Giunti alla 17esima ondata, che ha colpito la provincia di Brescia (e la limitrofa Bergamasca) con la stessa durezza della prima (nell’ormai lontano 2020) causando decine di migliaia di morti, nonostante i numerosissimi lockdown più o meno a singhiozzo, gli esperti hanno finalmente dato la risposta a tutte le nostre ansie, alle nostre angosciose domande. Pensavate fosse un problema di inquinamento? Avevate creduto alla bufala della densità di popolazione? Vi eravate assuefatti all’idea che fosse un problema di malasanità? Sospettavate che fosse perché bresciani e bergamaschi passano metà del loro tempo chiusi tra le quattro mura dell’officinetta sotto casa, schiacciati l’uno contro l’altro? O perché riempivano Piazza Arnaldo o il Carmine tutti i fine settimana? Niente (o comunque poco) di tutto ciò. Pare che stia nel DNA dei due popoli, divisi dall’Oglio e dal Sebino (e dal Brescia vs Atalanta), ma uniti dal retaggio dei cromosomi: quasi il 50% dei brescian-bergamaschi (con punte del 70% nelle valli e a Lumezzane) non appartiene all’Homo Sapiens Sapiens, bensì all’Homo Sapiens Neanderthalensis, che si credeva estinto. Detto en passant, ciò spiega pure le alte percentuali del voto leghista in queste zone. Non c’è nulla da fare: non ci resta che annegare questa consapevolezza nel vino di Franciacorta, strafogandoci di spet e casonsei. Amen

Feiknius