Perché FFFMilano ha concesso un’apertura di credito al neoministro Cingolani sulla base di un discorso banale, in cui per lo più vengono enunciati temi, ma non soluzioni e nemmeno alternative concrete; e senza tener conto del contesto? Partiamo dal contesto: Cingolani è uno che viene dall’industria bellica, senza aver mai sollevato un dubbio sul suo ruolo nel disseminare morte, ma anche disastri ambientali in tutto il mondo. Eppure, le grandi armi qualcosa con l’ambiente hanno a che fare; e anche con la giustizia. O ci sono bombe e cannoni ecologici (a impatto zero) e guerre che creano benessere ed eguaglianza?Inoltre, Cingolano è membro del club governativo della finanza: quello che tiene le redini delle politiche del RRF: più che di ricerca si è occupato del suo finanziamento: cioè del finanziamento di un istituto semi-privato, che non ha prodotto quasi niente ed è riuscito a duplicarsi come un’ameba, sottraendo montagne di danaro al finanziamento dell’università; ed è stato cooptato, per di più, dal “signore” della finanza europea, cresciuto nel vivaio di Goldman Sachs, di cui tutti dovrebbero ricordare come ha ridotto la Grecia: decine di migliaia di morti di fame, di freddo, di mancanza di cure per “rimborsare” le grandi banche europee che avevano speculato (con il suo aiuto) sulle connivenze dei precedenti governi greci (per esempio con le Olimpiadi: vi dice niente?)

Venendo al discorso: innanzitutto l’industria bellica. E’ l’unica grande industria manifattuiriera che sia rimasta in Italia: riconvertirla a finalità ambientali e civili (e a produrre che cosa? E chi lo decide? Quando e dove se ne parla?) o incentivarla perché continui a contribuire al PIL?

Poi, abbiamo un budget di carbonio limitato; non tutti gli Stati si atterranno ai loro impegni; logico che per evitare la catastrofe, quelli che intendono farlo dovranno andare molto oltre gli stessi obiettivi che si sono posti a Parigi. Magari ricavandone anche dei vantaggi, e non solo dei costi.

Ma come? Non una parola sul coinvolgimento dell’UE – e dell’Onu e delle sue agenzie – nel definire quelle politiche. Eppure è lì che si decidono i destini dell’umanità. E poi, come ridurre il consumo di quel budget? Con il gas o con le rinnovabili? Con l’idrogeno verde o con quello blu (cioè CCS: una tecnologia inesistente e purtuttavia – analisi del rischio! – pericolosissima)? Con grandi impianti o con una generazione diffusa? Con l’Eni o con le comunità energetiche? Non pretendo risposte; ma almeno porre il problema…“Siam a fine partita”, a un passaggio “abbastanza irreversibile” dice. No, non c’è alcun “abbastanza”: una volta varcata la soglia si innestano dei feed back positivi da cui non si torna indietro; e il pianeta va a fuoco.

E’ questo che sta al centro della denuncia di Greta e della nascita di FFF nel mondo. Se non si prende coscienza della gravità del problema si fa solo aria fritta.Inquinamento: non c’è da bilanciare le esigenze dell’industria (e del PIL) con quelle della “sostenibilità”. Se non c’è sostenibilità, non ci sarà neanche più industria; elementare, Watson. Vale soprattutto nel campo dei trasporti: l’elettrico è un’alternativa sostenibile al motore a combustione? Hic Rhodus, hic salta.Consumo di risorse: vengono tutte o quasi dal sud del mondo, dallo sfruttamento bestiale delle sue popolazioni e del suo territorio, grazie ad accordi tra élite corrotte locali e grandi gruppi occidentali (e cinesi): vedi Eni in Nigeria. E ovunque. Come affrontare il problema? O per lo meno metterlo sul tavolo?

Contano, come nei silenzi di Draghi, molto più le cose non dette che quelle dette…Cingolani si conquista i galloni mettendosi in rotta con l’industria dell’allevamento (e con le diete a base di carni). Qui le alternative le ha poste in modo chiaro. Non credo che ci sia da aspettarsi gran che, ma staremo a vedere.Per concludere, risk assessment per prevenire, da cui moltiplicazione degli strumenti di sorveglianza per monitorare l’evoluzione dei processi. Ma in molti casi questa evoluzione è stranota da anni e non c’è alcun bisogno di monitorarla; serve contrastarla con tutti i mezzi. Quegli strumenti di monitoraggio (in cui Leonardo, industria bellica, è specializzata, e la cui produzione si giustifica con il dual use: per usi sia civili che bellici) servono a costruire la società della sorveglianza (dove siamo tutti stra-schedati) ma soprattutto a fare le guerre: per ora, soprattutto ai migranti: infatti Frontex è uno dei principali clienti di queste apparecchiature.

Esageriamo in diffidenza? Può darsi, ma apriamo un dibattito”