Veglia a Bergamo per l’arrivo di Mattarella: «Vogliamo dirgli che la strage si poteva e si doveva evitare», dice Eliana Como da ieri in sciopero della fame

Da ieri sera sono in piazza Matteotti, davanti al municipio di Bergamo, giorno e notte, per attendere insieme l’arrivo del presidente Mattarella che sarà in città, domenica 28, per una messa da requiem per le vittime del Covid. Una di loro, Eliana Como ha iniziato dalle 18 uno sciopero della fame per dare più forza alla richiesta di incontrare il presidente della Repubblica e rendere testimonianza di quanto vissuto e visto, «questa strage si poteva e si doveva evitare – ha spiegato Eliana Como che è portavoce dell’area di minoranza della Cgil – l’elaborazione del lutto collettivo enorme di un’intera regione non può essere risolta con un requiem alla presenza del Capo dello Stato e dei sindaci. Per questo abbiamo chiesto di raccontare la nostra verità a Mattarella perché significherebbe poterla raccontare a tutti. Così ho deciso insieme agli altri di mettermi in sciopero della fame non perché sia disperata: come femminista, rivendico, come sempre, il partire da noi stesse, dalle nostre vite e dai nostri corpi. E credo che ci siano momenti in cui sono proprio i nostri corpi a rifiutarsi di obbedire a un sistema profondamente ingiusto e non vedono altra via per farsi ascoltare che ricorrere al sacrificio di una parte vitale di sé. Io sono arrabbiata per una strage che si sarebbe potuta evitare se per decenni non si fossero tagliati i fondi alla sanità pubblica per quella privata e se si fosse deciso subito di chiudere la zona rossa in Val Seriana invece che ossequiosamente essere accomodanti con le esigenze dellaa produzione».

Tutto è cominciato sul web, dopo che è arrivata la notizia della visita di Mattarella a Bergamo: «perché non fare raccontare direttamente al presidente della Repubblica le storie della pandemia, di come Bergamo, la provincia e i suoi cittadini hanno vissuto quest’esperienza?», spiegano i promotori di “Padiglione S”, prima un evento su Facebook, poi il passaparola e alla fine nei tre giorni di veglia davanti a Palazzo Frizzoni sarà possibile prendere un microfono e condividere la propria esperienza di quello che, per questo territorio, è stata un’esperienza forte e, spesso, molto dolorosa. «Così è nata l’idea di chiedere un incontro a Mattarella – spiega Marco, uno degli organizzatori, il primo a creare l’evento fb – non vogliamo che l’occasione alla quale il Presidente è stato invitato possa essere letta come un voltare pagina rispetto a ferite che, invece, sono ancora aperte nella nostra comunità. Crediamo che sarebbe importante che il Presidente venisse a parlare anche con noi».

Non sarà soltanto un momento per condividere la propria esperienza per reclamare verità e giustizia per le vittime dell’epidemia. «Chiediamo una discontinuità nella gestione della sanità lombarda che impedisca che la strage si ripeta. Chiediamo che, dopo quello che abbiamo visto, non venga più sottovalutata la dignità di ogni persona».

«Ci sembra che nessuno riconoscerà le proprie responsabilità politiche né farà un passo indietro. Ci vorranno tanti anni prima che il lavoro della magistratura arrivi, forse, a un risultato definitivo. E intanto? Dove finiranno tutte le nostre storie? Chi ci ascolterà?», riprende Eliana Como.

Incontrare Sergio Mattarella in occasione dell’esecuzione Messa da Requiem di Gaetano Donizetti nel piazzale del Cimitero di Bergamo, alla presenza dei 243 sindaci della Provincia, potrebbe quindi diventare l’occasione per evitare che le storie delle persone diventino parte della riflessione pubblica e collettiva che sia istituzioni e cittadini stanno facendo, pensando al futuro post Covid. 

«Quello che vogliamo è che ciò che è accaduto abbia dei responsabili – continua la sindacalista – di fronte alla storia prima ancora che in tribunale, e si possa un giorno poter dire “mai più!” restituendo alla sanità pubblica e ai presidi medici territoriali quanto è stato tolto negli ultimi anni, mettendo in discussione i finanziamenti alla sanità privata, imponendo che le nostre vite vengano prima del profitto di pochi, impedendo che lavoratori e lavoratrici vengano mandati al massacro a mani nude. Non permettendo più che una intera generalzione di anziani sia abbandonata a se stessa. E ripensando la società stessa per non rassegnarci a questa cappa di smog e inquinamento che probabilmente ha facilitato la trasmissione del virus. E, infine, costruendo un mondo in cui non possa più accadere di avere centri commerciali aperti e scuole chiuse».

Problemi che denunciati da sempre dall’opposizione alla linea ufficiale della Cgil ma che durante l’emergenza sono letteralmente esplosi e hanno fatto la differenza tra una epidemia e una vera e propria strage, stravolgendo le vite di tutti, anche di quelli che questi problemi non se li erano mai posti o non ritenevano fossero importanti nelle loro esistenze. «Soprattutto – dice sempre Eliana Como – speriamo che le parole che verranno dette e raccontate a questo microfono da questo presidio arrivino alle tante ragazze e ragazzi, giovani e giovanissimi, che per la prima volta nella loro vita hanno toccato con mano cosa significa vivere in un sistema profondamente ingiusto». Padiglione S, “Storia della nostra epidemia”, invita persone e gruppi a unirsi alla veglia e raccontare la propria storia ovviamente dotati di mascherina e nel pieno rispetto delle regole di distanziamento e di ogni altra regola vigente al momento del presidi.

Da Eliana Como:

Perché questa strage si poteva e si doveva evitare

Care tutte e tutti,

domenica 28 giugno Mattarella verrà a Bergamo per ascoltare il Requiem di Donizetti e commemorare le vittime del Covid.

Abbiamo deciso di aspettarlo in piazza. Non per mettere in discussione il Requiem: è una iniziativa di commemorazione delle vittime e, in quanto tale, pur non sentendoci rappresentati, la rispettiamo. Ma a noi non basta un Requiem a elaborare collettivo un lutto così enorme e voltare pagina. Per questo abbiamo deciso di essere in piazza Matteotti, sotto il Comune di Bergamo, da oggi pomeriggio fino a tutto il 28.

Perché questa strage si poteva e si doveva evitare. Prima di tutto, se il profitto non fosse stato anteposto alle nostre vite (a cominciare dalla vicenda della Val Seriana) e se per anni non si fosse tagliata la sanità pubblica per quella privata. Quello che vogliamo è che ciò che è accaduto abbia dei responsabili, di fronte alla storia prima ancora che in tribunale, e si possa un giorno poter dire MAI PIÙ!

Restituendo alla sanità pubblica e ai presidi medici territoriali quanto è stato tolto negli ultimi anni.

Mettendo in discussione i finanziamenti alla sanità privata.

Imponendo che le nostre vite vengano prima del profitto di pochi.

Impedendo che lavoratori e lavoratrici vengano mandati al massacro a mani nude.

Non permettendo più che una intera generalzione di anziani sia abbandonata a se stessa.

E ripensando la società stessa per non rassegnarci a questa cappa di smog e inquinamento che probabilmente ha facilitato la trasmissione del virus.

E, infine, costruendo un mondo in cui non possa più accadere di avere centri commerciali aperti e scuole chiuse.

Sono tutti problemi che abbiamo sempre denunciato ma che durante l’emergenza sono letteralmente esplosi e hanno fatto la differenza tra una epidemia e una vera e propria strage, stravolgendo le vite di tutti, anche di quelli che questi problemi non se li erano mai posti o non ritenevano fossero importanti nelle loro esistenze.

Staremo qui, giorno e notte, aspettando il Presidente della Repubblica. Abbiamo chiesto di parlare con lui. In realtà non ci aspettiamo risposte, ma vogliamo che senta in qualche modo la nostra verità, perché dirla a lui significa dirla a tanti. Soprattutto speriamo che le parole che verranno dette e raccontate a questo microfono da questo presidio arrivino alle tante ragazze e ragazzi, giovani e giovanissimi, che per la prima volta nella loro vita hanno toccato con mano cosa significa vivere in un sistema profondamente ingiusto

Aspetteremo qui due giorni, giorno e notte. Penso che abbiamo la responsabilità di provarci e soprattutto penso che ne valga la pena. Anche per questo ho deciso che aspetterò che arrivi il Presidente in sciopero della fame.

Voglio dire una cosa, soprattutto alle mie compagne #RIBelle, perché so quanto, soprattutto loro, quotidianamente si prendano cura di me. Non vi preoccupate neanche un minuto per me, perché la mia dottoressa verrà al presidio a controllare. E poi perché ne sono convinta e non sarò sola.

Lo sciopero della fame non è un gesto di disperazione ma di ribellione. Non sono disperata ma arrabbiata. E come femminista, rivendico, come sempre, il partire da noi stesse, dalle nostre vite e dai nostri corpi. E credo che ci siano momenti in cui sono proprio i nostri corpi a rifiutarsi di obbedire a un sistema profondamente ingiusto e non vedono altra via per farsi ascoltare che ricorrere al sacrificio di una parte vitale di sé. Mai come ora mi pare di aver vissuto sulla mia e sulla nostra pelle una profonda e radicata ingiustizia.

Se potete, passate al presidio per salutarci e sostenerci. Soprattutto per raccontare questi mesi. Fino al 28 mi trovate lì, insieme a tante e tanti altri, in piazza Matteotti a Bergamo.

@elianacomo