentrificazione dei quartieri semiperiferici e ponendo al centro la qualità della vita nelle periferie, costruendo opportunità di lavoro che superino ogni forma di sfruttamento e di precarietà, affidando spazi del patrimonio immobiliare a titolo gratuito a tutte quelle realtà che svolgono un servizio pubblico per la città a partire dai centri antiviolenza.

Questi solo alcuni punti dai quali partire. È necessario assumerci la responsabilità di non fallire e non fare in modo che si giunga all’ennesimo scaricabarile delle responsabilità di un eventuale fallimento della sinistra.